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Gianni De Biasi: “Ero convinto di diventare CT dell’Italia, avevo chiesto privacy. Sono casto e puro”

Gianni De Biasi ripercorre la sua carriera ai microfoni di Fanpage.it, tra la sua visione dell’Italia di Gattuso alle prese con i playoff Mondiali e i retroscena della panchina azzurra solo sfiorata: “Per avere la strada in discesa sarei dovuto entrare in una nota scuderia di agenti, ma non l’ho mai fatto”.
A cura di Fabrizio Rinelli
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Gianni De Biasi è un allenatore che ha fatto la storia del calcio italiano. Un tecnico d'esperienza, carismatico, grintoso, capace anche di compiere imprese sportive uniche, come quella vissuta da CT dell'Albania. De Biasi ha saputo trasformare sogni collettivi in realtà tangibili, portando proprio l’Albania dove non era mai stata e insegnando a intere nazioni l’arte della resilienza. Oggi, mentre l’Italia trattiene il respiro davanti al bivio dei playoff Mondiali, ci rivolgiamo a chi della gestione della pressione e della costruzione dell'identità ha fatto un marchio di fabbrica.

Gianni De Biasi si è raccontato a Fanpage.it tra tattica, vita e quel pizzico di sana follia che serve per superare i propri limiti: "Io se avessi voluto avere la strada in discesa nel mondo del calcio, bastava che entrassi in una scuderia, stop…Per rimanere puro e santo ho evitato di prendere l'elicottero scalando la montagna con la piccozza". Nel mezzo la sua impressione sulla nomina di Gattuso a CT dell'Italia e il ricordo del 2016 quando è stato a un passo dalla panchina della Nazionale azzurra: "Ci sono rimasto male perché avevo avuto un colloquio lungo e pensavo che fosse ormai deciso per la mia candidatura".

Mister, in un playoff mondiale quanto conta la tattica e quanto, invece, la capacità di non farsi schiacciare dal peso della maglia azzurra?
"Diciamo che entrambe hanno una certa rilevanza. Ovviamente si parte prima dalle persone che compongono la squadra – e sono quelle che fanno la differenza – sia sul piano della personalità, della qualità tecnica e dell'apporto che danno alla squadra. Credo che un buon approccio a questo appuntamento decisivo, aiuti ad affrontare questa partita nel modo migliore. Cominciando a pensare ed immaginare un futuro “azzurro” e luminoso, sarà più facile raggiungere gli obiettivi".

L’Italia spesso arriva a questi appuntamenti con il fiato corto o con troppa aspettativa. Se fosse nello spogliatoio oggi, quale sarebbe la prima parola che scriverebbe sulla lavagna per resettare la mente dei ragazzi?
"Prima di arrivare a quel discorso lì, ce ne sono tanti altri da fare. Ci sono dei contratti morali da mettere in atto con i vari calciatori che compongono la rosa, quelli che io penso possano essere i più idonei per raggiungere l'obiettivo. Credo che questo sia l'aspetto importante perché non serve a nulla mettere all'ultimo un messaggio sulla lavagna. Serve invece infilare giorno per giorno i concetti del gioco di squadra, quindi: obiettivi, comunicazione, collaborazione, gestione conflitti e responsabilità condivise. Il resto sono solo parole di cui questo mondo è pieno".

È giusto che un allenatore come Gattuso sia stato buttato in questa situazione, forse per qualcuno in maniera un pochino precoce?
"Gennaro è un ragazzo genuino, che ha fatto esperienze varie in questi anni. Oggi si trova ad affrontare la sfida, lui ed il suo staff, ed è una sfida senza appello. Lo staff, a parte Riccio, credo sia la prima volta che lavora insieme e speriamo che tutto funzioni al meglio. In fondo è nelle difficoltà che devi cercare di dare il meglio di te".

De Biasi durante una sessione d’allenamenti.
De Biasi durante una sessione d’allenamenti.

Cosa pensa di lui?
"Gattuso innanzitutto ha una grande responsabilità sulle spalle. È un allenatore che ha fatto una buona gavetta, anche se magari in qualche circostanza non è stato fortunato, però l'ha vissuta in maniera orgogliosa, tirando fuori tutta la sua fierezza e la sua testardaggine calabrese".

Si aspettava di vederlo CT?
"Gattuso ci poteva anche stare, sinceramente. Ci poteva anche stare perché è uno che ha vissuto quell'ambiente, conosce tutte le dinamiche che ruotano intorno alla Nazionale, è un’opportunità che non capita spessissimo, quindi lui l’ha presa al volo."

Anche lei è stato vicinissimo alla panchina dell'Italia.
"Sì, ero convinto di essere io l'allenatore della nazionale nel 2016. Poi inaspettatamente mi è passato davanti Ventura col quale ho anche condiviso alcuni momenti piacevoli a tavola".

Cosa successe?
“Ho avuto diversi incontri telefonici e personali con la Federazione Italiana, che voleva trovare un sostituto ad Antonio (Conte ndr) il quale aveva annunciato che dopo gli Europei in Francia sarebbe andato al Chelsea. Al contrario io invece non volevo clamore intorno a questa situazione, perché se fossi andato all'Europeo da partente perdevo molto nei confronti dei miei calciatori. Proprio per questo ogni volta mi premuravo perché tutto rimanesse nella privacy più assoluta. Poi improvvisamente scelsero ed annunciarono Ventura, che si era liberato dal Toro. Comunque questo episodio mi ha fatto rimanere malissimo e ho chiuso i contatti".

De Biasi scrisse la storia con l’Albania.
De Biasi scrisse la storia con l’Albania.

Dopo aver allenato in Italia, Spagna, Azerbaigian e Albania, come vede l'Italia dall'esterno? Siamo ancora l'università del calcio o abbiamo perso il tocco magico nel formare leader carismatici?
"No, non credo che siamo più l'università del calcio. Credo che dobbiamo adeguarci un po' a quelli che sono gli altri movimenti calcistici, in primis quello spagnolo, sicuramente, che anche dal punto di vista degli allenatori ne sta mandando in giro per il mondo parecchi facendo crescere anche tutto il movimento".

Qual è la lezione più grande che il calcio internazionale le ha insegnato e che vorrebbe trasmettere a un giovane allenatore come Gattuso che affronta una situazione del genere?
"Sono le piccole cose che fanno la differenza. Bisogna seguire costantemente i tuoi 35-40 giocatori che hai sotto la tua lente d'ingrandimento e con la quale tu cerchi di mantenere i contatti come se tu fossi l'allenatore del loro Club. Sono dei dettagli che fanno la differenza e poi ovviamente sono dei contratti morali che tu stabilisci con i calciatori ogni volta che li vedi e chiarisci quello che vorresti da loro, cosa tu vorresti che loro ti diano sul campo, e di che rapporto ti aspetti da loro in gruppo".

Cosa pensa di Bastoni convocato in Nazionale dopo le polemiche di Inter-Juve?
"Se per me il giocatore tecnicamente e fisicamente è importante, lo convoco e lo difendo e cerco di capirlo, di parlarci insieme, di fargli capire che nessuno è perfetto e che nella vita si può a volte anche sbagliare, ma che si può far tesoro dei propri errori. Questa esperienza per lui negativa credo lo possa aiutare a crescere".

C'è un momento nella sua carriera in cui ha capito che il calcio non è solo un gioco, ma uno strumento di riscatto sociale? Penso all'Albania, ma forse c'è un episodio privato che custodisce.
"Da sempre ho capito che il calcio è qualcosa di diverso da un gioco normale. Il gioco della mia infanzia è diventato il mio mestiere prima da calciatore e poi da allenatore. Nel calcio devi prendere tutto sul serio perché non puoi tralasciare nessun aspetto né dal punto di vista della condizione fisica e né dal punto della preparazione mentale. E poi è uno sport che appena ti senti arrivato, quello è il momento in cui inizia il tuo percorso di non ritorno".

Se potesse tornare indietro e dare un solo consiglio al Gianni De Biasi che debuttava sulla panchina del Bassano nel 1990, cosa gli direbbe?
"Di non dire no quando ti fanno delle offerte irrinunciabili".

Gianni De Biasi sulla panchina dell’Azerbaigian.
Gianni De Biasi sulla panchina dell’Azerbaigian.

Ad esempio?
"Io se avessi voluto avere la strada in discesa nel mondo del calcio, bastava che entrassi in una nota scuderia di agenti. Non sono mai entrato in nessuna scuderia, chiuso. Nonnho mai avuto un procuratore che mi portasse in giro per il mondo, ma ho sempre avuto la fortuna che qualche club o una federazione mi chiamasse direttamente".

Nel calcio, come nella vita, si dice che le sconfitte insegnino più delle vittorie. Qual è stato il suo "fallimento" più utile, quello che le ha permesso di costruire le vittorie successivo?
"Io, come molti altri, ho avuto delusioni ed insuccessi, però rispetto alle opportunità che ho avuto, credo di aver fatto un bel cammino. Con il tempo riesci a valutare meglio le scelte, hai più il termometro delle varie situazioni, che ti aiuteranno poi a non trovarti in difficoltà. Molto spesso dovresti rinunciare ad alcune offerte che non hanno futuro, ma anche questo lo impari sulla tua pelle e si chiama esperienza. Per rimanere casto e puro nel mio percorso di vita e lavorativo, ho rinunciato ad arrivare in cima alla montagna in elicottero, ed ho preferito guardare il panorama dall’alto, dopo averla scalata con l’aiuto di una piccozza".

Cosa fa Gianni De Biasi quando vuole staccare completamente dal calcio? C’è una passione o un hobby che la riporta "a terra"?
"Solitamente viaggio e vedo anche calcio in giro per l’Europa. Leggo e inseguo il mondo che gira, e poi adopero la bici per scaricarmi ma anche per tenermi in forma, e quando posso, vado nella mia casa in Sardegna a rilassarmi e sogno!".

Si aspetta qualche chiamata?
"Ne ho avute più di qualcuna, ma tutte decisamente non interessanti dal punto di vista di potenzialità e geografiche, specie le Nazionali. Adesso vediamo se a qualcuno tornerò in mente, non vorrei finire adesso la mia carriera, perché credo di aver ancora tanto da dire e da dare…".

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