La Premier League ha ripreso gli allenamenti a piccoli gruppi, un altro passo verso quella "normalità" rappresentata dal ritorno in campo ipotizzato per la seconda metà di giugno. "Come un ragazzo al primo giorno di scuola" oppure un "agente in divisa": così Jurgen Klopp ha descritto come gli è parso tornare al centro sportivo dopo tanto tempo. Le sensazioni del tecnico del Liverpool, però, sono solo alcune delle differenti sfumature emotive che caratterizzano le diverse anime del calcio inglese. Tra i calciatori c'è chi non è per nulla convinto che la Premier possa ripartire e con essa tutta l'attività collaterale. Il motivo? Il timore di contagi.

È questa la ragione che poche settimane fa spinse Willian del Chelsea ad avanzare forti dubbi sul protocollo e sulla sicurezza. Ed è questo il motivo che ha spinto N'Golo Kanté a chiedere e ottenere dai Blues il permesso di non allenarsi nel quartier generale di Cobham. Ci tornerà quando si sentirà pronto, per adesso il club ha scelto la linea della diplomazia mostrando comprensione riguardo alla reticenza dell'atleta che teme per la propria salute.

L'atteggiamento del centrocampista francese è solo la punta dell'iceberg. Nei giorni scorsi era stato Troy Deeney del Watford a sollevare forti perplessità sulla situazione e, in particolare, sul fatto che un eventuale contagio potrebbe mettere in pericolo anche la salute dei familiari. Ad alimentare la sua reticenza c'è anche quanto accaduto al compagno di squadra, Adrian Mariappa: trovato positivo al Covid-19, il giocatore ha espresso stupore e disappunto. "Se non avessi fatto il test, non avrei saputo di essere stato contagiato anche perché non ho sintomi. Ho sempre rispettato le regole. Per mangiare abbiamo fatto ricorso al delivery e mia moglie è andata al supermercato pochissime volte".