"Si è interessato Paratici". È questo il nome che spunta dalle intercettazioni che hanno messo in subbuglio l'Università per Stranieri di Perugia e acceso i riflettori sull'esame ‘farsa' sostenuto da Luis Suarez per conseguire un attestato di conoscenza della lingua italiana di livello B1 così da assumere la cittadinanza nazionale. Paratici, Fabio Paratici, è il responsabile dell'area tecnica della Juventus che viene citato nelle conversazioni ascoltate dagli uomini delle Fiamme Gialle nei giorni in cui è necessario preparare tutto affinché l'attaccante del Barcellona – accostato ai bianconeri – arrivi a destinazione edotto abbastanza da presentarsi all'appello senza sbavature, istruito su domande e argomenti, indirizzato nelle risposte.

Tutto si svolge come previsto: in poco meno di mezzora il "pistolero" (soprannome che porta con sé dai tempi di Liverpool) si ritrova in tasca il diploma, sorride e stringe le mani ai docenti della commissione, posa per la foto e poi fa ritorno a casa. Nessuno immaginava cosa sarebbe accaduto a distanza di qualche giorno. Nessuno sapeva che ad assistere a quella prova, ad annotare la concitazione di quelle ore e le conversazioni tra i vertici dell'Ateneo, ci fossero ‘da remoto' gli agenti della Guardia di Finanza.

"Ha chiamato", il nome di Paratici nelle intercettazioni

E allora quel "ha chiamato" – raccontato da Repubblica in riferimento al dirigente della ‘vecchia signora' – alimenta interesse da parte degli inquirenti sulla vicenda. È l'ennesimo tassello del mosaico per ricostruire la catena degli eventi e dei contatti che coinvolgono non solo i docenti indagati (il professore, Lorenzo Rocca) ma anche il direttore generale (Simone Olivieri), la direttrice del Centro per la valutazione e certificazione linguistica (Stefania Spina), la rettrice dell'Università umbra (Giuliana Grego Bolli) e la persona che ha redatto l'attestato (Cinzia Camagna). Le accuse ipotizzate nei loro confronti sono falso ideologico e rivelazione dei segreti d'ufficio.

Perché emerge il riferimento al dirigente bianconero

Quale sarebbe stato il ruolo di Fabio Paratici? Viene menzionato in altre chiacchierate telefoniche però ancora non è chiara qual è la natura del presunto interessamento. E va chiarito che adesso, né lui né la stessa Juventus risultano indagati. Ha davvero perorato la causa del calciatore? No, in base ai riscontri attuali. Agli atti non ci sono telefonate dirette né risultano rapporti diretti tra Paratici e componenti dell’Ateneo che lascino supporre una cosa del genere, se non cenni continui da parte delle persone intercettate all'attenzione raccomandata per l'iter dell'esame. Cenni, non rilievi concreti. Un'attenzione, infatti, di cui non v'è traccia se non in questi dialoghi e che non è abbastanza per prefigurare un coinvolgimento nell'indagine.

Lo scetticismo sull'operazione Suarez

Del resto, fu lo stesso dirigente bianconero a chiarire che l'opportunità di avere Suarez in bianconero sarebbe stata ottima ma ad ostacolarla erano proprio i tempi burocratici legati all'ottenimento del passaporto comunitario da parte del calciatore e alla formalizzazione dell'acquisto entro il 5 ottobre (ultimo giorno di calciomercato). Insomma, Paratici era molto scettico sulla possibilità che la trattativa – zavorrata anche dal mancato accordo economico sulla rescissione tra il giocatore e il Barcellona – andasse a buon fine.

Si spiega anche così perché intorno al 15 settembre (2 giorni prima della sessione di esame anticipata rispetto alla data del 22 inizialmente fissata) a Suarez viene detto in buona sostanza che la Juventus non affonderà il colpo né si spingerà oltre nella transazione per il trasferimento in bianconero. È anche in questo frangente che emerge il nome della professoressa Stefania Spina. La donna che avrebbe preparato Suarez prima del test si lascia scappare: "Ha saputo che la Juve non lo vuole più".

L'inchiesta e le ipotesi di reato prefigurate

Che vi sia stata anche corruzione, considerati anche gli altri aspetti e le altre figure coinvolte nell'inchiesta è tutto da dimostrare. Nelle conversazioni, infatti, emerge anche la possibilità di far seguire, in futuro, corsi di italiano "ad altri calciatori". Una sorta di utilità di ritorno in cambio del trattamento di favore riservato alla Juventus. Perché gli inquirenti fanno queste supposizioni? Si tratta di deduzioni scaturite da altre intercettazioni, questa volta relative all'avvocatessa, Maria Turco, dello studio legale Chiusano.

Al riguardo, la donna ha rilasciato una lunga nota stampa nella quale nega vi sia stato accordo o addirittura una trattativa coi vertici dell'Ateneo: "Ho messo in contatto lo staff di Suarez con l’Università. Quest’attività di contatto è riscontrata dalle mail tra l’entourage del calciatore e l’ente universitario, nelle quali, per pura cortesia, la sottoscritta è in copia conoscenza ma non destinataria. Ho espresso chiaramente che la procedura di esame avvenisse in presenza e senza alcun tipo di trattamento di riguardo. Sul riferimento ‘ad altri giocatori’ le mie parole sono da interpretare come un bagaglio di conoscenza procedurale da utilizzare per casi futuri. Nessun accordo, nessuna trattativa".

Indaga anche la Procura della Figc

E la Juventus? Non risulta formalmente coinvolta né dal punto di vista penale né sportivo nonostante – in quest'ultimo caso – il procuratore federale Giuseppe Chinè abbia chiesto alla magistratura di Perugia di acquisire gli atti dell'inchiesta. Cosa rischiano i bianconeri? L’ipotesi a carico potrebbe essere la violazione dell’art. 32 del codice della Figc: "È punibile chiunque provi direttamente o tenti di compiere o consenta che altri compiano atti volti a ottenere attestazioni o documenti di cittadinanza falsi o alterati per eludere le norme in materia di ingresso in Italia e di tesseramento di extracomunitari".