Poche altre volte si era visto uno scontro, dialettico più che fisico, così violento su un campo di calcio. Romelu Lukaku contro Zlatan Ibrahimovic, l'episodio centrale del derby di Coppa Italia Inter-Milan (vinto 2-1 dai nerazzurri). Una sfida nella sfida durata circa tre minuti, in cui i due se ne sono dette di tutti i colori, con i microfoni posizionati a bordo campo a registrare fedelmente buona parte degli scambi e proiettarli in mondovisione. Uno spettacolo di puro trash talking poco edificante, per toni e contenuti, considerata la statura di due campioni di caratura internazionale. Il dialogo completo è stato di fatto ricostruito mettendo assieme i pezzi del puzzle grazie all'audio ambiente e ad alcune registrazioni prive di telecronaca.

Cosa si sono detti Lukaku e Ibrahimovic

Un fallo di Romagnoli su Lukaku al 43′ di Inter-Milan provoca un gesto di stizza da parte del giocatore nerazzurro. La cosa sembra finire lì, ma entra in scena Ibrahimovic. Zlatan arriva in area di rigore per difendere sul calcio piazzato appena conquistato da Lukaku e dice qualcosa all'avversario. La frase che innesca lo scontro è coperta dalle voci del campo, ma il clima si surriscalda in pochi istanti e i due arrivano testa a testa, separati a fatica dagli altri giocatori in campo. È qui che parte l'invettiva di Ibra.

"Tu piccola me**a, tu piccola m**a".

Offese a cui Lukaku risponde per le rime.

"Ti prendo a schiaffi figlio di pu**ana".

Ibrahimovic passa così all'attacco sul piano personale e tira in ballo la questione dei riti vudù.

"Vai a fare le tue stro**ate vudù, piccolo asino".

La provocazione colpisce nel segno Lukaku, che si agita e reagisce proferendo a sua volta parole all'indirizzo dello svedese, che non arrivano chiare ai microfoni. E così risuona ancora la voce di Zlatan nel silenzio di San Siro.

"Chiama tua madre e vai a fare le tue stro**ate vudù. Chiamala, vai, vai".

Ibrahimovic fa riferimento ad una vecchia storia che ha visto protagonista Lukaku e la madre, ai tempi dell'Everton. Il patron dei Toffees raccontò di un'offerta di rinnovo rifiutata a causa di un "rito vudù" che indusse il giocatore a preferire il Chelsea (quell'estate Lukaku andò poi al Manchester United). Illazioni che scatenarono la rabbia di Lukaku all'epoca e colpiscono ancora nel segno a distanza di anni. La reazione di Big Rom è infatti rabbiosa.

"Andiamo dentro (gli spogliatoi) pu**ana, vediamo".

Ibrahimovic risponde facendo ancora riferimento ai riti vudù, mentre interviene l'arbitro Valeri a sedare gli animi con un cartellino giallo per parte. Lukaku protesta, invita il direttore di gara a prestare maggiore attenzione alle frasi urlate da Ibrahimovic. Il gioco, a fatica, può riprendere.

Ma l'intervallo è vicino, troppo per consentire agli animi di placarsi. E così, al fischio finale del primo tempo, i due tornano a beccarsi, con Zlatan che dà appuntamento a Lukaku nello spogliatoio e il belga che riversa nuovi insulti all'indirizzo dell'ex compagno al Manchester United.

"Fa**ulo tu e tua moglie".

Trattenuto a fatica da compagni di squadra e componenti della panchina dell'Inter, Lukaku prova a divincolarsi per avvicinarsi ad Ibrahimovic all'ingresso degli spogliatoi.

"Vuoi parlare di mia madre? Vuoi parlare di mia madre? Figlio di pu**ana".

"Ti buttano fuori", urlano a Lukaku nel tentativo di rasserenarlo. Ma Romelu urla ancora un'ultima frase all'indirizzo del rivale.

"Ti sparo in testa".

Sono le ultime parole intercettate dai microfoni a bordo campo. I membri dello staff dell'Inter riusciranno a calmare Lukaku quanto basta per consentire un sereno rientro nello spogliatoio nerazzurro. Il quarto d'ora di pausa servirà per sbollire la rabbia e ritrovare la concentrazione. Al rientro in campo, sarà come se nulla fosse accaduto. O quasi. Lukaku giocherà la sua partita, Ibrahimovic rimedierà ingenuamente il secondo cartellino giallo e l'espulsione, episodio decisivo ai fini della cosa più importante, di cui tutti si erano dimenticati: il risultato della partita, con la qualificazione alla semifinale strappata da Eriksen con il calcio di punizione decisivo al 97′.