Cellino rompe il silenzio dopo il fallimento del Brescia: “È una punizione”. Così finiscono 114 anni di storia

Il Brescia Calcio è ufficialmente fallito. La parola fine su 114 anni storia l'ha messa il Tribunale del capoluogo lombardo che ha aperto la procedura di liquidazione giudiziale, decretando così la fine delle "rondinelle" che hanno rappresentato (e rappresentano) un capitolo importante nel football italiano. Svanisce il club che ha avuto in panchina Mazzone, il "codino divino" di Baggio, Pep Guardiola, Andrea Pirlo, Gheorghe Hagi, Luca Toni e Alessandro Altobelli. Una mazzata per il calcio tricolore e per la tifoseria: la decisione è arrivata al termine di una crisi economica ormai irreversibile e in un giorno particolare… anzi, proprio la coincidenza della data ha reso ancora più amato e beffardo il provvedimento notificato nel giorno del settantesimo compleanno di Massimo Cellino. "È una punizione", è stata la reazione del presidente che ha rotto il silenzio con parole durissime. The end, nel peggiore dei modi.
Perché il Tribunale ha dichiarato il fallimento del Brescia
La liquidazione giudiziale rappresenta l'ultimo passaggio di una crisi iniziata con il mancato rispetto delle scadenze economiche che aveva già comportato l'esclusione del Brescia dai campionati professionistici. Con la sentenza n. 253/2026, la Sezione procedure concorsuali ha respinto anche la richiesta di concordato presentata dalla società. La relazione redatta dal perito incaricato ha pesato in maniera determinante sulla valutazione dei giudici: la società "non ha rispettato il principio di buona fede e correttezza nella presente composizione". Alessandro Pernigotto è il giudice delegato e Luigi Meleleo il curatore della procedura, mentre il termine per la presentazione delle domande dei creditori è stato fissato al 20 novembre 2026.
Le criticità nei conti del Brescia: passivo da 20 milioni
La sentenza ha, di fatto, staccato la spina a una crisi divenuta ingestibile nell'ultimo anno e mezzo. Inadempimenti economici e fiscali spingono la Covisoc ad accendere i riflettori sul Brescia: arrivano le contestazioni della Procura federale e la penalizzazione di 8 punti che manda il Brescia in C mentre la Sampdoria si salva. La situazione finanziaria, già compromessa, spalanca una botola sotto i piedi del club: la squadra non si iscrive al campionato 2025-2026 di Serie C e il titolo sportivo fa naufragio. La FIGC revoca la licenza nazionale e nei mesi successivi si apre il fronte giudiziario culminato con il fallimento.

Il passivo complessivo della società ammonta a circa 20 milioni di euro nel complesso, tra 10 finanziamenti (10 milioni) e debiti verso creditori (10 milioni). Nel ultime settimane era stato fatto anche uno strenuo tentativo per evitare il baratro: riattivare la matricola del vecchio Brescia entro il 30 giugno avrebbe consentito di beneficiare dei circa 6 milioni di euro derivanti dai diritti di valorizzazione legati alla cessione di Sandro Tonali. Ma non è bastato.
Cellino dopo il fallimento: "È solo un atto di punizione"
La sentenza del Tribunale mette la parola fine alla vicenda societaria del Brescia, ma non alla discussione sulle responsabilità che hanno portato al crollo del club. Massimo Cellino, attraverso il proprio legale Luca Bonavitacola, ha commentato così il dispositivo del Tribunale: "È solo un atto di punizione. Non pensavo che l'acredine fosse più forte della ragione". L'ex presidente ha poi sottolineato come, a suo giudizio, la procedura finirà per danneggiare gli stessi creditori. "Il problema è che si perdono oltre 5 milioni per i creditori. Purtroppo il 2 agosto è troppo vicino, perciò non serve neppure impugnare l'atto". In buona sostanza, non serve avventurarsi in ricorsi legali. A cosa servirebbe se non ad alimentare l'agonia? Non esistono più margini per riuscire a salvare il titolo sportivo.