Si stava meglio quando si stava peggio. La sconfitta contro l'Inter a San Siro (2-0) ha soffiato sul fuoco della delusione e alimentato dubbi sulla scelta della Juventus di affidarsi ad Andrea Pirlo. Un ‘maestro' in campo da calciatore, un neofita da allenatore che si ritrova alla prima, vera esperienza su una panchina difficile Più colpa di chi ha fatto una scelta del genere che sua. Ma tra i tifosi c'è chi rimpiange ‘perfino' Maurizio Sarri, esonerato al termine della scorsa stagione per il poco feeling con la squadra e per non essere mai riuscito a darle quel ‘bel gioco' che era divenuto la contestazione principale nei confronti di Massimiliano Allegri (che vinceva).

I numeri espressi dalla classifica – al netto della gara da recuperare con il Napoli – fotografano il momento difficile e la stagione altrettanto dura. Dopo 9 campionati da dominatrice assoluta (eccezione fatta per l'ultimo anno del ‘comandante' con gli azzurri), la ‘vecchia signora' è di colpo lontana dalla vetta con un distacco di almeno 7 punti, fuori (per adesso) dalla zona Champions, costretta a inseguire e a conservare energie anche per lo sforzo Champions.

Le attenuanti non mancano, a cominciare dall'opera di rinnovamento che, poco alla volta, sta toccando i vari settori della rosa e – al tempo stesso – la variabile Covid che sottrae pedine e restringe le scelte. "Se queste figuracce (in riferimento alla prestazione del Meazza, ndr) le avesse fatte Sarri sarebbe stato cacciato subito – è il leit-motiv dei sostenitori – mentre nei suoi confronti c'è indulgenza perché amico del presidente e dei senatori".

Il resoconto dei dati non dice tutto ma racconta molto del trend invertito in maniera clamorosa. Nella stagione 2018/2019 (ultima con Allegri), alla 18sima giornata di campionato, la Juventus era prima in classifica con 50 punti e una differenza reti di +26 (36 gol fatti, 10 subiti). In quella successiva (2019/2020) con Sarri in panchina i bianconeri erano secondi (ma a pari merito con l'Inter) a 45 punti e una differenza reti di +18 (35 gol fatti, 17 subiti). Quest'anno, anche se manca all'appello l'incontro con i partenopei del 4 ottobre scorso, la situazione è ben diversa: 5° posto a quota 33 punti, differenza reti molto più bassa +8 a causa del maggior numero di gol subiti (29) rispetto a quelli segnati (37).

La statistica traccia la cornice, il resto è nella prestazione esibita contro l'Inter e nella ennesima prova incolore di Cristiano Ronaldo, fattore finora camuffato dalle vittorie post-disastro con la Fiorentina ma divenuto palese ancora una volta a San Siro.