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Come funziona il nuovo sistema di stipendi al PSG: una vera rivoluzione dopo anni di sprechi

Il Paris Saint-Germain cambia modello: stipendi con una parte fissa e bonus legati ai risultati di squadra. Una svolta voluta da Campos e Gagne per ridurre i costi e premiare la performance.
A cura di Vito Lamorte
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Al Paris Saint-Germain è cambiato radicalmente il modo di retribuire i calciatori: nessun contratto prevede più uno stipendio totalmente garantito, perché tutti includono una quota variabile legata al raggiungimento di obiettivi sportivi.

I compensi più elevati restano appannaggio di tre giocatori: Ousmane Dembélé guida la classifica con circa 1,56 milioni di euro lordi al mese, seguito dal capitano Marquinhos (1,13 milioni) e da Achraf Hakimi, che dopo il recente rinnovo arriva a 1,1 milioni mensili.

Il meccanismo si ispira al mondo aziendale e ai cosiddetti “target”: una parte dello stipendio è fissa, mentre il resto dipende dai risultati ottenuti dalla squadra e non semplicemente dal numero di minuti giocati. La nuova formula è stata ideata da Luis Campos e Olivier Gagne ed è applicata a tutti i contratti firmati o rinnovati dal 2022 in poi, senza eccezioni, come riportato dal giornale francese Le Parisien.

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In pratica, ogni giocatore riceve il bonus solo se il suo contributo aiuta il PSG a centrare obiettivi considerati realistici, come la vittoria della Ligue 1. Per la Champions League, invece, non è previsto l’obbligo di trionfare, vista la complessità della competizione: la parte variabile scatterebbe verosimilmente dal raggiungimento dei quarti di finale. Le percentuali cambiano in base allo status e al curriculum del singolo calciatore.

PSG, rivoluzione stipendi: basta assegni garantiti, ora si guadagna solo vincendo

Questa politica ha permesso al club di ridurre sensibilmente il monte ingaggi negli ultimi tre anni, segnando una svolta verso una gestione più sostenibile. L’attenzione all’equilibrio finanziario è ormai centrale quanto quella al rendimento sportivo, in linea con la visione di Luis Enrique e con la linea dura del presidente Nasser Al-Khelaïfi, deciso a evitare gli eccessi del passato.

Oltre al trio di testa, spicca anche Khvicha Kvaratskhelia, che percepisce circa 910 mila euro lordi al mese. Per il resto della rosa, la dirigenza ha suddiviso i giocatori in quattro fasce: dai prodotti del vivaio al primo contratto professionistico, fino ai calciatori affermati chiamati a fare la differenza. In mezzo, due categorie intermedie che comprendono profili considerati grandi promesse, come Barcola, Doué, João Neves o Chevalier. L’ultimo gruppo raccoglie elementi di rotazione come Fabian Ruiz o Kang-In Lee.

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Il sistema ha un doppio effetto: premia chi esplode e diventa centrale nel progetto, anche partendo da una posizione marginale, e allo stesso tempo garantisce un fisso solido a chi trova meno spazio. In più, aumenta la motivazione e mette fine alle rendite di posizione che in passato avevano portato alcuni giocatori a restare fino a scadenza senza rilanciarsi altrove. Un’epoca che, a Parigi, sembra definitivamente chiusa.

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