A distanza di mesi da quel maledetto e tragico incidente in elicottero, la morte di Kobe Bryant, di sua figlia Gianna e degli altri componenti dell'equipaggio continua a far parlare e discutere. Dopo la decisione della moglie, che nello scorso febbraio ha fatto causa alla società proprietaria dell'elicottero, la tesi supportata dalla vedova di Kobe (ovvero quella di un volo effettuato in scarse condizioni climatiche) è nuovamente tornata d'attualità dopo i primi risultati dell'indagine svolta dal National Transportation Safety Board: un'analisi che ha messo in risalto la corrispondenza scritta tra alcuni addetti al volo e lo stesso pilota dell'elicottero, prima e durante il tragico tragitto aereo.

Il presunto errore del pilota

Secondo l'indagine elaborata in questi ultimi sei mesi, nonostante la grande esperienza Ara Zobayan decise di decollare ugualmente e di non preoccuparsi della fitta nebbia e delle condizioni climatiche sopra la contea di Orange. Il rapporto della NTSB, ha però messo in luce quanto fossero rivedibili i piani di volo di quella mattina e di come fosse disorientato il pilota in quei minuti che hanno preceduto lo schianto. Mentre volava ad un'altitudine di circa 1.500 piedi, Zobayan avrebbe infatti riferito alla torre di controllo che stava risalendo quando in realtà stava invece puntando il suo elicottero verso il suolo.

Le rivelazioni del documento della NTSB

"Durante la discesa finale, rispondendo ad una domanda della torre di controllo, Zobayan ha detto che stava salendo di quota quando invece stava scendendo – affermano i documenti della National Transportation Safety Board – Quando un pilota è confuso su altezza e accelerazione soffre di illusione somatogravica. Potrebbe aver frainteso sia gli angoli di beccheggio che di rollio". Rivelazioni che ora rischiano di alimentare nuovamente le accuse della famiglia di Kobe Bryant e di accendere un'indagine che, in teoria, dovrebbe far chiarezza nel giro di qualche mese sulle responsabilità della morte del ‘Black Mamba'.