L'esame ‘truffa' per la cittadinanza italiana sostenuto da Luis Suarez è al centro di una doppia inchiesta. La prima della giustizia ordinaria, la seconda di quella sportiva. Una situazione imbarazzante per il giocatore e per la Juventus, società che aveva richiesto l'esame per poter ingaggiare l'attaccante del Barcellona, come comunitario, ovvero con un doppio passaporto. Ma alla fine, tutto si è rivelato un accordo tra le parti, un esame ‘farsa' che ha coinvolto un po' tutti, sia direttamente che indirettamente, attraverso le numerose intercettazioni che in queste ore si stanno diffondendo.

Tra le tante dichiarazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti, alcune riguardano i docenti dell'Istituto per Stranieri di Perugia dove Suarez avrebbe sostenuto l'esame di italiano (livello B1) fondamentale per potergli conferire la cittadinanza italiana. Tra queste, ci sarebbe anche quella di Stefania Spina, docente ordinario di Glottologia e linguistica che dimostra tutta la propria fede bianconera e l'entusiasmo di poter vedere Suarez vestire i colori della Juventus: "Con lui vinciamo la Champions League!"

Il clima attorno all'esame di Suarez, dunque, era questo: la tentazione diffusa di aiutare il calciatore a passare l'esame facendo eventuali favori. Ma al momento non vi è alcuna traccia di una richiesta esplicita della Juventus tanto meno un coinvolgimento diretto del club e dei suoi dirigenti. Il nome di Paratici è stato pronunciato in qualche telefonata, così come la frase "ci stanno mettendo fretta". Ciò non significa assolutamente che la Juve abbia spinto per truccare l'esame o compiere altri illeciti: chiedere di accelerare i tempi era semplicemente necessario per permettere al club di provare a tesserare il giocatore entro il 5 ottobre. Quando la società ha compreso che il superamento dell'esame era una condizione necessaria ma non sufficiente, ha mollato il colpo.

E' per questo che la Juventus – e nessuno della società bianconera – è attualmente indagata, così come lo stesso Suarez. Chi rischia moltissimo è l'Istituto di Perugia, con le intercettazioni che coinvolgono docenti e dirigenti, come il Direttore generale, Simone Olivieri, intercettato telefonicamente e inquisito per corruzione, falso e violazione di segreto.