Fabio Caressa: “A Napoli un tifoso ci urlò ‘m..de’, Bergomi lo scaraventò sul tavolo”

Fabio Caressa dice che nel 1999 lui si è sposato due volte, una con sua moglie Benedetta e l'altra con Beppe Bergomi, tale è il legame ormai fortissimo – anche sul piano personale – col suo partner di telecronache a ‘Sky Sport'. La coppia è rodatissima ("non abbiamo la camera insieme solo perché io sono troppo disordinato per Beppe") e in giro per gli stadi di tutto il mondo i due ne hanno vissute di ogni tipo, spesso per le accuse di faziosità mosse da tifosi particolarmente esagitati.
Fabio Caressa racconta la reazione di Beppe Bergomi insultato a Napoli
Caressa racconta cosa accadde una volta a Napoli, un momento di grande tensione che provocò la reazione violenta dell'ex capitano dell'Inter: "Allo stadio del Napoli c'è un tavolo che però è in mezzo alla gente – spiega il 58enne giornalista romano – quindi tu hai il tavolino, il tuo monitor, l'altro monitor, cioè quello di Beppe, e poi ci sono delle persone che tengono un po' lontani i tifosi, perché sei proprio in mezzo alla tribuna. Sei un po' staccato dalla tribuna stampa, perché è talmente alta la postazione a Napoli che almeno ti mettono in un posto molto centrale".
In una circostanza le cose presero una piega inattesa: "A un certo punto un signore un giorno elude la sorveglianza, si avvicina di soppiatto al nostro tavolo e incomincia a urlare: ‘Siete contro il Napoli, merde!'. Beppe impazzisce, lo acchiappa e lo butta sul tavolo così. Sì, lo butta sul tavolo. ‘Che cazzo vuoi?', gli dice. Così", e qua Caressa – ospite del podcast di Giacomo Poretti – mima lo scatto di rabbia inconsulta di Bergomi.

A Torino fu invece Caressa a perdere il controllo durante una telecronaca della Juventus
E tuttavia lo stesso ‘Zio' in un altro frangente ha impedito a Caressa di farsi lui giustizia da solo, in occasione di una telecronaca della Juventus: "A Torino anche siamo in mezzo alla gente, io do la linea a bordo campo perché allora facevamo le interviste alla fine del primo tempo. Parte l'intervista a Marchisio e vedo un signore che sale tutto trafelato e allora io penso ‘si è sentito male qualcuno, vorrà che chiamiamo qualcuno, un aiuto'. Allora mi levo un pezzo di cuffia, mi alzo e dico: ‘Mi dica'. E questo che era evidentemente ubriaco, mi urla: ‘Mortacci tua, ti do un papagno, ti meno, ti picchio'".
"La partita era tesa, era Juve-Milan. Io ero in questa situazione emotiva particolare – continua Caressa – per cui prendo la cuffia, la butto e sto per lanciarmi addosso a quello. Sì, perché era veramente aggressivo. Allora Beppe mi prende per un braccio, perché Beppe mi aiuta sempre in queste cose, mi prende per un braccio e mi dice: ‘Ma dove vai? Dove vai, Fabio? Resta qua, Fabio'. Io allora mi tranquillizzo, mi rimetto la cuffia e gli urlo: ‘Ma ringrazia Dio che sto a lavora', ringrazia Dio!'. Solo che aveva finito di marcare di parlare Marchisio, quindi tutto questo va in onda. Quindi io faccio: ‘Ma ringrazia Dio che sto a lavorare, ringrazia Dio! Pubblicità…".