16 Novembre 2021
18:11

Dagli Europei ai playoff, perché l’Italia ha perso i Mondiali (per ora): “Pesano due errori”

L’Italia dovrà giocare gli spareggi a primavera per poter prendere parte alla Coppa del Mondo in Qatar nel 2022: cosa è successo dopo gli Europei e cosa ci ha portato ai playoff.
A cura di Vito Lamorte

L'Italia non è riuscita a staccare il biglietto per la qualificazione diretta ai Mondiali del 2022 e adesso dovrà giocare gli spareggi a primavera per poter prendere parte alla Coppa del Mondo in Qatar. Gli Azzurri dovranno misurarsi nei play-off del prossimo mese di marzo per evitare di guardare per la seconda volta consecutiva il torneo più prestigioso da lontano e scongiurare quello che è accaduto nel 2017 dopo il doppio confronto con la Svezia: in questo caso ci saranno due match di un mini-torneo con semifinale e finale, senza altre opportunità. Dentro o fuori.

La Nazionale Italiana viene dalla vittoria dell'Europeo e nelle prime tre gare del girone C di qualificazione la scorsa primavera aveva fatto registrare tre vittorie su tre match: bottino pieno e ruolino di marcia di altissimo profilo che vedeva gli Azzurri primi con 6 gol fatti e zero subiti. Dopo la vittoria di Wembley la situazione si è capovolta in maniera evidente, visto che i ragazzi di Mancini in cinque partite hanno vinto una sola volta e hanno pareggiato le altre quattro (senza contare le gare della fase finale della UEFA Nations League, una sconfitta e una vittoria). I numeri dicono che l'Italia ha battuto solo la Lituania e non è riuscita a vincere contro Bulgaria e Svizzera in casa, due gare fondamentali da cui è passata la rimonta da parte della nazionale elvetica.

Quello che più si è notato in questa fase post EURO 2020 è stato un calo di attenzione soprattutto nella gestione di alcuni momenti dei match: la squadra non ha mai perso, a parte con la Spagna, ma ha mostrato più insicurezze nelle situazioni in cui doveva amministrare i ritmi e nella finalizzazione. Se il secondo è un tema ricorrente, il primo desta qualche preoccupazione in più: il palleggio e il controllo delle partite sono sempre stati prerogative dell'Italia con Mancini e questo ha portato alla striscia più vincente della storia delle nazionali ma appare fin troppo evidente che le assenze e la condizione fisica precaria hanno mostrato anche la mancanza di un "piano B" da parte del Mancio. Pochi innesti rispetto al gruppo vittorioso di Londra e spartito sempre piuttosto leggibile in alcune situazioni.

Se a questo ci aggiungiamo anche che in fase di non possesso c'è stata spesso imprecisione e poco aggressività, denota ancora di più come anche a livello psicologico non ci sia la stessa tranquillità di qualche mese fa.

Nel caso delle due gare con la Svizzera, squadra che in pochi mesi ha prima eliminato la Francia dagli Europei e poi si è presa il primo posto nel gruppo dell'Italia, si possono prendere i due rigori come "situazioni cardine" ma ci sono anche episodi come l'errore di Berardi, a tu per tu con Sommer; o lo sbandamento difensivo nella prima mezz'ora del ritorno che sono assolutamente da rivedere. Andando un po' più indietro c'è la gara di Firenze con la Bulgaria, dove gli Azzurri non hanno concretizzato la grande mole di occasioni da gol e in seguito al pareggio non sono più riusciti a portarsi in vantaggio. Tutte cose da analizzare e da cui trarre insegnamento per il prossimo futuro.

Lo stesso commissario tecnico dopo il match di Belfast ha individuato alcuni momenti chiave di questa mancata qualificazione diretta nelle ultime cinque gare: “Abbiamo sbagliato due rigori nelle sfide decisive ed è chiaro che errori del genere ci hanno mandato in difficoltà. La sfida con la Bulgaria? Era a inizio settembre dopo due giornate di campionato. Era una gara che bisognava vincere ma ripeto: pesano i due rigori con la Svizzera. Il gruppo resta lo stesso ma dobbiamo ritrovare la nostra brillantezza. Io sono fiducioso, totalmente fiducioso".

Finché i giocatori non hanno avuto problemi fisici si sono espressi in maniera eccellente nel disegno tattico del Mancio ma quando le cose non vanno, come in questo momento, si rischia di non vincere nemmeno contro avversarie poco quotate. Anche con l’Irlanda del Nord, per l'appunto. Le tante defezioni di novembre e i problemi di condizione a settembre hanno pesato su una squadra che in alcuni casi ha la tendenza a "specchiarsi" ma se le cose vanno bene questo non diventa mai un problema. Tutt'altra situazione se la vittoria non arriva e ci sono difficoltà nel creare pericoli.

C'è urgente bisogno di ritrovare la serenità di qualche mese fa, sia a livello mentale che nella proposta calcistica, e il campionato potrebbe venire in aiuto regalando al CT qualche singolo in forma per il rush finale. Nulla è perduto, a patto che non si scelgano altre strade dopo aver percorso sentieri ben precisi in questo primo triennio di Roberto Mancini.

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