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Cosa ha fatto Federico Chiesa per meritare la Nazionale e perché Gattuso non può farne a meno

L’ultima volta in Azzurro risale al naufragio con la Svizzera a Euro 2024. Il ct lo ha voluto nella sua Italia dopo i rifiuti recenti del calciatore e uno score con il Liverpool non esaltante (in media ha giocato una ventina di minuti).
A cura di Maurizio De Santis
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Nella lista dei convocati della Nazionale che affronterà i playoff per qualificarsi ai Mondiali 2026 c'è anche Federico Chiesa, che torna a Coverciano dopo due anni dall'ultima volta (il naufragio per 2-0 con la Svizzera a Euro 2024). Per fortuna – secondo gli estimatori dell'esterno ex Juventus – o purtroppo – è la versione di quanti un po' storcono il naso rispetto alla scelta del ct, Gennaro Gattuso – per aver portato in Azzurro lo stesso calciatore che in passato ha detto più volte "no" all'Italia. Lo ha fatto a settembre scorso, quando il neo allenatore prese il posto di Luciano Spalletti, e debuttò in panchina tentando la rimonta fideistica alla Norvegia. Ha confermato il diniego anche a novembre, quando ormai era chiaro che la partecipazione o meno alla Coppa del Mondo sarebbe passata (ancora una volta) attraverso gli spareggi. Perché la risposta è sempre stata negativa? "Non si sentiva pronto e io ho bisogno di chi lo è davvero" e ha "qualche problema da sistemare", è la versione raccontata più volte dal ‘Ringhio', nel tentativo di dare una spiegazione che non ha mai convinto del tutto.

Perché Gattuso non ha rinunciato a Federico Chiesa

È forse questo un motivo per privarsi di Chiesa a prescindere, per giunta in un momento così delicato? No, certo. E magari si rivela anche la carta vincente, che ci tira fuori dai guai con uno strappo dei suoi. Evviva. Ci si aggrappa a qualsiasi risorsa pur di centrare un obiettivo che non è solo questione di prestigio sportivo, ma di sopravvivenza di un movimento che prende schiaffi a destra e a manca nelle coppe (con il Bodo Glimt, che ha preso 5 palloni dello Sporting, nuovo spauracchio nostrano) e manca all'appuntamento Mondiale dal 2014. Anzi, a ricordare quella esperienza, nemmeno c'è da esaltarsi: l'Italia uscì ai gironi male, malissimo e il ct, Cesare Prandelli, si dimise assieme al presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete. Allora dinanzi a fallimento di questa portata c'era il buon gusto di fare un passo indietro.

In questo contesto da psicodramma (perdere anche la finestra iridata della prossima estate) ci sta pure che siano spalancate le porte di Coverciano a Chiesa. Se si guarda a ciò che è stato, almeno in Serie A, resta il meglio di quanto è effettivamente a disposizione di Gattuso per tecnica, colpi, numeri, talento, capacità di accendersi in un lampo e inventarsi la giocata da gol. Che conceda almeno un barlume di quel che fu a Euro 2021.

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Il meglio perché a leggere la distinta di Gattuso si comprende come siamo messi così e così (anche) sugli esterni: Zaccagni s'è fatto male, Politano non è certo lo stesso fulmine di guerra di un anno fa, Raspadori è reduce da un periodo relativamente breve d'infortunio; Zaniolo dell'Udinese, Bernardeschi e nemmeno Orsolini del Bologna erano abbastanza nelle corde del ct per averli in Nazionale. Poi c'è Palestra del Cagliari che ala proprio non è e rappresenta una scommessa. Federico, invece, è reputato la scelta migliore nonostante "the forgotten man" (l'uomo dimenticato, così l'hanno ribattezzato alcuni media britannici per la penuria di minuti accumulati da subentrato) non abbia visto il campo con continuità da quando ha scelto di trasferirsi a Liverpool.

I numeri coi Reds: ha giocato in media un ventina di minuti

Basta dare un'occhiata anche allo score della stagione attuale tra le fila dei Reds: è stato titolare solo 4 volte in FA Cup ed EFL Cup; in Premier League, su 30 partite, è stato nella formazione iniziale una sola volta; la Champions League l'ha quasi sempre vista dalla panchina (1 volta) o dalla tribuna (4 volte); 3 le reti realizzate, di cui 2 risalgono ad agosto settembre 2025 e 1 nella goleada rifilata al Qarabag a gennaio scorso. In sintesi, Chiesa ha giocato 661 minuti in 31 presenze: una ventina di minuti a match nei quali è stato impiegato. E stop, preferendo (finora) l'esilio dorato nel Merseyside al possibile rientro nel campionato italiano.

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A Liverpool Slot non lo "ha mai visto" titolare

All'inizio della stagione, Slot lo aveva anche escluso dalla lista Champions (poi reinserito a fine settembre al posto dell'infortunato Leoni). In quell'occasione, Slot spiegò di avergli parlato apertamente e che, pur non essendo felice, Chiesa aveva reagito con professionalità. Una decisione che ribadì come il manager dei Reds, complici anche acciacchi muscolari, non lo "abbia mai visto" tatticamente come titolare, preferendogli profili più strutturati fisicamente o più costanti nella fase difensiva. Però, qui da noi merita la maglia della Nazionale. Se sia stata fortuna o un errore, lo scopriremo solo nei playoff.

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