Caressa dice cosa doveva fare l’Inter con Bastoni: una frase da recitare davanti alle telecamere

Il caso Bastoni in Inter–Juventus non è che la punta dell'iceberg. Secondo il giornalista Fabio Caressa, il problema che affligge il nostro campionato è molto più profondo e tocca le radici stesse del sistema. Ne ha parlato attraverso un video condiviso sul canale di YouTube, elaborando quel ragionamento che era già iniziato durante il Club di Sky parlando di quanto accaduto nell'ultimo week-end e, soprattutto, a San Siro. "Si è spezzato il legame vitale tra l'applicazione della norma e il senso di giustizia. Quando questo rapporto di fiducia viene meno, cade tutto".
Open VAR ribattezzato Closing VAR: "Scelta demenziale"
Al centro della critica di Caressa c'è anzitutto la gestione della trasparenza da parte della Federazione e degli arbitri. L'iniziativa di commentare gli episodi in TV attraverso l'appuntamento di Open VAR (che definisce ironicamente "Closing VAR" pur nel rispetto dei colleghi) viene bocciata senza appello come una scelta "demenziale". Perché usa proprio questo termine? "Un giudice pubblica le motivazioni di una sentenza, non va a discuterle in un talk show" attacca Caressa.
Il rischio – come accade – è che l'arbitro si trovi a dover giustificare scelte di giornata in giornata le proprie scelte, inseguendo gli eventi invece di restare su una linea di condotta chiara, precisa. E questo – dice Caressa – ha contribuito ad alimentare il "grande casino" di questa stagione. Perché? Il regolamento che non è cambiato, ma l'applicazione è diventata incomprensibile per tifosi e addetti ai lavori alla luce delle differenti interpretazioni che spesso scandiscono le partite.

La questione delle simulazioni: "Caro Rocchi, voi lo avete permesso"
Sulla questione delle simulazioni – e qui viene viene citato espressamente il caso Bastoni – Caressa non fa sconti a nessuno. Anzi, aggiunge un altro argomento di riflessione a cominciare dalle affermazioni di Rocchi che accusa i calciatori di "voler fregare gli arbitri". La replica è netta: se questo accade, se c'è qualcuno che pensa di poterlo fare è perché "voi glielo avete permesso". E menziona i numeri impietosi nel confronto con il campionato inglese, dove c'è davvero tolleranza zero per censurare comportamenti anti-sportivi.
"In Premier League, e non mi dite che la Premier è un campionato dove si simula, dall'inizio della stagione le ammonizioni per simulazioni sono state 15. Questo vuol dire che la simulazione è gravemente punita in Premier. In Italia, invece, è stata tollerata negli ultimi anni perché è stata tolta la prova TV per le simulazioni, perché non c'è stata più l'ammonizione, perché all'inizio del campionato sono stati gli arbitri che fermavano il gioco ogni 2 minuti, perché uno si buttava per terra quando veniva toccato". In sintesi, è anche colpa della classe arbitrale se si è alimentata questa cultura sbagliata.

Il "caso Bastoni" e gli errori commessi dall'Inter
Entrando nel merito del derby d'Italia, Caressa stigmatizza il comportamento del difensore nerazzurro, non solo per la simulazione ma soprattutto per l'esultanza sul cartellino rosso dell'avversario: "La cosa veramente, secondo me, bruttissima è l'esultanza sul cartellino rosso dell'avversario. Cioè, quella è una cosa che non si può guardare e io credo che qui l'Inter abbia commesso degli errori".
Cosa avrebbero dovuto fare club e calciatore? "Bastoni non doveva andare neanche in conferenza stampa ma davanti alle telecamere e dire: Ho sbagliato, sono stato preso dall'agonismo, mi sono rivisto in televisione e chiedo scusa. E Chivu doveva fare la stessa cosa invece di parlare della storia del braccio… Ragazzi, su un po' di credibilità, non ci arrampichiamo sugli specchi. È stata una brutta simulazione e l'esultanza è stata ancora più brutta perché le immagini parlano. E Chivu ha fatto un autogol".
Il calcio italiano in un bolla isolata dal mondo
Mentre lo sport italiano brilla alle Olimpiadi e nelle grandi competizioni internazionali, il calcio sembra vivere chiuso in una "bolla", una campana di vetro che non vede come il mondo intorno stia cambiando. È la conclusione amara di Caressa. La conclusione è un monito severo: il calcio italiano ha bisogno di un processo culturale rapido e profondo. O si adegua velocemente ai parametri di correttezza e oggettività internazionali, oppure il rischio di una perdita definitiva di importanza e credibilità diventerà una certezza.
"Nel giorno in cui vince Brignone (bellissimo il gesto delle avversarie che si inchinano ndr). nel periodo in cui gli italiani portano alto il vessillo con delle prove straordinarie alle Olimpiadi, questa dissonanza si sente ancora più forte e questo per il calcio è diventato un grosso grossissimo problema. Il calcio in Italia vive una dimensione tutta sua e sembra non accorgersi di quello che succede intorno, di come cambia il mondo e di come deve cambiare con un processo culturale rapido, veloce, che riguarda tanti settori e tanti campi. O lo farà in fretta, oppure il rischio concreto che perda di importanza adesso si intravede benissimo".