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Superlega europea di calcio

Cosa cambia davvero nel calcio tra Superlega e UEFA dopo la clamorosa sentenza della corte UE

Il riconoscimento di una posizione dominante della UEFA porta a nuovi scenari sul fronte Superlega: il presidente del Barcellona, Joan Laporta, si è già espresso sull’inizio di un dialogo.
A cura di Benedetto Giardina
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Una svolta, da qualunque punto la si voglia guardare. UEFA e FIFA, secondo la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, esercitano «un abuso di posizione dominante» nel calcio europeo e mondiale e le loro norme sui diritti media sono «dannose» per club e tifosi. Un punto a favore della Superlega, nel procedimento che va avanti da due anni e otto mesi, ma «questo non significa che una competizione come il progetto della Superlega debba essere necessariamente approvato», come si legge nel comunicato sulla sentenza della stessa corte.

Il verdetto, infatti, riguarda le sei questioni pregiudiziali poste da European Superleague Company S.L. sulle accuse di monopolio mosse nei confronti degli organismi di governo del calcio internazionale e non l'esistenza stessa della Superlega. È proprio questo, però, il punto di partenza cercato e voluto dai club promotori del progetto: quello di poter rimettere in discussione lo status quo del calcio europeo. E per la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, UEFA e FIFA «non possono, adottando tali norme, limitare l'esercizio dei diritti e delle libertà che il diritto dell'Unione attribuisce ai singoli». Da qui dovrà partire un cambiamento nelle istituzioni calcistiche continentali.

La posizione dominante di UEFA e la FIFA nel calcio mondiale

In che modo UEFA e FIFA ledono l'esercizio dei diritti e delle libertà? Secondo la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, si parte con l'ormai nota minaccia di sanzioni per i club e i calciatori in caso di partecipazione a leghe non riconosciute dagli organismi calcistici internazionali. «Le federazioni responsabili del calcio a livello mondiale ed europeo, e che svolgono contemporaneamente diverse attività economiche legate all'organizzazione di competizioni, hanno adottato e applicano, direttamente o tramite le federazioni calcistiche nazionali ad esse aderenti, norme che subordinano alla loro previa autorizzazione la creazione, nel territorio dell'Unione, da parte di un società terza di una nuova competizione calcistica per club e che controllano la partecipazione delle società e dei giocatori di calcio professionistici a tale competizione, sotto pena di sanzioni, senza che tali diversi poteri siano sottoposti a criteri materiali e regole procedurali che ne garantiscano il carattere trasparente, obiettivo, non discriminatorio e proporzionato».

Un momento della lettura della sentenza nell'aula della Corte di Giustizia Europea.
Un momento della lettura della sentenza nell'aula della Corte di Giustizia Europea.

Può essere legittimo agire in questo modo? Potrebbe, «se è dimostrato, con argomentazioni e prove convincenti, che tutti i requisiti per questo sono soddisfatti». Si cita anche la Sentenza Bosman, in merito alla libera circolazione, ma «l'adozione da parte della FIFA e dell'UEFA di norme discrezionali di autorizzazione preventiva delle competizioni calcistiche internazionali per club, di controllo della partecipazione dei club e dei giocatori a tali competizioni e le sanzioni non possono in ogni caso ritenersi, proprio in considerazione di tale discrezionalità, oggettivamente giustificate da esigenze di carattere tecnico o commerciale, come potrebbe invece verificarsi se tali norme fossero sottoposte a criteri materiali e regole procedurali rispondenti alle esigenze requisiti di trasparenza, chiarezza, precisione, neutralità e proporzionalità necessari in questo settore. Di conseguenza, si deve considerare che tali regole, controlli e sanzioni hanno, da un punto di vista oggettivo, lo scopo di riservare a tali soggetti l'organizzazione di qualsiasi concorrenza di questo tipo, con il rischio di eliminare ogni concorrenza proveniente da una società terza, tale comportamento costituisce un abuso di posizione dominante».

Il presidente della Uefa, Ceferin. La sentenza della Corte UE apre nuovi scenari piazzando paletti al monopolio della Federazione continentale e della Fifa.
Il presidente della Uefa, Ceferin. La sentenza della Corte UE apre nuovi scenari piazzando paletti al monopolio della Federazione continentale e della Fifa.

Altro snodo trattato nella sentenza: la commercializzazione dei diritti, che «costituiscono la principale fonte di entrate che queste competizioni possono generare, in particolare per la FIFA e la UEFA, in quanto organizzatrici, nonché per i club di calcio professionistici, senza la cui partecipazione queste competizioni non potrebbero svolgersi». In questo caso, però, le normative europee non si oppongono alle «norme approvate dalle associazioni che si occupano del calcio a livello mondiale ed europeo» sui diritti nelle «competizioni di loro "giurisdizione"», bensì «nella parte in cui attribuiscono alle medesime associazioni la responsabilità esclusiva della commercializzazione dei diritti in questione».

Superlega e UEFA, nuovi contatti per il futuro?

La Superlega può nascere già adesso? Non immediatamente, ma «abbiamo ottenuto il Diritto di Competere», come si legge sul profilo Twitter di A22 Sports Management (la società creata per «sponsorizzare e assistere la creazione della nuova Superlega europea») a firma dell'amministratore delegato Bernd Reichart. «I club sono ora liberi dalla minaccia di sanzioni e liberi di determinare il proprio futuro», prosegue il dirigente tedesco, rilanciando inoltre la proposta della «visione gratuita di tutte le partite della Super League» e garantendo «entrate e spese di solidarietà» ai club.

Va ricordato che il progetto proposto da A22 Sports Management è diverso da quello lanciato nell'aprile 2021 dai 12 club fondatori della Superlega: non più una competizione chiusa, con membri permanenti, ma una lega allargata a 64 squadre, suddivisa in tre tornei, con un sistema di promozioni e retrocessioni per renderla più aperta, legata anche ai campionati nazionali per l'ingresso nel livello più basso della Superlega.

Il presidente del Real Madrid, Florentino Perez, tra i fautori assoluti del nuovo progetto di competizioni.
Il presidente del Real Madrid, Florentino Perez, tra i fautori assoluti del nuovo progetto di competizioni.

La UEFA «confida nella solidità delle sue nuove regole, e in particolare nel rispetto di tutte le leggi europee pertinenti e regolamenti» e questa sentenza «sottolinea una lacuna preesistente nel quadro della pre-autorizzazione», aspetto che «è già stato riconosciuto e affrontato nel giugno 2022», ma la pronuncia dei 15 giudici della Corte di Giustizia dell'UE ha di fatto riattivato il treno della Superlega, che almeno dal punto di vista mediatico si era sopito, con soli due club rimasti fermamente convinti del progetto (Real Madrid e Barcellona).

Il massimo dirigente del Barcellona, Joan Laporta.
Il massimo dirigente del Barcellona, Joan Laporta.

Nei giorni scorsi, Joan Laporta, presidente del Barça, aveva accennato ad un dialogo con la UEFA in caso di sentenza favorevole: «La prima cosa che dobbiamo fare è iniziare a dialogare con la Uefa. La velocità del progetto dipenderà da questo dialogo». Il primo passo, a questo punto, non potrà che essere questo. Stavolta, però, con uno scenario diverso rispetto a quello di un anno fa a Nyon. Perché adesso c'è una sentenza comunitaria che riconosce un abuso di posizione dominante da parte dei vertici del calcio europeo.

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