La storia dietro la maschera di Grabara: l’infortunio al volto e l’operazione durata sette ore
La maschera sul volto e l'assist di 70 metri che ha mandato in porta Nico Gonzalez: Kamil Grabara ha scelto un modo particolare per presentarsi da titolare con la Juventus all'esordio in Europa League con il NEC Nijmegen, spazzato via per 5-0. Il portiere polacco ha mantenuto la porta inviolata e ha mostrato tutta quella bravura con i piedi che aveva portato i bianconeri a puntare su di lui in estate. E oltretutto ha mostrato per la prima volta ai tifosi la maschera blu che lo accompagna da diversi anni e che è diventata il suo tratto distintivo, ma che nasconde dietro la storia dolorosa di un grave infortunio.
Come mai Grabara porta la maschera
Quella che oggi sembra quasi una seconda pelle per Grabara è in realtà il ricordo visibile dell'infortunio più pesante di tutta la sua carriera. Per raccontarlo bisogna tornare all'estate del 2022, quando il portiere difendeva ancora la porta del Copenhagen. Durante la partita contro l'AaB, il portiere uscì per intervenire su un pallone alto ma venne colpito involontariamente al volto da un colpo di testa di Ross. Il contrato fu violentissimo: l'occhio si gonfiò immediatamente e la frattura richiese un delicato intervento chirurgico durato sette ore. A distanza di tempo il polacco ha raccontato di ricordare esattamente quei secondi: "Ho sentito che mi ha distrutto la faccia e che l'occhio si è chiuso immediatamente. Pensavo che si fosse rotto qualcosa, ma era più di quello che potevo aspettarmi".
L'operazione è stata lunga e complessa, ma alla fine gli ha permesso di tornare a giocare nel giro di un paio di mesi indossando la maschera protettiva blu, rinominata la "Batman-maske" dai tifosi danesi. Una storia simile a quella di tanti calciatori che hanno subito traumi al visto, ma Grabara si è particolarmente affezionato a quell'accessorio, tanto da indossarlo anche quando ormai non serviva più. Ha confermato che la maschera non lo disturba e che gli sembra di giocare addirittura meglio, quasi come se fosse un amuleto. L'esordio alla Juventus ha confermato questa sua teoria e difficilmente rinuncerà a indossarla anche nelle prossime partite, visto che lo accompagna da più di quattro anni.