L’effetto Cristiano Ronaldo colpisce in pieno la Juventus, ma non come ci si sarebbe aspettato due anni fa. I risultati sul terreno di gioco non sono cambiati granché (anzi, i bianconeri hanno pure lasciato per strada qualcosa in campo nazionale) e in Europa è stato addirittura fatto un passo indietro, nonostante il portoghese sia stato l’unico marcatore per i campioni d’Italia nelle sfide ad eliminazione diretta in questo biennio. Il tutto mentre sul fronte economico e finanziario si attende ancora la svolta, finora giunta solo in parte, ma non a livelli tali da compensare l’investimento compiuto. Che Ronaldo in due anni non potesse moltiplicare pani e pesci vendendo magliette in giro per il mondo era palese, però. Quella della Juventus rimane un’operazione a lungo termine, destinata a maturare i propri effetti quando CR7 probabilmente non sarà nemmeno più un calciatore bianconero. In attesa che si vedano i risultati, oggi quel che salta all’occhio è l’indebitamento del club.

Quanto è costato Cristiano Ronaldo alla Juventus?

Partendo dal principio: con un “costo storico” di 115,8 milioni, quello di Ronaldo è stato l’acquisto più oneroso nella storia del calcio italiano, oltre che della Juventus, con tutto quello che ne consegue. Dalla relazione intermedia al 31 dicembre 2018, la prima con Ronaldo in organico, la Juventus ha visto aumentare i propri debiti netti da 309,8 a 384,3 milioni di euro, ovvero 74,5 milioni in un semestre. Non che il trend fosse positivo, dato che dal 2017 al 2018 l’indebitamento finanziario ha subito un’impennata da 147 milioni, ma il peggioramento è andato avanti nell’ultimo biennio. Nel 2019 si è superata la soglia dei 400 milioni, con una posizione finanziaria netta negativa per 463,5 milioni, ma già a metà dell’esercizio chiuso a giugno 2020 si è registrato un lieve miglioramento, con debiti per 326,9 milioni. Il bilancio di quest’anno dovrebbe vedere la Juventus nuovamente sotto i 400 milioni di saldo tra debiti e liquidità, seppur di poco.

Il rischio di un debito particolarmente oneroso, d’altronde, era stato ravvisato dalla stessa Juventus nel febbraio 2019, quando ha collocato presso la Borsa di Dublino un bond da 175 milioni di euro. Una prassi, quella di indicare agli azionisti gli scenari anche più pessimistici, ma nel caso dei campioni d’Italia le previsioni non erano affatto rosee. E se la Juventus ha deciso di affidarsi ad un prestito obbligazionario (che per definizione è un debito) è proprio per cercare di ottenere liquidità dal mercato dopo l’ingente spesa per Ronaldo. Per sollevare la società dalla pressione debitoria, è stato necessario un aumento di capitale da quasi 300 milioni (contabilizzato per 294,6 milioni di euro) oltre 140 dei quali compensati da altri costi. Gli altri 150 milioni circa immessi nel capitale bianconero sono serviti per lenire gli effetti di un indebitamento costante, trend avviato l’anno prima dell’approdo di Ronaldo, ma portato avanti a causa del “peso” del portoghese nelle casse juventine.

L’operazione Ronaldo ha dunque spinto la Juventus a riservare 150 milioni dell’aumento di capitale per far fronte ad un indebitamento causato, seppur in parte, dall’investimento sostenuto per portarlo a Torino. Un investimento che, inevitabilmente, ha ancora un peso nei costi del club. La Juventus ha già sostenuto ammortamenti per 57,9 milioni di euro, la metà dei 115,8 milioni di “costo storico” per il bomber prelevato nell’estate 2018 dal Real Madrid. Inoltre vanno considerati i circa 54 milioni lordi di compenso annuo, che per le prime due stagioni portano ad una spesa totale di 108 milioni tra stipendio e tasse, interamente ascrivibili a CR7. In totale, l’esborso sostenuto finora dalla famiglia Agnelli per Ronaldo si aggira dunque sui 315 milioni di euro, metà dei quali per calmierare i debiti e il resto per il giocatore, tra ingaggio e cartellino.

I benefici dell’affare Ronaldo

È evidente, però, che Ronaldo abbia portato anche dei benefici alla Juventus. Il problema è che a metà del suo percorso in bianconero, questi effetti compensino solo in parte l’investimento. I ricavi nel 2019 sono passati da 504,7 a 621,5 milioni di euro, ma ciò non è bastato per evitare al club una perdita da 39,9 milioni. Nel 2020 il rosso sarà ancor più profondo, vista la crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19 e la prematura eliminazione dalla Champions League per mano del Lione agli ottavi di finale. Già al primo semestre, prima del lockdown, i segnali di allarme erano tangibili, con una perdita superiore ai 50 milioni di euro, che adesso dovrebbe aggirarsi sui 70 milioni complessivi. Questo perché, inevitabilmente, i costi hanno preso il volo e i nuovi accordi commerciali siglati sotto l’effetto Ronaldo non bastano per colmare la differenza.

Il “boost” maggiore è arrivato dal contratto con Adidas, 51 milioni a stagione per otto anni a partire dal 1º luglio 2019, un aumento di 28 milioni annui rispetto al contratto precedente con la casa di abbigliamento tedesca. Dalla stessa data, inoltre, è aumentata la somma prevista dall’accordo di sponsorizzazione con Jeep, da 17.a 42 milioni di euro fino al 2021. Un aumento di 25 milioni, che sommati ai 28 milioni ottenuti in più da Adidas fanno 53 milioni in un solo anno per quanto riguarda gli sponsor di maglia. Più del doppio rispetto all’aumento dei ricavi da sponsorizzazioni e pubblicità registrato nel primo anno di Ronaldo, da 86,9 a 108,8 milioni (+21,9 milioni di euro). Dalla prossima stagione avrà inoltre effetto il nuovo contratto con Allianz da 103 milioni in dieci anni (circa 2,5 milioni in più a stagione rispetto a quello attuale).

Tra botteghino e merchandising, però, il 2020 è stato tutto fuorché un anno florido, a causa del Covid-19. Al 30 giugno 2019, l’aumento dei ricavi in queste due voci si aggirava complessivamente sui 30,5 milioni. Per l’anno da poco concluso, invece, si rischia di fare i conti con evidenti ammanchi. Al momento, dunque, l’effetto Ronaldo sui ricavi della Juventus potrebbe non essere superiore ai 100 milioni di euro.

Il mercato Juve condizionato da Cristiano Ronaldo

Una discrepanza di oltre 200 milioni tra costi e benefici, dopo due anni di CR7 in bianconero. Se per la pandemia è stato necessario trovare un accordo per tagliare 90 milioni di stipendi dall’esercizio 2019/20, per sostenere il peso di Ronaldo è invece fondamentale generare plusvalenze con l’obiettivo di liberarsi di alcune “zavorre”. Per questo, nell’ultimo biennio, la Juventus ha fatto particolare affidamento al player trading, con plusvalenze che nel 2019 hanno sfiorato i 127 milioni di euro. I giocatori coinvolti, però, non occupavano un particolare spazio nel monte ingaggi, altro tasto dolente nella Torino bianconera, come dimostrano le mosse degli ultimi giorni. Per liberarsi dei circa 7,4 milioni di ingaggio lordo di Matuidi, si è preferito lasciarlo andare a zero nonostante ad aprile la società abbia esercitato la clausola per il rinnovo fino al 2021, e non è da escludere che al francese non possano unirsi altri nomi di rilievo.

La dirigenza juventina proverà a cedere giocatori che non entrano nel progetto tecnico di Pirlo, il cui arrivo al posto di Sarri è sintomatico della necessità di abbassare i costi. Nel 2019 erano stati accantonati 15,7 milioni per l’esonero di Allegri e del suo staff, pari al loro ingaggio lordo per un anno. Una spesa ridotta con Sarri, il cui stipendio per lui e i suoi collaboratori si aggira sui 5,5 milioni netti più bonus, ma fino al 2022. Per altre due stagioni, dunque, la Juventus pagherà in totale circa 20 milioni lordi al tecnico esonerato per far spazio a Pirlo, il cui stipendio dovrebbe aggirarsi attorno agli 1,8 milioni. Un grosso passo indietro, a cui potrebbe seguire anche un sacrificio sul mercato. I principali indiziati, visti i loro stipendi, sarebbero Douglas Costa e Higuain, ma per ottenere una plusvalenza minima da entrambi sarà necessario superare i 20 milioni di euro. Una somma difficilmente ottenibile.

E se la Juventus vendesse Cristiano Ronaldo?

Al netto della valutazione di mercato, l’unico che può garantire una plusvalenza corposa è Dybala, il cui valore residuo a bilancio è di circa 11 milioni e la Juventus potrebbe lasciarlo andar via per una cifra otto o nove volte superiore. Una possibile plusvalenza che ballerebbe dunque tra gli 80 e i 90 milioni per il prossimo esercizio, mentre per il 2020 è già stata superata la soglia dei 100 milioni: 30,4 per Cancelo, 27,1 per Kean, 3,3 per Mancuso e, in extremis, 41,8 milioni dallo scambio Pjanic-Arthur, finalizzato prima del 30 giugno col Barcellona, in tempo per aiutarsi a vicenda. Operazioni necessarie per far fronte all’aumento dei costi e allontanare ogni dubbio sul rispetto del fair play finanziario. L’emergenza sanitaria ha convinto la Uefa ad accorpare i risultati del 2020 e del 2021, ma la Juventus si muove come se ciò non fosse accaduto. Il tutto con un Ronaldo ancora parecchio pesante nei conti del club: altri 108 milioni di ingaggio lordo per i prossimi due anni e un valore residuo a bilancio di 57,9 milioni. Ma se qualcuno mettesse sul piatto 100 milioni per il portoghese, non potrebbe essere il caso di lasciarlo andare?

Se l’operazione Ronaldo riguardasse solo il calcio e i bilanci, forse ci si potrebbe fare ancora un pensierino, per quanto il rendimento sul campo del numero 7 bianconero sia fuori discussione. La possibilità di generare una plusvalenza da oltre 40 milioni con un giocatore di 35 anni, per giunta abbattendo il monte ingaggi, sarebbe ossigeno puro per le casse di qualunque club. La Juventus, però, con Ronaldo ha fatto un investimento sul lungo termine, in cui il calcio giocato passa quasi in secondo piano. È vero che in due anni i risultati sono rimasti pressoché identici, ma basta guardare la durata dei nuovi accordi commerciali per capire che l’effetto Ronaldo andrà valutato ben dopo la scadenza del contratto del portoghese.

Tutta questione di appeal, per la Juventus e per Agnelli, che di certo non intende rinunciare al gioiello più oneroso di tutta la sua vetrina. Lo dimostra la scelta low cost per la panchina e lo dimostrano le operazioni di mercato sostenute finora, tutte volte a sostenere una spesa mai vista prima per un club italiano. Un investimento che, dopo due anni, non ha ancora portato benefici.