La Juventus di Andrea Pirlo non ha avuto un inizio di stagione brillante. Ma questa non è una novità o una sorpresa. Tutti sapevano che il cambio di tecnico, di modulo, di mentalità avrebbe inciso nelle prime battute bianconere sia in campionato che in Coppa. Nessuno ha messo fretta al Maestro, il club lo ha aspettato, i giocatori si sono applicati, il gruppo gli ha dato fiducia. Ma adesso il tempo appare scaduto o – se non si vuole creare subito un caso – è in scadenza. La partita di Benevento ha manifestato ulteriori certezze su perplessità che erano già affiorate in gare precedenti, soprattutto lontano da Torino e – non solamente per l'assenza di Cristiano Ronaldo – stanno dando feedback non proprio positivi sulla gestione delle situazioni e delle dinamiche interne.

La premessa è doverosa: un seno alla Juventus non c'è un "caso" Pirlo perché l'ex centrocampista è stato una scelta condivisa dai vertici fino alla base bianconera, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti e non sono soddisfacenti: in Champions League brucia moltissimo la sconfitta subita contro il Barcellona, vero ed unico test match di un girone europeo tutt'altro che impossibile. E in campionato molti punti sono stati persi qua e là in partite non considerate ‘impossibili': Crotone, Verona e Benevento. 

Tutto avrebbe messo alla gogna i suoi predecessori, da Conte ad Allegri a Sarri. Eppure Andrea Pirlo, al momento, gode di un ombrello societario, una sorta di immunità che lo allontana da qualsiasi critica sulla gestione della situazione in campo e fuori. Anche se la sensazione è che qualcosa si stia crepando tra il gruppo e il tecnico, in difficoltà nel trasportare in pratica le teorie calcistiche che ha da subito presentato in conferenza e nella sua recente tesi di Coverciano.

A pagarne le conseguenze sono i singoli e – in generale – il gruppo. Tra tutti, come riporta il Corriere, gli scontenti principali sarebbero Dybala e Kulusevski che avrebbero difficoltà nel capire il compito tattico richiesto dal tecnico. La cui proverbiale scarsa loquacità starebbe diventando un problema nel dialogo con i giocatori, al momento, problema attenuato dal lavoro assiduo dello staff del Maestro con gli straordinari da parte di Tudor e di Baronio in costante contatto con i giocatori. Ciò è evidente nella scarso rendimento di Dybala, mai realmente coinvolto nel gioco bianconero ogni volta gli venga data la possibilità e per l'ex Parma, un utilizzo a corrente alternata, togliendogli continuità e fiducia.

Ne è nata una Juventus da lavori in corso che però sta pagando più del previsto. Senza il 3-0 a tavolino e il -1 in classifica del Napoli, la classifica attuale sarebbe ancora peggiore di quanto non appaia. Dunque, il campanello d'allarme c'è e lo ha evidenziato anche l'assenza di Cristiano Ronaldo, senza il quale al momento il gruppo appare senza guida reale.

A bordo campo, Pirlo non snatura il suo modo di essere e il suo apparire serafico anche quando dovrebbe dare la scossa rischia di diventare un boomerang pericoloso, al quale si potrebbero assuefare i giocatori. Ai quali, più che in ogni altro momento come l'attuale, servirebbe un tecnico in perenne trance agonistica come Pippo Inzaghi, Rino Gattuso o Antonio Conte per scrollarsi di dosso titubanze che potrebbero trasformarsi in paure.