Ariedo Braida è stato per anni dirigente del Milan che ha vinto tutto in Italia e in Europa. Chiusa la sua esperienza in rossonero è volato in Spagna, a Barcellona, collaborando con i blaugrana tra luci (poche) e ombre (molte) dei blaugrana tra campionato ed Europa. Il club catalano è una polveriera, lo stesso presidente Bartomeu rischia di essere disarcionato (o di doversi dimettere) per la fronda interna che spinge verso il cambiamento, a cominciare da buona parte della squadra scottata dallo scandalo delle intercettazioni social e dei messaggi che un'azienda pagata dalla società diffondeva per screditare i calciatori. Nell'intervista al quotidiano Marca, l'ex dirigente ha spiegato cosa è accaduto in questi mesi, fino alla rottura anche del proprio rapporto.

Mi dissero che avrebbero creato una sorta commissione per il calciomercato composta dal presidente Bartomeu, dal suo vice Javier Bordas, Jordi Mestre, Albert Soler. Ero incluso anche io ma sono un professionista e pur avendo lavorato per un grande club come il Milan questa cosa non è stata apprezzata. Mi hanno mancato di rispetto. Avevo ancora due anni di contratto e sono stato licenziato senza alcuna spiegazione.

Tra le opportunità mancate e i possibili investimenti sui quali puntare c'era anche Haaland. Braida racconta di averlo segnalato alla dirigenza quando lavorava ancora per i catalani. Consigliò di puntare su quel giovane attaccante norvegese che poco dopo sarebbe esploso. Gli dissero che "non aveva il profilo adatto al Barcellona", così come di aver proposto anche Barella e Zaniolo. La reazione? Disinteressata. Evidentemente non erano da Barça nemmeno questi ultimi. Ultima riflessione amara dedicata anche ai club italiani. Braida non risparmia qualche critica alle società di Serie A, in particolare quelle più forti.

Normalmente, tutti i club si lamentano dicendo di non avere soldi – ha aggiunto l'ex dirigente milanista -. In Italia è un classico… lo fanno sempre Juventus, Inter e Milan.