Domenico Giampà: “Vedendo Lang ho pensato al mio infortunio. Mi svegliavo di notte senza respiro”

Domenico Giampà come Noa Lang. L'infortunio terribile subito ieri sera in Champions nella sfida tra Liverpool e Galatasaray da parte dell'esterno offensivo olandese ha riportato alla mente ciò che accadde all'ex esterno del Messina. Oggi allenatore – da poco ha concluso la sua esperienza al Nola in Serie D – Giampà è stato un protagonista del calcio italiano ed incarna perfettamente il concetto di resilienza. La sua carriera è stata un mix di talento puro (come dimenticare il Messina dei miracoli) e una forza mentale fuori dal comune, necessaria per tornare in campo dopo uno degli infortuni più impressionanti della storia della Serie A.
La scena di quel 24 ottobre 2004, in una partita giocata con la maglia del Messina in casa contro il Lecce, è ancora impressa nella memoria collettiva. Giampà impattò contro i cartelloni pubblicitari, procurandosi uno squarcio profondo alla coscia sinistra che richiese 147 punti di sutura. Ancora una volta i cartelloni pubblicitari, proprio come accaduto a Lang. In un'intervista a Fanpage.it, Giampà ha rivissuto quel momento collegandosi a quanto successo al giocatore del Galatasaray.
Mister, cosa hai pensato rivedendo l'impatto terribile di Lang sui cartelloni pubblicitari?
"Devo essere sincero, quando l'ho visto ho collegato subito al mio episodio. È stata una cosa molto pesante".
Cosa passa per la mente di un giocatore in quei momenti?
"Nel mio caso non avevo percepito il dolore, ma mi accorsi subito della gravità della cosa perché si vedeva l'osso. Ma non sentivo dolore".
Ci racconti la dinamica per come l'hai vissuta?
"Quel giorno aveva piovuto e scivolando ti fermavi dopo 5-6 metri. Ricordo che stavo contendendo la palla a Rullo, io mi trovavo davanti. Dietro ai cartelloni c'era il nostro fotografo".

Poi l'impatto.
"Io ritirai i piedi per paura che cadesse il cartellone, andando a finire sul fotografo. Magari non sarebbe mai caduto il cartellone, perché era pesante, ma fu puro istinto. In quel momento vidi il fotografo e feci quel movimento. Se avessi avuto le gambe tese, non sarebbe successo niente".
Chi è stato il primo in campo acapire cosa fosse successo?
"Zampagna, che poi è scappato perché si era accorto di tutto. Siamo molto amici. Chi è rimasto lì invece è stato il portiere del Lecce, Sicignano".
Quei 147 punti sono diventati un simbolo. Come hai gestito il trauma psicologico di tornare a giocare dopo aver visto la tua carriera seriamente a rischio?
"C'è stato sicuramente lo shock. Mi sono svegliato in piena notte per più di un anno perché mi mancava l'ossigeno. Nonostante questo tornai a giocare il 6 gennaio. Quando rientrai mi mancavano tre centimetri di muscolo sulla gamba sinistra. Non ero al 100%, ma l'ho fatto".
Abbiamo visto Lang uscire con l'ossigeno, a te accadde la stessa cosa?
"In questi casi può succedere di ritrovarsi sotto shock, a lui forse è accaduto questo. A me non servì. Ricordo solo che ero disperato, perché nella mia testa non sarei tornato più a giocare. Era quello che mi passava in mente".
Hai avuto bisogno di un supporto psicologico?
"No, quello no. L'unica problematica, che mi è durata un anno e mezzo, sono stati i continui risvegli notturni. Andavo a dormire tranquillamente, con mia moglie, poi mi svegliavo una, due, tre volte durante la notte. Mi mancava il respiro".
Quell'episodio cambiò in qualche modo il calcio.
"Nel giro di tre giorni da quella partita misero le protezioni in tutti gli stadi, per coprire quella lama esterna sui cartelloni pubblicitari. Purtroppo devono prima succedere le cose per poi migliorare la situazione, e in questo caso è successo a me. Sull'infortunio che ho avuto, devo essere onesto, sono stato anche fortunato: se il cartellone mi avesse preso la vena potevo morire".
Fu un infortunio davvero grave.
"Mia moglie che era allo stadio non si era accorta di niente. Si rese conto della gravità dell'infortunio mio padre, che era a casa a vedere la partita in TV. Anche mister Mutti all'inizio pensava mi fossi solo stirato".

Da allenatore qualche tuo giocatore ti ha mai chiesto, qualcosa in merito?
"No, perché anche dopo tanti anni ho sempre evitato di parlare di quella giornata. Ne sto parlando adesso, ma da calciatore mi rifiutavo di pensarci, la volevo dimenticare".
Hai avuto conseguenze a livello fisico dopo il ritiro?
"Una volta smesso ho iniziato a zoppicare e mi sono dovuto mettere la protesi all'anca due anni fa. Secondo me è una conseguenza di quell'infortunio, poiché negli anni successivi ho caricato tutto sulla destra".
Cosa consiglieresti a Lang per riprendersi da questo infortunio?
"Penso che a quasi tutti i giocatori torni la voglia di giocare. Non si pensa, non hai più la paura perché vai a fare quello che hai sognato da bambino, quindi si superano certe cose. Spero che per lui vada tutto per il meglio, ma non penso che questo incidente possa bloccarlo a livello mentale".

Dal campo alla panchina: quanto del Giampà giocatore, grinta e sacrificio),chiedi ai tuoi ragazzi oggi?
"Loro mi capiscono, ma finora sono stato sempre fortunato in tutte le squadre che ho allenato. Ho avuto sempre giocatori che si vogliono migliorare, che danno tutto nell'allenamento e quando un allenatore vede questp atteggiamento esce dal campo più che soddisfatto. Io li alleno da Serie A e a loro piace perché il giocatore vuole questo. Vuole migliorare e ti segue, di questo sono contentissimo".
Se dovessi scegliere un'immagine della tua carriera?
"Io ho avuto la fortuna di vincere tanti campionati, però il gol a Milano contro il Milan è stata un'emozione forte".