Cos’è il futbox, il calcio dove i giocatori si picchiano come fabbri: il regolamento, non si può mordere

Altro che VAR e azioni vivisezionate al monitor per scovare un minimo contatto, nel futbox non solo ci si mena che è un piacere – selvaggiamente è la parola giusta, guardando le immagini – ma pugni, calci e ginocchiate sono incoraggiati, visto che fanno parte del regolamento di questa disciplina che unisce il calcio con la boxe e le arti marziali miste.
Se insomma siete dei giocatori un po' rudi, che nel dubbio tra palla e tibia prendete qualsiasi cosa si muova, potreste fare un pensierino a questo ‘sport' i cui video sono diventati virali. Nel futbox i giocatori non fingono di essere nulla di diverso da quello che vogliono essere, ovvero dei picchiatori prestati al pallone, e dunque indossano allo scopo guantoni da boxe, ma anche caschi protettivi e parastinchi rinforzati, perché va bene (si fa per dire) randellarsi, però è meglio evitare di restare esanimi sul campo.
Durante la partita i calciatori possono dunque colpire gli avversari per conquistare o mantenere il possesso della palla, con lo scopo ultimo (una delle poche cose che questa roba ha in comune con il calcio…) di segnare un gol nella porta opposta. Non si tratta di un semplice calcio più ‘aggressivo', con maggiore furore agonistico e vigoria fisica tollerata: nel futbox i contrasti diventano quasi sempre – per principio – scambi di colpi, i tackle precedono le scariche di pugni, i calci sono calcioni, le ginocchiate sono prese pari pari dalle MMA. Peraltro non si può fare tutto: colpire alla nuca, mordere e cavare gli occhi… quello no.
Non esistono federazioni internazionali, né tanto meno ambizioni olimpiche, così come mancano regolamenti ufficiali globali: il futbox è nato e si è diffuso come intrattenimento estremo, sia per chi lo pratica che per chi lo vede, capace di catturare l'attenzione sui social grazie a video virali che mostrano partite caotiche e brutali, in cui tutto si vede tranne che azioni da gol.
Le origini risalgono al 2020 in Argentina, dove nacque il progetto chiamato FutBox Club, su un campo da calcio a 8. Le squadre erano miste: cinque calciatori e tre atleti di boxe o MMA per parte. Le regole prevedevano che, in caso di fallo, uno dei due giocatori potesse ‘sfidare' l'altro facendo il gesto del battere i guantoni tra loro: l'avversario accettava con lo stesso gesto o rifiutava con il pollice in giù. Se la sfida era accettata, si formava una ‘gabbia umana' con giocatori di entrambe le squadre a formare un cerchio, con al centro l'arbitro e i due contendenti. Il combattimento durava al massimo un minuto, o meno in caso di KO o atterramento: un medico decideva se il giocatore potesse continuare o dovesse restare fuori per dieci minuti (con possibilità di sostituzione). Erano previste anche risse collettive, limitate tuttavia a venti secondi.
Una versione più libera e spettacolare (quella che sta circolando adesso sui social) si è sviluppata in Ucraina grazie all'allenatore di kickboxing Sergey Vladimirovich, che ha fatto milioni di visualizzazioni coi video che ha postato. In questa variante i giocatori indossano tutti guanti e caschi (anche se qualcuno più temerario a volte li evita) e combattono in modo più continuo mentre corrono dietro al pallone su campi di dimensioni ridotte, tipo calcetto.
Le formazioni possono essere a 11 (6 calciatori e 5 ‘combattenti') oppure a 8 (che menano tutti), e i colpi sono ammessi per rubare palla o liberarsi dell'avversario, con le restrizioni dette sopra: vietati morsi, colpi agli occhi e alla nuca. Anche nel futbox esiste il fairplay…