"Sono stato un Giuda, un eroe, una delusione, quasi fuori dal calcio". Le discese ardite e le risalite hanno rappresentato una costante nella carriera di Mario Götze. Un anno fa, nell'intervista a The Players Tribune, usò concetti semplici ma molto efficaci per racchiudere quattro anni di vita sportiva. Ha 27 anni ma dal Mondiale 2014 a oggi, da quel gol all'Argentina che regalò la Coppa alla Germania, sembra passata un'eternità. E lui più vecchio ancora, più di quanto mostri la carta d'identità. Colpa anche di una malattia che lo ha costretto a tenere i sogni chiusi nel cassetto: li ha presi, stipati in qualche angolo e poi ha girato la chiave a doppia mandata diventando un "calciatore normale".

Miopatia metabolica. Ecco di cosa ha sofferto Götze. È un cattivo funzionamento del metabolismo energetico che impedisce di bruciare correttamente i grassi e provoca una mancanza di forza nei muscoli. Immaginate di mettere legna nella stufa perché faccia calore: la fiamma arde, fa tanto fumo ma non vi riscalda. Anzi, rischiate di restare soffocati. A lui accadeva più o meno questo: si sentiva affaticato, non riusciva a sopportare alcuno sforzo fisico e ingrassava. Adesso sta meglio ma dovrà ricominciare altrove.

Götze era tornato a Dortmund nel 2016 dopo il "tradimento" per il passaggio al Bayern Monaco. L'ex golden boy, l'eterna promessa caduta in volo proprio quando era a un passo dalla grandezza, chiuderà la propria esperienza al Borussia a fine stagione poi chissà dove andrà. In Italia qualche club ha messo gli occhi su di lui ma si è trattato solo di voci. Ad annunciare ufficialmente l'addio è stato il direttore sportivo del club, Zorc, con Mario che sul mercato sarà un'operazione da condurre a parametro zero. Che possa essere anche un "buon affare" dipende da quanto riuscirà a convincere sul campo che il nemico più insidioso è battuto.