Francesco Totti: “Spalletti ha fatto un gruppo WhatsApp e mi ha buttato dentro. È la Banda del Nano”
Il rapporto tormentato e da poco in gran parte ricomposto – "siamo tra l'inizio e la buona strada, in un punto imprecisato del guado" – tra Francesco Totti e Luciano Spalletti occupa gran parte dell'autobiografia intitolata "Oltre", uscita nei giorni scorsi alla vigilia del 50simo compleanno dell'ex capitano della Roma. "Da dove nasca la nostra rottura non lo ripeterò qui, lo sanno anche i marziani", premette Totti. Una rinfrescata la facciamo noi allora, ad uso dei venusiani che non ne sappiano nulla.
Quando Totti e Spalletti erano legati da un rapporto fortissimo: le visite notturne del tecnico
Prima però attingiamo al precedente libro di Francesco, "Un capitano", del 2018. Lì c'è il bello del rapporto tra i due, una profonda stima e vicinanza, cementate dal post infortunio grave di Totti, che il 19 febbraio 2006, durante Roma-Empoli, subì la frattura del perone e la lesione dei legamenti della caviglia a causa di un contrasto con Vanigli. Il rischio di perdere i Mondiali in Germania – ma anche di vedere la sua carriera sbriciolarsi – era più che mai concreto.
In quei giorni drammatici, Spalletti fu protagonista di un gesto davvero pazzesco dal punto di vista umano: per quattro notti consecutive, il tecnico toscano si presentò nella clinica Villa Stuart intorno alle 23, muovendosi con discrezione per evitare cronisti e fotografi, e rimase al fianco di Totti fino alle 3 del mattino. Come raccontato dalla leggenda giallorossa nella sua prima autobiografia, Spalletti entrava nella sua stanza, estraeva un pennarello nero e iniziava a tracciare su dei fogli le varie opzioni tattiche e i nomi dei possibili acquisti per la stagione successiva. L'intento era chiaramente quello di coinvolgere il capitano giallorosso nelle scelte di mercato, per distrarlo dal forte dolore fisico e psicologico di quei momenti durissimi, riaffermando la sua centralità assoluta nel progetto e dandogli la carica mentale per iniziare il recupero. Un recupero che sarà così veloce da portarlo a Berlino, grazie anche alla fiducia di Marcello Lippi, ma quella è un'altra storia.
Dieci anni dopo i due si ritrovano e tutto cambia: 18 mesi di guerra che portano all'addio al calcio di Totti
La faida esplode dieci anni dopo, quando nel gennaio del 2016 Spalletti torna sulla panchina della Roma in sostituzione di Rudi Garcia. Totti va per i 40 anni e rientra da un lungo stop, il tecnico lo tratta come un elemento della rosa da centellinare, innescando uno scontro durato 18 mesi. I problemi deflagrano quasi subito: riserva quasi fissa, il 20 febbraio Totti rilascia un'intervista al TG1 lamentando scarso dialogo e chiedendo rispetto per la sua storia. La risposta di Spalletti è immediata: la mattina seguente comunica al capitano l'esclusione dai convocati per Roma-Palermo e lo invita a lasciare il ritiro di Trigoria.
Le tappe ulteriori segnano un'escalation di tensione tra i due, dallo scontro ad aprile negli spogliatoi a Bergamo dopo Atalanta-Roma, all'attacco da parte di Ilary Blasi che a settembre, alla vigilia del 40simo compleanno di Francesco, definisce Spalletti "piccolo uomo". La stagione 2016/17, l'ultima di Totti in campo, scorre da panchinaro fisso, talora (ma non sempre) fatto entrare nei finali delle partite. Il 28 maggio 2017, il giorno dell'emozionante addio al calcio di Francesco contro il Genoa, la distanza tra i due è incolmabile e il gelo totale. Peraltro anche l'allenatore lascerà poco dopo la Roma – inviso ai tifosi ma capace di conquistare quell'anno, col secondo posto alle spalle della Juve, il record di punti (87) e di reti segnate in una singola stagione (90) – andando a firmare per l'Inter.
Il resto della storia lo racconta adesso Totti nel nuovo libro: "Dal 28 maggio 2017, giorno del mio ritiro forzato, e per oltre sei anni, non ci siamo più visti né sentiti. Nessuno di noi avvertiva il bisogno dell'altro. Strade separate. Vite separate, che già la mia era abbastanza incasinata, senza doverci aggiungere un ulteriore motivo di scontro".
Il primo incontro che scongela il rapporto, la visita assieme al Bambino Gesù: "Piuttosto mi sarei tagliato il pisello"
Poi nel novembre del 2023 arriva la visita fatta assieme a Spalletti ai piccoli pazienti dell'ospedale Bambino Gesù. "Non ne volevo sapere, mi sarei tagliato il pisello piuttosto – scrive Francesco, ricordando la sua reazione all'invito – Anzi, famo n'orecchio, che tanto ne ho due. Come reazione istintiva, per quanto ci ero stato male, non avevo la minima intenzione di rivederlo, né di far finta di essere (di nuovo) amici. Ci ho riflettuto, e ho capito che va bene essere egoisti, difendersi dal dolore e nascondere le ferite, ma non sulla pelle di altri. Che colpa ne aveva il Bambino Gesù? Quindi ho accettato l'invito, tanto prima o poi doveva succedere".
Quel primo incontro è stato interlocutorio – spiega Totti – non così sentito, anche se è arrivato un primo abbraccio: "Rullo di tamburi e si è avvicinato Spalletti. Il presidente Gravina ha fatto lo splendido: ‘Lui è Luciano Spalletti…'. Che, devo dire, ha pronunciato le parole giuste, per sdrammatizzare: ‘Dalla parte del cuore, ti do l'abbraccio? Dalla parte del cuore, via…'. Un cinque veloce. Un abbraccio. Quell'abbraccio. La mia mano destra a dargli delle pacche sul fianco sinistro, che per un momento mi sono sentito un pugile davanti a un saccone, quindi ho leggermente esagerato con l'intensità dei colpi. Un suo bacio appena accennato sulla mia spalla. Finito. Si è trattato di un gesto fugace, nulla di più. In realtà non ho sentito nulla, non era ancora amore. Un fremito, o un brivido, niente di niente. ‘Ciao, Francesco', ‘Ciao, mister'. Dentro quell'abbraccio non era custodita alcuna risposta. Un gesto vuoto, atteso più dagli altri che da noi, a favore di telecamera. Immagine, non sostanza. Dovevamo farlo, ci siamo prestati al copione. Non mi sarei aspettato niente di diverso, in effetti, però mi ha stupito il racconto di quel momento fatto dai media. Ci avevano capito poco. Quanta enfasi. Hanno parlato di pace, ma pace ancora non era. Era il prolungarsi dell'attesa, l'evoluzione del tormento".
Con lo spot girato assieme tutto diventa più sincero: "Sempre stronzo sei rimasto, eh?". Spunta il gruppo WhatsApp
Lo scioglimento vero e proprio tra i due, anche se quel "guado" è ancora da attraversare pienamente, c'è stato nel settembre dello scorso anno, quando Totti ha accettato – anche lì dopo le resistenze iniziali – di girare assieme al tecnico uno spot pubblicitario. "Non ero convintissimo al cento per cento, però alla fine ho ceduto – racconta Francesco nel libro – Prima che girassimo, Spalletti è arrivato a Roma e ha fatto un gruppo su WhatsApp, buttandomi dentro. Si chiamava La Banda del Nano, dove il nano era David Pizarro, presente nella chat, e gli altri partecipanti Daniele De Rossi, Damiano Tommasi, che adesso è il sindaco di Verona, Marco Cassetti, Diego Perotti, Simone Perrotta, Max Tonetto, cioè tutta la vecchia guardia della Roma, oltre a Marco Domenichini, detto Scortichino, storico vice di Spalletti. La foto profilo, tutta un programma: la faccia del mister in primo piano, con un cappello di lana in testa e lo sguardo assatanato. Ci ha invitati tutti a cena, ho declinato. ‘Scusa, non posso'. Gli altri mi hanno insultato. C'avevo un impegno. ‘Ci vediamo allo spot'".
E lì le cose sono andate decisamente bene: "Ognuno aveva il suo camper, per cambiarsi e per truccarsi. Ho fatto in fretta, sono sceso dal mio e mi sono avviato verso quello di Spalletti. Ho bussato. ‘Apri, che c'hai paura?'. È sceso, ci siamo abbracciati, una cosa leggermente più vera rispetto a quella del Bambino Gesù. ‘Francesco, sei contento di fare lo spot con me?'. ‘Non vedevo l'ora. Comunque mi devi ringraziare, mister. Se avessi detto no io, non avrebbero preso neanche te'. ‘Sempre stronzo sei rimasto, eh?. Lo spot ricordava un duello nel Far West, veritiero considerati i protagonisti. È stato molto bello. Abbiamo lavorato insieme due giorni, è servito, ci siamo sciolti, abbiamo sorriso, di quei sorrisi spontanei, non comandati. Mi sono divertito. Devo dire che ne sono uscito più sereno. Intanto La Banda del Nano esplodeva di messaggi. ‘Siete ancora vivi?', ‘Dobbiamo chiamare l'ambulanza, o direttamente il becchino?'. Lo spot è stato presentato a Milano, quel giorno abbiamo conversato e fatto interviste insieme. I sorrisi non erano costruiti, erano veri e genuini".
C'è da fare ancora un po' di strada: "Quando ci racconteremo tutta la verità, io ci metterò una pietra sopra in maniera definitiva"
La vicenda dello spot ha poi avuto un'altra puntata, recentissima: "Nell'estate del 2026 ne abbiamo girato un secondo, per tre giorni nella tenuta di Spalletti, in Toscana. Una sera in particolare ci siamo ritrovati intorno a una tavola imbandita con ogni ben di Dio, insieme ad altre persone. Lui è strano, ogni tanto ti fissa e non ti dice niente. E mo questo che cazzo sta a pensà? Allora ho parlato io, rivolgendomi a tutti i commensali: ‘Come allenatore era uno dei più forti, con me non si è comportato benissimo…'. ‘No, Francesco, è tutta colpa tua, sei tu che hai voluto il male mio e mi hai cacciato dalla Roma'. ‘Ma che stai a dì, mister? Hai fatto tutto da solo'. Non ne siamo usciti neanche lì, però il clima era decisamente più amichevole. Di spot in spot, stiamo eliminando le scorie. Abbiamo iniziato un forte percorso di riavvicinamento. Quando ci racconteremo tutta la verità, nient'altro che la verità, io ci metterò una pietra sopra in maniera definitiva. Potremo tornare a essere quelli di prima. E dopo la verità, brinderemo alla nostra. Amaro Spalletti, sapore vero".