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Cristiano Ronaldo si fa il segno della croce dopo aver segnato: ma in Arabia Saudita è proibito

Dopo aver realizzato il rigore decisivo nella semifinale di Champions League araba, Cristiano Ronaldo si è fatto il segno della croce. Ma in Arabia Saudita è vietata l’espressione pubblica della fede cristiana, con conseguenze non piacevoli per chi contravviene a queste disposizioni.
A cura di Paolo Fiorenza
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L'Al Nassr di Cristiano Ronaldo è in finale di Champions League araba, dove sabato prossimo affronterà l'Al Hilal, formazione che ha condotto una campagna acquisti massiccia portandosi a casa gente come Koulibaly, Milinkovic-Savic, Ruben Neves e Malcom. Anche l'Al Nassr non è stato da meno, affiancando al cinque volte Pallone d'Oro i vari Mané, Brozovic, Fofana e Alex Telles. Stanno nascendo corazzate nel Paese mediorientale e probabilmente niente sarà più come prima, con Neymar e Verratti che potrebbero le prossime stelle a trasferirsi presso quei lidi dopo essere stati messi alla porta dal PSG.

Cristiano Ronaldo con la fascia di capitano dell'Al Nassr
Cristiano Ronaldo con la fascia di capitano dell'Al Nassr

Nel percorso dell'Al Nassr verso la finale della Champions araba, Ronaldo ha fatto quello che gli riesce ancora benissimo, segnare gol: dopo essere rimasto a secco nello 0-0 all'esordio contro l'Al Shabab, il 38enne portoghese ha segnato una rete in ognuna delle quattro partite successive contro Monastir, Zamalek, Raja Casablanca e Al Shorta in semifinale.

Un rigore decisivo quello realizzato da CR7 in quest'ultima partita, conclusasi col punteggio di 1-0. Dopo aver trasformato il penalty al 75′, Ronaldo ha esultato col suo classico ‘Siuuu', ma prima ha fatto qualcosa che evidentemente gli è venuto spontaneo, lui così devoto – come tutta la sua famiglia – alla religione cristiana: si è fatto il segno della croce.

Il gesto è stato notato e ha avuto diffusione virale sui social, con la sottolineatura che in Arabia Saudita è vietata l'espressione pubblica della fede cristiana. In effetti non solo i non musulmani non sono autorizzati a pregare in pubblico, ma è vietato loro anche la promozione o l'esposizione di oggetti afferenti la loro religione, come libri o altri simboli, ad esempio il crocifisso. Chi contravviene a queste disposizioni e fa uscire il proprio credo dalla sfera privata, può essere accusato di fare proselitismo della propria religione.

Emblematico al riguardo è quello che accadde una decina di anni fa a Riad, dove un calciatore colombiano, Juan Pablo Pino, fu arrestato in un centro commerciale perché la sua maglietta smanicata permetteva di vedere un tatuaggio di Gesù sulla sua spalla. Pino all'epoca giocava proprio nell'Al Nassr, la squadra di Ronaldo. La vista del tatuaggio aveva provocato gli insulti di alcuni musulmani presenti, che avevano sollecitato l'intervento della "polizia per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio", che aveva fermato e portato alla centrale di polizia il calciatore e la moglie, all'epoca incinta.

L'allora tecnico dell'Al Nassr, l'argentino Gustavo Costas, aveva in precedenza spiegato come avesse dovuto cambiare radicalmente le proprie abitudini dopo essersi trasferito nella capitale saudita. Se prima si faceva il segno della croce prima delle partite e portava il rosario al collo, "ora non lo posso fare in pubblico, lo faccio nello spogliatoio. Se mi facessi il segno della croce, qui mi ammazzerebbero, mi lapiderebbero".

Ovviamente non accadrà nullo di tutto questo a Ronaldo, ma è probabile che qualcuno gli faccia notare che manifestazioni pubbliche della sua fede cristiana potrebbero sollevare proteste da parte degli spettatori più integralisti, portando a conseguenze non esattamente gradevoli per il campione portoghese, nello scenario di un accordo economico che gli garantisce circa mezzo miliardo fino al 2025.

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