Dani Alves: “Il calcio non salva nessuno, la mia coppia migliore è con Cristo”

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Dani Alves nella nuova veste di predicatore evangelico.
L’ex calciatore brasiliano ha cambiato radicalmente vita, adesso è un pastore evangelico: “Il carcere è soltanto un luogo fisico. La grande prigione dell’essere umano è il peccato”.

"Il calcio non salva nessuno, sono qui per annunciarvi Cristo". Dani Alves ha ricominciato da qui, dopo aver chiuso con un capitolo della vita. Lontano dalla carriera di calciatore, dai fasti del Barcellona e dei trofei, dal Brasile e da un contesto ambientale nel quale s'è smarrito. Uscito dal carcere per l'assoluzione arrivata dopo aver scontato 14 mesi di condanna per violenza sessuale, l'ex difensore adesso va in giro per il mondo nella veste di pastore evangelico. Non rinnega il passato, ci ha fatto i conti. Durante la sua tappa in Argentina parla di sé e del cambiamento radicale che ha attraversato.

"La coppia migliore è con Cristo": il messaggio di Dani Alves in Argentina

Dani Alves aveva perso la bussola, ha ritrovato la strada maestra. Il senso della sua missione di oratore apostolico è tutto nella frase che pronuncia poco dopo. "L'Argentina è un Paese che ha una passione speciale per il calcio ma è il momento di cambiare direzione. Vengo qui a dichiarare Cristo". Tra sacro e profano, il calcio è così: una religione pagana che adora i suoi dei. E lì, in quell'angolo di Sudamerica dove c'è chi venera ancora D10s, l'ex Pibe, non è così inconsueto nutrire lo spirito con una doppia fede. Poi c'è Messi, a cui il brasiliano dedica un passaggio questa volta molto più terreno. Il riferimento è al trattamento che ha ricevuto prima che arrivassero i trionfi con la Seleccion in Coppa America e poi ai Mondiali in Qatar. "Non lo hanno trattato come meritava".

E quando gli porgono la domanda più scontata, non si sottrae. Una battuta dà l'esatta dimensione di cosa è oggi l'ex terzino che ha vinto tutto da giocatore e ha rischiato di perdere altrettanto come uomo. È meglio la coppia Messi-Jordi Alba oppure Messi-Dani Alves? "Sicuramente la prima, sono entrambe miei amici… la mia migliore coppia è con Cristo". 

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L'ex giocatore durante una fase del processo per stupro.

L'esperienza in carcere: "La vera libertà è liberarsi dai peccati"

Nella sua testimonianza di fede Dani Alves ha raccontato anche del periodo di oltre un anno dietro le sbarre. A gennaio 2023 fu arrestato e trattenuto in custodia cautelare. A febbraio 2024 era stato condannato in primo grado a 4 anni e mezzo di reclusione per un'accusa di stupro di una ragazza nella discoteca Sutton di Barcellona nella notte fra il 30 e il 31 dicembre 2022. Un mese dopo lasciò il penitenziario previo pagamento di una cauzione da 1 milione di euro.

A marzo 2025 venne assolto in appello dinanzi al Tribunale Superiore della Catalogna perché la testimonianza della vittima (una donna di 23 anni) non venne ritenuta "sufficiente per mantenere la condanna all'accusato" e, contestualmente, per "una serie di vuoti, imprecisioni, inconsistenze e contraddizioni sui fatti" nella ricostruzione fatta dagli inquirenti in base a dichiarazioni della querelante e usata dalla Procura per chiedere addirittura che la pena fosse elevata a 9 anni di detenzione.

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L'ex calciatore in compagnia del suo avvocato dopo il verdetto di assoluzione.

L'assoluzione ha destato molto scalpore perché nel corso del processo lo stesso Alves ha cambiato più volte versione: prima ha negato di aver avuto rapporti con la vittima, successivamente ha sostenuto che erano stati consensuali, in seguito ha ammesso la violenza consumata perché in di ebbrezza. Il brasiliano ha ripercorso quell'esperienza parlando di libertà fisica e libertà spirituale. Puoi essere in cella anche se non sei in prigione. E no, non è un paradosso.

"Il carcere è soltanto un luogo fisico, la vera libertà deriva dalla liberazione dai nostri peccati. A volte pensiamo di essere liberi, ma in realtà siamo più prigionieri che liberi, perché la grande prigione dell'essere umano è il peccato". È questo il punto centrale della nuova attività pubblica di Dani Alves: la Fede come strumento di rinascita. Il calcio è stato il suo lavoro. La Fede gli ha salvato la vita.

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