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Come nasce la notizia falsa di Taremi che lascerà l’Olympiacos per combattere la guerra in Iran

Mehdi Taremi non andrà in guerra per l’Iran. Secondo quanto appreso da Fanpage.it da fonti altamente qualificate e attendibili, l’ex calciatore dell’Inter non andrà a combattere per il suo paese e non ha mai chiesto nulla di tutto questo all’Olympiacos.
A cura di Vito Lamorte
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Mehdi Taremi non andrà in guerra per l'Iran in seguito all’attacco di Israele e USA. Da diverse ore circola questa notizia ma l'ex attaccante dell'Inter e del Porto, oggi all'Olympiacos, ma secondo quanto appreso da Fanpage.it da fonti altamente qualificate e attendibili il calciatore non andrà a combattere per il suo paese e non ha mai chiesto nulla di tutto questo al suo club.

Poco dopo la diffusione della notizia è arrivata anche la smentita di Kostas Karapapas, vicepresidente dell'Olympiacos, che tramite una storia di Instagram ha parlato della fake news circolata nelle scorse ore sulla partecipazione di Taremi alla guerra per proteggere l'Iran: " La prima vittima della guerra è sempre la verità. Non crediamo alle fake news e mostriamo rispetto per gli atleti e per tutte le persone le cui patrie sono in fiamme".

La storia di Instagram di Karapapas.
La storia di Instagram di Karapapas.

Taremi in guerra per l'Iran: da dove nasce la ‘fake news'

Nelle scorse ore sui social sono comparsi diversi post, sia su Facebook che su X, in cui si parlava dell‘intenzione di Taremi di andare in guerra per il suo paese con tanto di virgolettato: "Il mio paese ha bisogno di me". Questa notizia, come già anticipato, secondo quanto appreso da Fanpage.it da fonti altamente qualificate e attendibili il calciatore non è assolutamente vera.

Questa fake news è stata rilanciata da diversi account, seguitissimi, e anche da diversi media diventando subito di dominio pubblico ma si tratta di una notizia priva di fondamento. Anche l'agente del calciatore, Federico Pastorello, ha smentito ogni cosa: "Nelle ultime ore sono circolate dichiarazioni attribuite a Mehdi Taremi che non riflettono la realtà della situazione. Il giocatore è pienamente concentrato sul suo lavoro ad Atene e sul suo percorso professionale, con impegno e determinazione. In un momento delicato come questo, è importante evitare interpretazioni fuori contesto o ricostruzioni inaccurate. Confidiamo nel senso di responsabilità e nel rispetto di tutti".

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Taremi e il regime in Iran: le critiche, il gesto al Mondiale e la speranza

Mehdi Taremi non è soltanto un protagonista sul terreno di gioco, ma anche una figura che, negli anni, ha mostrato coraggio nel prendere posizione su temi delicati legati alla situazione del suo paese. In un contesto come quello iraniano, dove il dissenso pubblico può comportare conseguenze pesanti, ha scelto di sfruttare la propria notorietà per esprimere critiche e preoccupazioni, muovendosi però con prudenza.

La sua voce si è fatta sentire con particolare forza durante le proteste del 2022, esplose dopo la morte di Mahsa Amini, la giovane curda deceduta dopo l’arresto da parte della polizia morale per presunte violazioni sull’uso del velo. In quei mesi di forte tensione, Taremi ha criticato apertamente la repressione.

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Al Mondiale del 2022 in Qatar, la nazionale iraniana compì un atto simbolico che fece il giro del mondo: i giocatori, Taremi compreso, non cantarono l’inno nella gara d’esordio contro l’Inghilterra, in segno di solidarietà con i manifestanti.

Il gesto fu letto come una forma di protesta silenziosa contro la repressione. In seguito, secondo diverse ricostruzioni, sarebbero arrivate pressioni sulle famiglie dei calciatori, circostanza che avrebbe spinto la squadra a tornare a intonare l’inno nelle partite successive. Taremi non commentò pubblicamente l’episodio, ma la sua partecipazione contribuì a rafforzarne l’immagine di atleta attento alle questioni sociali.

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Negli anni Taremi si espresso a più riprese su quanto accadeva nel suo paese, denunciando il prezzo pagato dalla popolazione a causa di un governo fallimentare, sottolineando che i cittadini sono consapevoli della situazione, ma la sua posizione è sempre stata molto delicata: idolo sportivo per milioni di iraniani, ma anche uomo chiamato a bilanciare responsabilità pubbliche e rischi personali.

Le sue parole, misurate ma significative, lo hanno trasformato nel tempo in un punto di riferimento per chi spera in un futuro diverso. Ogni intervento, e persino ogni silenzio, racconta la complessità di un atleta che cerca di dare voce al proprio popolo senza ignorare i pericoli che ciò comporta.

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