8 Settembre 2021
14:00

544 milioni di dollari in tasse: le 7 squadre NBA che spendono di più

Per vincere bisogna spendere, si dice. L’NBA però non è esattamente la lega in cui alle super potenze questo viene concesso in cambio di una reprimenda limitata a un comunicato stampa. Esistono penalità, tasse e rigorose sanzioni per chi, sull’altare della vittoria, intende sacrificare milioni su milioni.
A cura di Luca Mazzella

L'NBA non fa sconti e non bada a spese, nemmeno nel biennio più complesso della storia recente dello sport e del mondo in generale. Il severissimo meccanismo del salary cap, secondo cui ogni franchigia deve rispettare un determinato tetto salariale nell'assemblare il proprio roster, comporta salatissime tasse e penalità in caso di sforamento del limite via via ridefinito ogni anno tenendo conto degli introiti della stagione precedente. La regola-base è che ogni franchigia deve ridistribuire in ingaggi almeno il 90% del salary cap (quest'anno fissato a 112 milioni di dollari): questa prima asticella è denominata salary floor e nel caso in cui si vada al di sotto, tutti i dollari in avanzo vengono comunque divisi tra i membri del roster. Non esistono quindi annate "al risparmio", come ne dovrebbero esistere all'ingrasso. Eppure, nei mercati più ricchi e grandi dell'NBA e nei progetti tecnicamente destinati a giocarsi l'anello fino alla fine, il limite sembra quasi non esistere e sforare la cosiddetta "luxury tax" (tassa di lusso, oltre il quale entra in gioco un rigoroso meccanismo sanzionatorio, quest'anno a partire dai 136.6 milioni di salari) viene considerato un semplice incidente di percorso lungo la strada che può portare al titolo. Ma a un costo ben preciso e per un determinato numero di anni, oltre i quali le sanzioni si moltiplicano, aumentano esponenzialmente e oltre alle tasche le limitazioni riguardano il mercato.

Ecco perché, pur in un periodo storico catastrofico in termini di introiti commerciali, non deve meravigliare sapere che delle 10 squadre oltre la soglia della luxury tax, 7 di queste cumulino un totale di tasse (che vanno pagate alla Lega e quindi a tutte le altre franchigie) pari a 544 milioni di dollari. La cifra più alta mai registrata. A incidere in modo importante su queste somme c'è la situazione di alcuni team, ad esempio i Golden State Warriors, che avendo superato la luxury tax in 3 delle ultime 4 stagioni sono ulteriormente penalizzati in virtù di quella che si definisce la "repeater tax". Nel dettaglio, quest'anno abbiamo 7 spendaccione. Non esattamente le 7 sorelle, ma in soldoni le squadre che verosimilmente si giocheranno l'anello.

1) Golden State Warriors

177.9 milioni di stipendi (in eccedenza di più di 40 milioni rispetto alla luxury tax), 184 milioni di tasse/penalità. La squadra guidata da Steph Curry corrisponderà un totale di 362 milioni di dollari alla lega solo nel 2021/22. L'estensione proprio del folletto col numero 30 ha messo inoltre la franchigia, visti gli altri accordi di lunga durata già sottoscritti, nella condizione di sforare la soglia nelle prossime 4 stagioni, salvo trade. Questo significa che potenzialmente, da qui al 2025/2026, la squadra di San Francisco potrebbe arrivare a pagare (ricordiamo che le tasse aumentano se l'infrazione è ripetuta) con la "repeater tax" a incidere sempre più, quasi 2 miliardi di dollari.

2) Brooklyn Nets

Vincere o anche solo provare a farlo ha un costo. Insegna Golden State, esegue Brooklyn. Accumulare in un solo roster giocatori del calibro di James Harden, Kyrie Irving e Kevin Durant d'altronde non poteva che avere conseguenze del genere. Il risultato? 175.8 milioni in stipendi, 130.6 milioni in tasse. In totale fanno 306.4 milioni di dollari. Il rinnovo di KD per quattro anni e 198 milioni ha inciso, le prossime estensioni di Harden e Irving porteranno ancora più in alto la spesa, e verosimilmente dal 2023/2024 si potrebbe arrivare alla repeater tax in stile Warriors.

3) Los Angeles Clippers

Con Eric Bledsoe anche la seconda squadra di Los Angeles entra nel club di quelle che spendono più di 300 milioni tra ingaggi (168.8 milioni) e tasse (95.4). Il tutto per un giocatore arrivato dopo trade per sostituire la point-guard (ruolo prima in condivisione tra Rajon Rondo e Patrick Beverley), abbassare il livello di potenziali problematiche di gestione del gruppo, e probabilmente nella convinzione che il rientro di Kawhi, prima o dopo nel corso del 2021/2022 dopo la rottura del legamento crociato negli scorsi Playoffs, possa elevare la squadra ad assoluta contender. Una legittima ambizione se si considera quanto visto negli scorsi mesi, ma che ha un costo notevole.

4) Milwaukee Bucks

I campioni NBA aggiungono ai 158.6 milioni spesi in stipendi i 53.7 di tasse, assestandosi sui 212.3 milioni in totale di spesa. Eppure, qualcosa sono riuscita a risparmiarla se si pensa che pareggiare i 7 milioni di stipendio annuale offerti dai Miami Heat a un giocatore sì fondamentale ma comunque in là con gli anni come PJ Tucker si sarebbe tramutato in 29 milioni di tasse in più. Una somma 4 volte superiore all'ingaggio in se. Sed lex, dura lex.

5) Utah Jazz

Qui il prezzo da pagare non è esattamente per essere contender, ma piuttosto pretender. Così si possono definire i Jazz, che tuttavia scambiando Derrick Favors e i suoi oltre 9 milioni di dollari sono riusciti a fare spazio al nuovo accordo per Mike Conley, ritenuto fondamentale dalla dirigenza e dal coaching staff. In totale fanno 154.7 milioni di stipendi e 38.9 di tasse, che porta la somma complessiva a 193.6 milioni di dollari.

6) Los Angeles Lakers

153 milioni di stipendi, 33.1 milioni di tasse. 186 milioni complessivi per costruire un super-team del tutto nuovo, per qualcuno molto disfunzionale, e tutto da vedere all'opera. La notizia negativa per la dirigenza è che i giocatori attualmente a contratto sono "solo" 12, e per arrivare a 14 (si attende l'ufficialità di Rajon Rondo intanto, annuale da 2.6 milioni) ci sarà da sborsare la combo stipendio-tasse a far salire ulteriormente il tutto. Per assecondare la voglia di vincere di un giocatore nella fase finale della sua carriera e di uno ancora nel prime, si è optato per la rivoluzione e l'aggiunta prima di Russell Westbrook e poi di specialisti e veterani al minimo. Un azzardo per nulla economico.

7) Philadelphia 76ers

Qui tutto può cambiare da un momento all'altro: tenete d'occhio la situazione Ben Simmons. Ad oggi comunque, la point-guard mancina unita al centro Joel Embiid fresco di estensione a all'altro super-pagato del roster, Tobias Harris, contribuiscono a un monte ingaggi di 142 milioni (poco sopra i 136.6 di luxury quindi) per il quale la franchigia della Pennsylvania sborsa appena 8.2 milioni di dollari in penalità, per un totale di 150. Tanto se consideriamo le altre 23 squadre NBA, relativamente poco al confronto con le altre "sorelle". Se per Simmons però dovesse arrivare Damian Lillard, i Sixers scalerebbero in fretta la classifica. Obiettivo podio…e magari titolo.

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