16 Settembre 2021
15:50

Buffon non ce la fa, troppi ricordi: “Quando ci penso mi commuovo”. La Juve ne uscì a pezzi

Gigi Buffon sta già facendo la differenza a Parma e continua ad inseguire a 43 anni suonati il sogno dei suoi sesti Mondiali. Quando si volta indietro, pensieri e sentimenti del portiere carrarino non possono non andare alla squadra della sua vita: la Juventus. C’è una notte che non potrà mai dimenticare.
A cura di Paolo Fiorenza

Dopo il 2-2 all'esordio contro il Frosinone, il Parma è riuscito a mantenere la porta inviolata nei due successivi incontri vinti su Benevento e Pordenone: merito anche della saracinesca alzata tra i pali da Gigi Buffon, che a 43 anni non ne vuole sapere di abbassare il livello delle sue prestazioni e continua ad inseguire follemente il sogno di giocare i sesti Mondiali della sua carriera tra un anno in Qatar.

"Gioco perché mi sento molto bene – spiega ai microfoni di BeIN Sports – mi sento ancora un portiere forte e penso di continuare ad essere molto utile ai miei compagni, allo staff e alla società. È per questo ho scelto di tornare al Parma, sapevo di portare valori, emozioni, passione e con loro so che posso dare il meglio di me stesso. Il Parma è stata la soluzione migliore per continuare a giocare ad alto livello".

Dire Buffon significa dire Juventus ed il portiere carrarino torna con la memoria ad una notte che non può dimenticare. Era l'11 aprile 2018, al Santiago Bernabeu si giocava il match di ritorno dei quarti di finale di Champions League tra Real Madrid e Juve. Doveva essere quasi una formalità per i padroni di casa dopo la vittoria per 3-0 a Torino con la celebre rovesciata di Ronaldo, ed invece si trasformò in una delle più clamorose rimonte nella storia del calcio. Stroncata all'ultimo respiro dal rigore concesso al Real tra mille polemiche dall'arbitro Oliver, su cui si sarebbe poi abbattuto nel dopo partita lo sfogo proprio di Buffon: "Se fai così hai un bidone dell’immondizia al posto del cuore. Devi avere la sensibilità di capire il disastro che stai facendo, questo tipo di sensibilità deve albergare in ogni uomo".

Un episodio che è rimasto tatuato nell'anima del portiere, come racconta oggi a distanza di 4 anni: "Ricordo molto bene quella notte e ti dico una cosa molto importante. Quella notte è stato il momento in cui mi sono sentito più orgoglioso di essere il capitano della mia squadra. Quando ci penso mi commuovo, perché solo un gruppo forte, con coraggio e spirito guerriero può pensare alla rimonta. Quando siamo andati a Madrid abbiamo avuto la forza di rimontare. Una sensazione di benessere che non avevo provato prima, il momento in cui mi sono sentito più fiero di essere il capitano. Poi è finita male, ma ho rimosso le cose che non mi piacciono". Resta l'orgoglio di aver sfiorato un'impresa che sarebbe rimasta nella leggenda.

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