Ciro Ferrara escluso da Jorit nel murale allo stadio Maradona: “Io figlio di Napoli”. E scrive F839

Giovedì è stato ufficialmente inaugurato il murale all'esterno dello stadio Maradona di Napoli in cui Jorit – ‘street artist' di padre partenopeo e madre olandese che è famoso in tutto il mondo per i suoi enormi murales su facciate di palazzi, soprattutto ritratti di personaggi iconici recanti le due inconfondibili strisce rosse sulle guance – ha raffigurato gli 11 calciatori più rappresentativi della storia centenaria (proprio quest'anno) della squadra di calcio del Napoli.
L'undici più rappresentativo del Napoli nei suoi 100 anni di storia: non c'è Ciro Ferrara
I giocatori ‘leggendari' del Napoli, selezionati dai tifosi azzurri attraverso sondaggi e interazioni sui social, sono (in un ideale 4-2-3-1): Zoff; Bruscolotti, Koulibaly, Krol, Ghoulam; Juliano, Hamsik; Cavani, Maradona, Mertens; Careca.
Ovviamente mancano altri nomi che sarebbero stati meritevoli, in primis quello di Ciro Ferrara, che col Napoli ha vinto i primi due storici Scudetti nell'epoca di Maradona, oltre a una Coppa UEFA, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana.
Ferrara a Jorit: "Persa l'occasione di uno sguardo puro. Io figlio di Napoli"
Il 59enne ex difensore, oggi opinionista televisivo, paga il trasferimento dal Napoli alla Juventus nel 1994, qualcosa che all'epoca lo fece definire ‘traditore' e che in molti non hanno mai dimenticato. Ferrara comprensibilmente ci è rimasto male e ha postato un messaggio su Instagram per dire la sua sulla vicenda, senza peraltro mai nominare Jorit, ma chiamandolo solo col suo vero nome e cognome, ovvero Ciro Cerullo.
"In relazione all'inaugurazione del murale dello Stadio Maradona, visti gli articoli che sono usciti sui vari siti e sui social, desidero chiarire la mia posizione – attacca Ferrara – Mentirei se dicessi che non mi è dispiaciuto non essere stato inserito tra gli Undici ideali, anche perché sono un figlio di Napoli e sono il napoletano più vincente nella storia del Napoli. Mentirei anche se fingessi di non conoscerne il motivo reale, nonostante le supercazzole che sono state accampate. Per fortuna, e ne ho la prova ogni volta che giro a piedi per le strade della mia città, ci sono napoletani e tifosi realisti, che quell'epoca l'hanno vissuta e la ricordano bene, conoscono i fatti che portarono al mio trasferimento e sanno che non hanno mai significato un rifiuto della mia storia e delle mie origini".

"Se è vero che la decisione finale è stata presa dall'esecutore del murale – continua l'ex nazionale azzurro – penso che si sia persa l'occasione di assumere uno sguardo puro, cioè non contaminato da condizionamenti soggettivi, che avrebbe davvero dato a quest'opera il respiro eterno a cui ambiva. Rimane, invece, un murale figlio del suo tempo e della mano del signor Ciro Cerullo nato nel 1990 che lo ha realizzato, troppo giovane per avere vissuto e compreso quegli anni, e che si è fatto sicuramente guidare dal ‘sentito dire'".
"Se la scelta di non rappresentarmi deriva, come credo, da un risentimento dei tifosi, mi consola il fatto che la parola ‘risentimento' abbia origine dalla parola ‘sentimento', pur ferito. Per quanto riguarda il mio, di sentimento… chi non ricorda la scena di Stoccarda, in cui Diego mi abbracciava e spiegava a tutti che io quella vittoria la meritavo più di ogni altro per via del mio legame autentico con Napoli? Diego ha sempre saputo chi fossi e da dove arrivassi. Sono Ciro Ferrara, napoletano di nascita e di sangue. Non serve aggiungere altro", conclude Ferrara, che qualcosa in chiusura aggiunge, ovvero #F839.
Una sigla che altro non è che il codice catastale di Napoli, a simboleggiare l'appartenenza alla città: Ciro Ferrara vuole ribadire lo spirito identitario fortissimo che non lo mai abbandonato per tutta la sua vita. Lui e Napoli sono una cosa sola, al di là di murales e vecchi veleni.