Maxime Mbanda, rugbista delle Zebre di Parma e della Nazionale, è in apprensione per i genitori che sono ricoverati in ospedale per il contagio da Covid-19. Ironia della sorte, il giocatore che nei mesi più caldi dell'emergenza sanitaria per la diffusione del coronavirus s'era distinto per il suo aiuto da volontario, adesso teme per la salute dei suoi cari. Il suo gesto, il suo sacrificio, le ore passate con quella tuta e maschera addosso che t'impedisce quasi di respirare, non passò inosservato. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo premiò nominandolo Cavaliere della Repubblica per l'impegno profuso al servizio della comunità.

Mbanda ha raccontato sui social network come sta vivendo questa situazione molto difficile che vede coinvolti suo padre (medico originario del Congo) e sua madre (insegnante). In campo sabato scorso all'Olimpico contro l'Inghilterra nell'ultima partita del sei Nazioni, il 27enne rugbista nato a Roma, sfogato tutta la preoccupazione in un lungo post scritto sul proprio profilo Facebook. Ha iniziato ogni frase con perché, spiegando nella maniera più delicata e accorata possibile quali sono le emozioni e i sentimenti che sta provando.

Il messaggio su Facebook di Mbanda dedicato ai genitori

"Perché toglie il respiro a loro dentro ma anche a me che sono fuori". È una delle frasi più toccanti seguita da "Perché in questo momento vorrei esserci io al posto loro". C'è anche una raccomandazione che appare anche come un grido di rabbia nei confronti degli incoscienti e di quei negazionisti che proprio non hanno capito qual è la gravità della situazione. "Perché se ti dicono di tenere questa cazzo di mascherina e di rispettare il distanziamento non è per farti lamentare di quanto tutto questo sia fastidioso ma è per salvare chi ti sta intorno".