Via i capelli. Via i cattivi pensieri. Via anche la polemica a distanza con il ministro dello Sport, Spadafora, per il viaggio di andata e ritorno (col Covid) compiuto tra Italia e Portogallo. Cristiano Ronaldo ha in mente una sola cosa in questo momento: essere presente il 28 ottobre per la sfida di Champions contro il Barcellona. A Torino arriva Messi, il rivale di sempre, e lui rischia di restare dietro le quinte. Isolato davanti alla tv. A fremere sul divano perché se dai una lezione alla Pulce in diretta tv, sotto le stelle della Coppa, alimenti l'ego da leggenda.

Cosa blocca il portoghese? In apparenza, nulla. Ma il virus, il coronarivus, è un avversario insidioso anche per un dio del pallone come CR7. Non fa sconti. E adesso per tornare in campo non gli basterà essere asintomatico e godere di ottima salute mostrando il fisico scolpito a bordo piscina oppure la serenità con la quale fa un po' d'allenamento nella palestra personale con ‘affaccio' sulla Mole.

O guarisce e torna negativo oppure resta a casa. La documentazione alla Upap è stata inviata, la commissione della Uefa verificherà la cartella clinica del campione e farà le giuste valutazioni ma senza l'esito del tampone potrà vedere il rettangolo verde solo attraverso la sua tv super panoramica. E non è proprio la stessa cosa nonostante definizione e dimensioni…  Cristiano Ronaldo attende solo il test per rimettersi addosso la divisa della Juventus, che sia in casa con il Verona o (meglio ancora) contro i catalani.

Con sette giorni d'anticipo rispetto al match di Coppa il club ha comunicato alla Federazione quali sono le condizioni di CR7: niente sintomi, perfetto stato di salute ma se nemmeno a 48/24 ore dal match non arriverà un tampone negativo quel taglio aggressivo, da marines rasato a zero, gli servirà solo per farsi qualche altra bella foto da condividere sui social.