Quando il destino chiama nessuno si può tirare indietro. Nemmeno se ti chiami Kobe Bryant, sei una stella assoluta del basket americano, un idolo incontrastato delle folle NBA e non solo. In quel tragico mattino del 26 gennaio 2020 tutto doveva andare come è andato: il decollo tra la nebbia, le difficoltà nel mantenere la rotta, lo schianto al suolo. E anche la scelta dello stesso Kobe di anticipare all'ultimo istante la partenza, di 45 minuti rispetto al normale orario previsto. Ad attendere lui e altre 8 persone (tra cui la figlia undicenne Gianna) c'era l'appuntamento col destino che ha cambiato per sempre l'ordine delle cose.

A raccontare della decisione dell'ultimo minuto di Kobe Bryant di decidere di anticipare il decollo è stata rivelata dalla sua assistente personale, Cate Brady che ha confermato come l'ex stella NBA  le avesse chiesto di cambiare l'orario del suo volo solamente la notte prima che fosse stato già programmato: "In quel particolare giorno, era una domenica, in realtà ho cambiato l'orario solamente la sera prima, probabilmente intorno alle 18:00 o alle 19:00 perché Kobe aveva deciso che voleva andare a vedere un'altra squadra giocare prima della sua partita. Così – ha raccontato Brady agli investigatori – la partenza, che doveva essere alle 9.45, è stata spostata alle 9".

Questa dichiarazione fa parte di un rapporto di 1.700 pagine pubblicato dal National Transportation Safety Board, che ha indagato sull'incidente del 26 gennaio in cui l'elicottero si è schiantato poco prima delle 10 del mattino, con scarsissima visibilità a causa della nebbia, condizioni meteo che erano migliorate proprio 45 minuti più tardi, l'orario iniziale del volo, e che avrebbero potuto evitare il tragico e mortale impatto al suolo. Intanto proseguono le indagini e gli investigatori avrebbero raccolto una testimonianza diretta da parte del pilota dell'elicottero, Ara Zobayan, deceduto nello schianto che non si sarebbe curato delle condizioni del tempo finendo poi tra le colline vicino a Los Angeles.