Giocare bene o vincere, dare maggiore spazio alle idee dell'allenatore o alle caratteristiche dei giocatori: in entrambi i casi è una questione di priorità. Priorità diverse, sulle quali è stato costruito uno degli scontri dialettici legati al calcio più appassionanti degli ultimi anni, quello tra Massimiliano Allegri e Daniele Adani. L'ex allenatore della Juventus e l'opinionista di Sky hanno due modi antitetici di vedere il calcio e, negli ultimi tre anni, hanno tenuto a dimostrarlo più volte. Ciò che distingue il "pratico" (così si è definito) Allegri e il "teorico" (sempre secondo l'allenatore livornese) Adani è la filosofia che sta alla base del loro modo di intendere il gioco.

L'ex giocatore di Fiorentina e Inter è da sempre portabandiera del cosiddetto "calcio delle idee": è convinto che nel football il compito primario di un allenatore sia quello di dare un'identità riconoscibile alla propria squadra e che questa debba rispecchiarsi con il tecnico che la guida. L'ex allenatore del Milan, invece, mette al primo posto l'obiettivo finale: la vittoria. Allegri è fautore di un calcio speculativo, in cui al primo posto non ci sono le idee dell'allenatore, bensì la capacità di far rendere al meglio i propri giocatori. Ad Allegri non importa il modo in cui si arriva alla vittoria. Per lui, come recita il motto dell'ultima squadra che ha allenato, vincere è l'unica cosa che conta. Lele, com'è soprannominato Adani, non è d'accordo: non è convinto che il gioco e il risultato siano agli opposti, ma ha spesso affermato come per lasciare il segno nel calcio non sia necessario vincere.

Le prime incomprensioni

Il loro scontro va in scena principalmente durante le stagioni 2017/18 e 2018/19, mentre la data con cui possiamo identificare l'inizio della diatriba è il 28 aprile 2018. La Juventus di Allegri viene da sei Scudetti consecutivi, tre dei quali vinti proprio dal tecnico livornese, ed è in testa anche nel 2017/18. Al suo inseguimento c'è il Napoli di Sarri, che gioca un calcio propositivo e qualitativo ed è spesso lodato proprio da Adani, che apprezza come l'ex allenatore dell'Empoli sia riuscito a dare un'identità ai partenopei. Allegri, invece, è accusato di non far giocare bene i bianconeri e le illazioni prendono forza dopo lo scontro diretto perso allo Stadium contro la squadra di Sarri. Arriviamo così al 28 aprile 2018: la Juventus ha appena battuto l'Inter a San Siro per 2-3 con un gol di Higuain nel finale e, pur non brillando nel gioco espresso, si è riportata momentaneamente a più quattro sui partenopei, che il giorno dopo perderanno a Firenze dicendo addio alle speranze di trionfare in campionato.

Max si presenta ai microfoni di Sky e Adani inizia a incalzarlo:

"La mia sensazione è che sia un campionato che si va a chiudere più sulle giocate che sul gioco. Questa squadra può giocare meglio? Può essere più padrona del proprio destino? Può riuscire a meritarsi la giocata decisiva, invece che trovarla?".

Allegri si stizzisce quasi subito e risponde per le rime:

"Sono tutti ragionamenti che lasciano il tempo che trovano. Purtroppo il calcio è diventato troppo teorico. Sento troppo parlare di schemi".

A quel punto interviene il conduttore della trasmissione, Marco Cattaneo, il quale ricorda l'importanza che rivestono, appunto, gli schemi. Ed è in quel momento che Allegri tira fuori un paragone che si porterà dietro fino all'anno dopo, quello sul basket, e sbotta fino a lasciare la trasmissione senza attendere la replica dello studio:

"Se gli schemi non vengono nemmeno nel basket, come pensate che nel calcio, dove si gioca con i piedi in un campo molto più grande, possano vincere gli schemi? Se vincessero gli schemi, allora Messi, Cristiano Ronaldo e Higuain non varrebbero quelle cifre. Io credo che i giocatori vadano fatti lavorare su tecnica e tattica individuale. Questo è il male del calcio italiano: non si parla mai di gesti tecnici. Il calcio è molto semplice, non lo rendete complicato. Lasciate perdere, continuate con la vostra teoria che fate bene, per me il calcio è un’altra cosa".

Adani, quando il tecnico livornese è già andato via, dice la sua sul tema, rivendicando l'importanza di quelli che, invece, per Allegri sono aspetti secondari:

"Ha scelto l’esempio peggiore, quello sul basket. La tecnica di cui parla ha un senso se è applicata. Questa è generata da intese tra i giocatori, uscite provate, cambi di direzione, uno contro uno. Ma il basket vince per gli schemi. A questi livelli non possiamo parlare di schema come di una parola vuota. Schemi è una parola fredda, parliamo di idee. Se io ti chiedo: ‘Come mai non viene fuori un’idea anche nella tecnica?’ Io mi aspetto che tu me lo dica, non ti giudico perché non viene. Vorrei che tu mi aiutassi a comprendere come hai allenato a livello di idee e strategie la tua squadra. Ma dire che la nostra è tutta teoria non è giusto. Noi parliamo di idee che danno un’anima al gioco che amiamo".

La lite in diretta dopo Inter-Juve del 2019

Tutto finito? Macché. Se all'apparenza la diatriba tra i due sembra essersi placata, in realtà entrambi covano un senso di risentimento l'uno per l'altro che attende solo il momento giusto per tornare a manifestarsi. L'occasione giusta si presenta quasi perfettamente un anno dopo. È il 27 aprile 2019 e la Juventus, stavolta, è già campione d'Italia da un pezzo. Allegri ha vinto quello che è il suo quinto (e che poi si rivelerà essere l'ultimo) Scudetto a Torino, staccando in maniera clamorosa le inseguitrici, che non l'hanno mai davvero impensierito. Sarri è andato via dal Napoli e Max non ha più un antagonista in Italia. L'occasione perché Adani possa ribadire le sue tesi, però, è data dalla Champions League: la Juventus, al primo anno di Cristiano Ronaldo in Italia, è uscita ai quarti di finale perdendo in casa contro l'Ajax, squadra molto meno quotata a cui tutti riconoscono il pregio di giocare in maniera splendida. La Juventus, in effetti, gioca male la partita contro i lancieri e perde meritatamente.

Adani coglie l'occasione per portare ancora una volta avanti la sua visione di calcio e dare la propria opinione sul gioco bianconero:

"Si dice che i giocatori vincono le partite, ma non si parla di idee. La Juventus non ha un piano B, se non gioca la palla su Mandzukic. Tra ottavi e quarti, ha fatto una sola azione calcisticamente degna di Liverpool, City, Barça, Tottenham, Arsenal e Napoli: quella del gol di Ronaldo ad Amsterdam. Sento dire che non ci sono cambi. Ma chi ha fatto entrare l’Ajax? Ekkelenkamp, Sinkgraven e Huntelaar. Non puoi parlare dei giocatori infortunati in un confronto con l’Ajax. Hai fatto tre tiri in 180 minuti. Abbiamo parlato in passato di “meritarsi” Ronaldo. La Juventus in queste partite si è meritata Cristiano?".

Allegri non c'è e non può rispondere, ma la fiamma della polemica è stata riaccesa. E alla prima occasione utile lo scontro tra i due si riprende la scena.

Il 27 aprile 2019 la Juventus pareggia 1-1 in casa con l'Inter (di nuovo i nerazzurri) e l'allenatore livornese si presenta a Sky per rispondere alle domande dello studio. Adani gli fa una domanda a cui Max non muore dalla voglia di rispondere:

"Quanto un allenatore come te può incidere nel rapporto tra tecnica, qualità, smarcamento, nel maggior riempimento dell'area avversaria e, per quanto riguarda la Champions League, nell'essere più dominante? Quanto questa squadra ne ha bisogno? Quanto tu puoi orientare questa caratteristica di dominio del gioco?".

Allegri parte un po' in sordina, ma poi passa subito al nocciolo della questione, la partita contro l'Ajax, in cui non è convinto di aver subito il gioco dei lancieri. Rimarcando le assenze della propria squadra, rivendica l'importanza di decifrare i momenti della stagione. Ricorda come abbia vinto al Milan schierando tre mediani in una parte di stagione in cui era convinto di averne bisogno, prima di sottolineare come il bel gioco e la vittoria non siano la stessa cosa. È questo il momento in cui la situazione degenera. Adani prova a intervenire, ma Allegri lo blocca immediatamente:

"Far l'allenatore non significa fare gli schemi tattici, infatti c'è un problema in Italia: stanno diventando tutti teorici".

Lele risponde di getto, ricordandogli come anche lui sia un teorico. Allegri non ci sta e si definisce un pratico. Adani lo accusa di rivendicare uno spazio senza dire cose serie e sensate e, in quel momento, lo scontro assume toni aspri. Allegri, infatti, non le manda a dire all'opinionista di Sky:

"Te sei il primo che legge i libri e di calcio non sa niente. Non hai mai fatto l'allenatore, sei lì dietro e non sai niente. Quindi adesso parlo io e tu stai zitto".

Adani non ci sta: "Stai zitto lo dici a tuo fratello, se vuoi ripartiamo con le teorie del basket". Dopo una fase concitata in cui i due si parlano sopra, Allegri si toglie il microfono e va via mettendo fine al contraddittorio. L'ex difensore dell'Inter, a quel punto, prova a spiegare le proprie ragioni:

"Non si fa così, noi vogliamo dare spazio e voce ai protagonisti, per spiegare e confrontarsi. Questo atteggiamento di prendere andare via, togliersi l'auricolare. Chiedo: che rispetto c'è anche per gli stessi tifosi della Juventus?".

L'allenatore della Juve lascerà lo stadio furioso, sfogandosi con gli addetti alla comunicazione del club bianconero: "Non parlo più con nessuno".

La pace (o tregua)

La lite fa il giro del web e per una settimana non si parla d'altro. La domenica successiva, dopo il derby pareggiato 1-1 con il Torino, l'allenatore della Juventus torna ai microfoni di Sky contro ogni pronostico. È visibilmente più rilassato e Marco Cattaneo se ne esce con una battuta per evitare che la discussione iniziata una settimana prima possa continuare: "Ho capito qual è l'unica cosa che vi può unire. E quindi le chiedo: meglio Claudia Schiffer o Cindy Crawford?". Allegri, con tono pacato, si dice dispiaciuto per quanto accaduto, ma tiene a ribadire la sua posizione:

"Ciò che ci hanno insegnato i vecchi allenatori non è da buttare. Questo non è un mestiere scientifico, bisogna formare i nuovi tecnici miscelando ciò che ci è stato insegnato con le nuove teorie. L'allenatore ha un dovere verso l'azienda, quello di portare a casa i risultati. Comunque ciò che è successo sabato è chiuso lì, perché io ho grande rispetto".

Adani, a quel punto, fa la stessa domanda formulata la settimana prima. Il tecnico livornese chiarisce ancora una volta il suo modo di vedere il calcio:

"L'errore che si fa in Italia è quello di provare a scimmiottare il DNA di altre squadre. Nel calcio ci sono le categorie, i giocatori di spessore fanno la differenza".

L'opinionista torna ancora sulla partita con l'Ajax, ricordando ad Allegri come anche lui abbia in squadra un calciatore di spessore come Cristiano Ronaldo e che nonostante la presenza del portoghese la Juve abbia prodotto troppo poco contro i lancieri. L'allenatore spiega le sue ragioni, ricordando come gli allenatori che vincono siano pochi. Il chiarimento si chiude con toni calmi, ma l'impressione è che i due protagonisti restino delle loro antitetiche opinioni e lo scontro dialettico possa infiammarsi di nuovo.

Lo scontro prosegue a distanza

Ed è quello che accade, ma stavolta a distanza. Meno di un anno dopo, con Allegri senza panchina dopo la fine del suo rapporto con la Juventus, Adani torna all'attacco:

"Non ho mai visto la Juve di Allegri giocare come il River di Gallardo. Il suo problema è quando parla, non quando allena. Dovrebbe parlar poco e allenare tanto perché dimostra di saper vincere. Io gli direi: ma come mai a un allenatore che ha vinto cinque scudetti, il Barcellona ha preferito Quique Setién, che ha allenato Las Palmas e Betis, e l’Arsenal ha preferito Arteta, che non ha mai allenato e che era il vice di Guardiola al Manchester City?".

La frecciata si riferisce al fatto che Allegri, pur essendo un allenatore vincente, sia stato snobbato da squadre di alto livello come Barcellona e Arsenal, che gli hanno preferito due allenatori vicini al modo di intendere il calcio dell'ex difensore dell'Inter.

Il cerchio, infine, si chiude qualche settimana fa, ma non è detto che sia l'ultima puntata di questo scontro. Allegri è ospite a Sky Calcio Club e sfrutta lo spazio concessogli per ribadire ancora la sua avversione ai "giochisti":

"Sono sempre stato visto come quello che faceva da contraltare ai giochisti. Non è che sono giusti loro e sbagliato io, o il contrario. Credo ci voglia equilibrio. Ho avuto la fortuna di essere cresciuto con allenatori vecchio stile. Credo non si debba buttare tutto quello che ci hanno insegnato, né serve buttare il nuovo. A me dispiace dirlo, ma i giocatori sono diventati uno strumento per dimostrare che gli allenatori sono bravi. L'allenatore è bravo quando vince o crea valore".

A tre anni di distanza dall'inizio del loro scontro, insomma, le posizioni di Massimiliano Allegri e Daniele Adani restano opposte. In attesa di rivederli di nuovamente a confronto.