Calcio argentino in sciopero, tutti fermi: Federazione accusata di contributi non versati e riciclaggio

Dal 5 all'8 marzo, in occasione della nona giornata, in Argentina non ci sarà una sola partita di calcio del massimo campionato, il Torneo Apertura, con le società che hanno aderito in massa alla contestazione mossa contro l'AFA, la Federcalcio accusata di aver trattenuto in modo illecito contributi e tasse oltre ad essere stata coinvolta in un presunto giro di riciclaggio. Uno sciopero proclamato di fronte alle indagini ufficiali dell'Agenzia delle Entrate argentina, con Claudio Tapia, presidente federale, primo tra gli inquisiti.
Il calcio argentino si ferma: sciopero contro le accuse mosse alla Federcalcio
La Lega calcio argentina, ha riunito in seduta straordinaria il proprio Comitato Esecutivo e ha stabilito una giornata di sciopero collettivo per dare un segnale forte e prendere le distanze necessarie dall'AFA e dai suoi rappresentanti. Alla Federcalcio vengono contestati quasi 12 milioni di euro non versati tra mancati contributi pensionistici e tasse allo Stato. Oltre a ciò, lo scorso dicembre le autorità hanno aperto un ulteriore filone di indagini, disgiunto, sequestrando e perquisendo diverse sedi federali nel Paese a fronte di un sospetto di riciclaggio, motivo per il quale anche alcuni del club più importanti, tra cui Independiente, Racing e San Lorenzo hanno subito la medesima sorte.
La reazione dell'AFA e la guerra di potere tra il presidente Tapia e il Governo
"Non abbiamo nulla di cui temere" ha ribadito l'AFA in una nota ufficiale, "non abbiamo alcun debito fiscale in sospeso che sia stato citato come base per la denuncia presentata dall'Arca", l'Agenzia delle Entrate argentina che ha contestato i conti federali. Sullo sfondo, la figura più che discussa del presidente Claudio Tapia e di una lotta politica sotterranea con il Governo, in una guerra di potere che vorrebbe la riforma delle società calcistiche. Da un lato, Tapia che vanta un proselito e una considerazione altissima perché da molti visto come il vero artefice del titolo mondiale dell'Argentina di Leo Messi, che vorrebbe restasse tutto così com'è, mantenendone lo stato di "socios"; dall'altro il Governo che vorrebbe trasformare i club in società sportive a responsabilità limitata.