Al-Khelaifi indagato per rapimento e tortura: spunta un cellulare con prove compromettenti

Una vecchia storia che arriva dal passato per regolare i conti nel presente. Il presidente del Paris Saint-Germain, Nasser Al-Khelaifi, è sotto indagine in Francia per i presunti reati di rapimento e tortura. Accuse che gli sono state mosse dal lobbista franco-algerino, Tayeb Benabderrahmane: ha deciso di sporgere denuncia per i maltrattamenti ricevuti in Qatar nel 2020 a causa di informazioni scottanti sul numero uno del club capitolino.
Nella memoria di un telefono cellulare ci sarebbero tutte le comunicazioni compromettenti a cui fa riferimento il querelante e che potrebbero causare un terremoto se venissero alla luce. Di cosa si tratta? Quale sarebbe il contenuto così grave e rischioso? Quali erano le prove che andavano silenziate e seppellite?
Secondo l'accusa nella documentazione in possesso di Benabderrahmane ci sarebbero i riscontri di manovre oscure messe in atto per indirizzare l'assegnazione della recente edizione dei Mondiali al Qatar o, addirittura, assicurare una corsia preferenziale a BeIN Media affinché le fossero concessi i diritti per la trasmissione in chiaro delle prossime Coppe del Mondo (2026 e 2030) nel Medio Oriente.

Un vecchio caso che potrebbe riaprirsi oppure rivelarsi solo una bolla di sapone. Al-Khelaifi era già stato indagato e assolto in relazione a questa vicenda: in controluce era stati messi suoi rapporti con l'ex segretario generale della Fifa, Jérôme Valcke, e nulla di illecito era emerso.
Gli avvocati di Benabderrahmane, Maïtres Romain Ruiz e Gabriel Vejnar, si sono detti soddisfatti per essere riusciti finalmente a sollevare il caso all'attenzione della giustizia francese che ha già iniziato il suo percorso: sono stati nominati i tre giudici istruttori che dovranno verificare le eccezioni contenute nell'istanza, raccogliere materiale probatorio certo, valutare se ci davvero i presupposti per prefigurare un'imputazione e arrivare a un eventuale rinvio a giudizio.
Benabderrahmane afferma di essere stato detenuto per sei mesi in Qatar dopo essere stato arrestato nel gennaio 2020. E che in quel periodo avrebbe subito abusi e maltrattamenti prima di essere trasferito agli arresti domiciliari. Solo dopo qualche tempo gli sarebbe stato permesso di lasciare il Paese ma a una condizione imprescindibile: non divulgare documenti sensibili sul presidente del Paris Saint-Germain, Al-Khelaifi.