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Cellino ha licenziato un allenatore al Leeds per un errore di pronuncia: “Volevano uccidermi”

La fama di mangia-allenatori lo precede, ma Cellino ha raccontato di quella volta che ha esonerato un tecnico per sbaglio: “Il mio inglese era molto scarso, volevo cambiare il divano”
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A cura di Ada Cotugno
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La sua fama lo precede, in Italia come in Inghilterra: il nome di Massimo Cellino è sempre accompagnato dall'appellativo "The Manager Eater", il mangia-allenatori per dirlo all'italiana. Un soprannome inevitabile per un presidente che in tutte le sue avventure è stato celebre per i frequentissimi cambi in panchina. A Cagliari si sono avvicendati 36 allenatori in ventidue anni, addirittura 21 nei suoi sei anni di gestione del Brescia.

Ai microfoni del DailyMail si è raccontato senza filtri, davanti a un piatto di tagliolini al tartufo bianco e al maglione viola del proprietario del locale che gli ha suscitato ricordi poco piacevoli: "Non voglio correre il rischio. È una malattia. Non sono normale. Mi scuso per questo". Cellino infatti è estremamente scaramantico ed evita quel colore, così come da sempre ha cercato di non ingaggiare giocatori nati il giorno 17, un numero che gli porterebbe sfortuna.

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Ma è a proposito del viola che il presidente ci regala l'aneddoto più surreale di tutta la sua carriera. A Leeds nel suo ufficio c'era un divano di quel colore che doveva essere spostato, ma con il suo pessimo inglese è finito a esonerare per sbaglio un allenatore: "Il mio inglese era molto scarso. La mia pronuncia era terribile. Quando sono arrivato lì, c’era un maledetto divano viola nella suite di Elland Road. Era viola. Ho detto: ‘Cambia quel maledetto divano (couch in inglese, ndr), non lo voglio più vedere'. E invece hanno licenziato l’allenatore (coach in inglese, ndr)".

Questione sottile di pronunce che appare banale a chi non padroneggia una lingua ma che in realtà fa tutta la differenza del mondo. Cellino non aveva ben capito di aver dato l'indicazione sbagliata finché uno del suo staff non si presentò da lui: "Mi chiesero: ‘Chi allenerà la squadra domani?'. Ho detto: ‘Perché? Non abbiamo un allenatore?'. ‘Lo hai licenziato'. ‘Ho licenziato l’allenatore? M***a!'".

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Il malcapitato di turno era Brian McDermott, sollevato dall'incarico per sbaglio il giorno prima della partita contro l'Huddersfield. Inutile aggiungere che il divano viola invece era ancora al suo posto. Solo allora Cellino ha capito il suo errore, ma ormai era troppo tardi e tutti a Leeds erano contro di lui.

"Allo stadio c’erano 2.000 persone che volevano uccidermi – ha continuato – Mi hanno nascosto nello stadio e poi mi hanno portato fuori con una macchina della polizia. Hanno detto: ‘È meglio se domani non vai alla partita'. Questa è la maledizione del colore viola!".

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Ma non è finita qui, perché oltre alla scaramanzia Cellino è mosso da un profondo sentimento religioso, così forte da chiedere a un prete di Leeds di benedire il cerchio di centrocampo di Elland Road e lo spogliatoio con l'acqua santa. Il suo intento era quello di spezzare la maledizione di otto mesi senza una vittoria: "Non appena il prete ha finito, dallo stadio sono volati via tanti corvi neri. Ho detto: ‘Questo non è uno scherzo, questo non è un film'".

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