Sconvolta come tutti dalla notizia della morte di Kobe Bryant, anche l'Italia si è fermata a piangere un mito assoluto del mondo dello sport: un ‘figlio acquisito', che proprio nel nostro paese ha cominciato a saltare e a tirare verso il canestro. Nato a Philadelphia nel 1978, l'ex stella dei Los Angeles Lakers sbarcò infatti nel nostro paese all'età di 6 anni, grazie al trasferimento di suo padre dagli Houston Rockets all'allora AMG Sebastiani Basket di Rieti, la prima delle quattro squadre italiane che ebbe l'onore di tesserare Joe Bryant: ex cestista che al termine della carriera agonistica, diventò anche allenatore e sfiorò nel 2009 la panchina di Rieti.

Le prime lezioni di basket in Italia

Sempre al seguito del padre, su e giù per lo ‘Stivale', il piccolo Kobe non solo imparò ad apprezzare l'Italia e la nostra lingua, ma anche le prime nozioni tecniche di quello che sarebbe diventato il suo sport. Lo fece entrando nella squadra degli ‘Aquilotti' delle Cantine Riunite Reggio Emilia. "Crescere in Italia mi ha dato un incredibile vantaggio – dichiarò in un'intervista rilasciata alla FIBA nel marzo dello scorso anno – Non ho imparato come passarmi la palla sotto le gambe o dietro la schiena, bensì la tattica. Cose come muovermi senza palla, fare passaggi semplici, usare la mano sinistra e quella destra. Come usare l’angolo per appoggiare la palla al tabellone, come muovermi sui blocchi: tutte queste cose. Quando sono tornato in America, gli altri ragazzi non sapevano come fare quelle cose".

La prima squadra italiana di Kobe Bryant: la Cantine Riunite Reggio Emilia – Foto da: La giornata tipo
in foto: La prima squadra italiana di Kobe Bryant: la Cantine Riunite Reggio Emilia – Foto da: La giornata tipo

L'amore per l'Italia e per il Milan

L'Italia è sempre stata nel suo cuore. È stata una seconda patria e un'altra casa dove riposarsi tra un record e un altro. Kobe Bryant era ‘italiano' fino al midollo. Ha amato follemente Napoli e Capri e spesso passava le sue vacanze con la famiglia sull'isola Azzurra o tra le Cinque Terre e il golfo napoletano. Una folle passione che lo portò non solo a rimanere a bocca aperta davanti alle bellezze del nostro paese, ma anche davanti a grandi campioni dello sport, leggendari quanto lui. Tra questi anche molti calciatori rossoneri.

"Ho sempre tifato per il Milan: se mi tagliassero il braccio sinistro, sanguinerei rossonero. Da quello destro, invece, esce il gialloviola dei Lakers – ha dichiarato Kobe Bryant pochi mesi fa – Ho sempre tifato per il Milan, lo seguo da quando sono piccolo. Non a caso il mio calciatore preferito è stato Van Basten, lo amavo quando giocava nell’attacco rossonero. In quella squadra c’erano anche campioni come Maldini, Gullit, Rijkaard e Baresi". Una passione rossonera che portò il Milan ad invitarlo a Milanello nel 2013. Kobe varcò il cancello del centro sportivo milanista con la maglia rossonera addosso e con il sorriso felice di chi aveva appena realizzato un sogno. Un sorriso che un maledetto e tragico incidente in elicottero ha purtroppo spento per sempre.