Daniele De Rossi contro i nuovi esperti di calcio: “Vocabolario imbarazzante, ti vomitano addosso”
Gli "esperti" di calcio improvvisati sono il bersaglio della critica che Daniele De Rossi fa in conferenza stampa. La vigilia di Parma-Genoa è l'occasione per togliere (ancora) un sassolino dalla scarpa. La conferenza stampa prima dell'incontro è l'opportunità scagliarlo contro un certo tipo di comunicazione che usa "un vocabolario imbarazzante" ed è praticata da "influencer e Youtuber" a cui basta comprare "cuffiette e webcam" per capire di calcio. Non è la pressione che disturba, a quella c'è abituato. Ed è normale che adesso, col Grifone penultimo in Serie A, ce ne sia tanta. "Non la affronto tranquillamente, perché sarei un bugiardo a dirvi che lo affronto tranquillamente": il tema che sceglie di approfondire non è la contestazione ma il modo in cui il calcio viene raccontato.
L'ex centrocampista della Nazionale ha convissuto per tutta la carriera col fiato sul collo, sa cosa vuol dire e che fa parte del gioco. Sa bene che bastano due o tre risultati di fila per trasformare i sorrisi in smorfie di disapprovazione e mugugni. Un conto sono le obiezioni calibrate, un conto è il dissenso manifestato in maniera sana, pulita e rispettosa da parte dei "tifosi che mi fermano per strada" un conto è la tendenza alligna soprattutto nei social e in questa nuova era del racconto sportivo che si muoveva in una dimensione fuori controllo. "Adesso ti vomitano addosso, ti insultano e ti fanno passare per scemo", è la frase più forte che spiega bene – secondo l'allenatore del Grifone – qual è la distorsione dell'informazione.
Cuffiette, webcam e un nuovo modo di diventare "esperti"
L'avvio di campionato balbettante del Genoa (penultimo con 1 solo punto in 4 partite) ha sollevato malumori. Ricevere obiezioni è parte integrante del mestiere, il cortocircuito si verifica quando il giudizio sportivo diventa attacco personale (anche pesante) e il linguaggio è traviato. De Rossi indica con chiarezza qual è il meccanismo che contesta e indica i giornalisti come "le prime vittime" di questa situazione in cui, molto spesso con estrema facilità, vengono date opinioni su lavoro di un calciatore o di un allenatore.
A chi si riferisce? Non certo ai tifosi del Genoa in quanto tali ma a quella platea composta da influencer e youtuber che alimentano polveroni in rete. "Sono meno importanti i mugugni, ma non perché io sia intoccabile", e racconta di ricevere affetto per strada e di sentire allo stadio contestazioni legate soprattutto alle proprie decisioni. "Mi dicono: oh, svegliati, cambia quello, metti quell'altro. E la gente non è che entra in campo e mi prende per i capelli".
Dal "cioccolatino" agli insulti: "Adesso ti vomitano addosso"
È qui il nocciolo della discussione e la riflessione si allarga: il modo aggressivo di criticare, le distanze accorciate dalla poca educazione, la cultura del rispetto spazzata via dai tempi del clic hanno preso il sopravvento su uno stile che era efficace ma restava nei ranghi. Qui De Rossi fa un esempio tangibile, ricorda un articolo nel quale un giornalista aveva affermato: "Se gli dessero un cioccolatino per ogni passaggio sbagliato, la Perugina andrebbe in fallimento".
Una lettura certamente feroce ma fatta con stile e coerente. Poi individua l'altra faccia dello stesso meccanismo: "Quando vinci l'anno scorso tre quattro partite partono e sei il più forte di tutti". E da dietro una webcam si può dire di tutto.