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Morto Paolo Rossi, l'eroe del Mondiale 1982
10 Dicembre 2020
15:26

I 52 giorni che hanno cambiato per sempre la vita di Paolo Rossi (e le nostre)

Il 2 maggio 1982, contro l’Udinese, Paolo Rossi rientrava in campo dopo la squalifica. Segnò anche uno dei cinque gol della goleada della Juventus. In tribuna c’era anche Bearzot che ammira il suo cross per la prima rete di Cabrini. Saranno compagni di camera nel ritiro per il Mondiale di Spagna. Rossi delude nel girone, ma dopo Italia-Camerun promette: “Presto mi vedrete diverso”.
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Morto Paolo Rossi, l'eroe del Mondiale 1982

Paolo Rossi comincia a diventare il Pablito nazionale il 2 maggio del 1982. E' il giorno del suo ritorno in campo dopo 734 giorni di attesa. Torna in campo a Udine, dove aveva segnato il suo ultimo gol in Serie A, decisivo per il 2-1 del Perugia il 27 gennaio 1980. Prima del buio del Totonero. "Due anni di lavoro anche mio, per arrivare a questo riscatto", spiega la prima moglie Simonetta Rizzato. Rossi c'è, segna il terzo gol nel 5-1 della Juve che si proietta verso lo scudetto, con un colpo di testa dei suoi. "Su quel gol, mi si è sciolto qualcosa dentro", ammette.

Allo stadio c'è anche il ct della nazionale, Enzo Bearzot che sottolinea il tempismo e l'astuzia sul gol, e insieme il cross per il primo gol di Cabrini. "Non ha perso nessuna delle sue prerogative, soprattutto la velocità nello scatto anche se deve abituarsi ancora agli sforzi prolungati", dice, come riporta la Stampa. La Juve vincerà lo scudetto, rigore decisivo a Catanzaro di Liam Brady già con la valigia pronta per far posto a Platini. Poi tutti a festeggiare al "Pick up" di Torino, con mogli e fidanzate.

Rossi verso il Mondiale, il ritiro di Alassio

Il 19 maggio si apre il ritiro pre-Mondiale di Alassio alla Puerta del Sol con allenamenti al campo sportivo Sandro Ferrando e tappa da Balzola per i «baci» e il caffè. Il 24 maggio, Bearzot riceve la notizia che non avrebbe voluto: Roberto Bettega non sarà al Mondiale, Gli occhi dell'Italia e del mondo si concentrano su Rossi e Ciccio Graziani su cui ricadrà il peso dell'attacco della nazionale.

Il 28 maggio allo Stade de Charmilles di Ginevra, Paolo Rossi torna in maglia azzurra e sembra commuoversi durante l'inno nazionale. Ma dopo la partita, dirà di essersi sentito più in ansia prima dell'esordio in azzurro a Liegi nel 1977: rientrare non è come debuttare. Ma vale tanto lo stesso, soprattutto se l'azzurro non l'hai più indossato da poco più di due anni, da Italia-Polonia 2-2 del 19 aprile 1980 a Torino. L'amichevole si chiude 1-1, l'Italia non convince e pareggia solo grazie a un gran gol di Cabrini.

A parte un rasoterra in avvio, Rossi soffre la marcatura stretta dei difensori avversari. Ancora debole nei confronti corpo a corpo, il non ancora "Pablito" viene anticipato con facilità. Migliora alla distanza, soprattutto quando si sposta sulla fascia lasciando più spazio in area a "Spillo" Altobelli. "Il rodaggio duro mi ha fatto entrare nel clima del Mondiale" spiega Rossi, che di lì a pochi giorni sarà accolto con tutta la squadra dal Presidente del Consiglio Spadolini prima della partenza per la Spagna.

Le prime amichevoli in Spagna

L'avventura non comincia bene. Rossi salta il primo test con il Pontevedra per un attacco di sciatalgia, per fortuna lieve. Sfugge alle interviste come agli stopper avversari in quei giorni non facili in cui deve abituarsi anche al tempo umido della Galizia. Vorrebbe vitare gli effetti collaterali dell'eccesso di popolarità. Il calcioscommesse, spiega, l'ha reso comunque più diffidente. L'isolamento nella "Casa del Baron", sede del ritiro azzurro in Spagna, non gli dispiace. E' in camera con Cabrini, rivelazione come lui in Argentina quattro anni prima. "Allora sembrava di morire di solitudine, qui c'è contatto con la gente, anche se sotto il controllo della polizia" racconta.

L'8 giugno l'Italia disputa un'altra amichevole, in casa dello Sporting Braga, allora sesto nel campionato portoghese. Descritta come una squadra abile a chiudere gli spazi che predilige il gioco corto, il Braga mette in effetti in difficoltà gli azzurri. Rossi, anonimo nel primo tempo, rinuncia ancora al gioco da centravanti e appare incline al suo ruolo originario, quello di ala destra.

"So di essere atteso in Spagna come una stella" risponde alla vigilia dell'esordio nel Mondiale ai giornalisti, "e i tifosi italiani sperano che io sia all'altezza dei miei compagni. Bearzot non mi considera il salvatore della patria". Non è, e non può essere al 100% dopo due anni di inattività e una manciata di partite. Continua a sottoporsi a elettrostimolazioni per il tono muscolare, sottolinea la coesione e l'amicizia all'interno della squadra. E a sua moglie, rimasta in Italia perché incinta, suggerisce di non leggere i giornali. C'è il rischio che si faccia strane idee.

Il Mundial: Paolo prima di essere Pablito

Finalmente, arriva il tanto atteso momento dell'esordio: 14 giugno, stadio Balaidos di Vigo, Italia-Polonia. Ne esce uno 0-0 con qualche indicazione incoraggiante. Rossi, marcato stretto dal possente Janas, si destreggia in scambi con Graziani e tenta un paio di conclusioni, un tiro al volo da fuori e un colpo di testa. I giudizi su di lui restano contraddittori, gli servirebbe un gol per sbloccarsi.

Ma la seconda partita, contro il Perù, va anche peggio. Rossi gioca un primo tempo che toglie il sorriso. Sbaglia giocate facili, non sembra lui. Nell'intervallo, Bearzot lo sostituisce con Franco Causio che lo invita a non perdere la tranquillità. "Ho giocato male, meritavo la sostituzione" ammette Pablito. I compagni lo incoraggiano, sono pronti ad aspettarlo.

Rossi è un problema aperto, scrive sull'Unità (22 giugno) Ferruccio Valcareggi, il ct che ha guidato l'Italia al trionfo europeo del 1968 e alla finale mondiale del 1970. Un problema, spiega, probabilmente "ingigantito dal bel ricordo lasciato dal giocatore in occasione dei mondiali di quattro anni fa. Personalmente le non eccellenti prestazioni di Rossi non mi hanno sorpreso. (…) I miracoli, del resto (se proprio di miracoli si vuol parlare) non possono essere opera di un solo giocatore. Anzi, sotto questo profilo. direi che Rossi è il meno responsabile delle poco convincenti prestazioni della sua squadra".

Rossi ha un sogno per il 24 giugno, segnare la rete della vittoria nell'ultima partita del girone contro il Camerun. "Darò tutto" promette alla vigilia della sfida, "poi si vedrà". Il sogno non si avvera, il gol non arriva ma l'Italia passa il turno e va a Barcellona per il girone della seconda fase contro Argentina e Brasile. "Sono in crescendo – dice Rossi -. Devo giocare ad ogni costo perché solo così tornerò in forma del tutto. Non garantisco grandi cose, ma vedrete un giocatore diverso molto presto". Il resto è davvero storia.

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