Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato Cavalieri al merito della Repubblica medici e scienziati che hanno lottato contro il Covid e ha insignito con questa onorificenza anche rider, farmacisti e lavoratori che hanno garantito la continuità delle varie filiere e anche tantissimi volontari, tra questi anche Mata Maxime Esuite Mbandà, giocatore della nazionale di Rugby, volontario sulle ambulanze a Parma.

Mata Mbandà, ha disputato anche il Mondiale di Rugby

Ventisette anni li ha compiuti durante la pandemia, il 10 aprile, Mata Maxime Esuite Mbandà che di professione fa il rugbista, gioca con le Zebre e soprattutto è un atleta della Nazionale italiana, con cui ha preso parte anche ai Mondiali di Rugby del 2019. Padre congolese, madre di Benevento e cresciuto a Milano. Mbandà è stato nominato dal presidente Mattarella Cavaliere della Repubblica al merito. Se l’è guadagnato sul campo il riconoscimento, non su quello di rugby, ma su quello della vita perché l’atleta è stato per due mesi volontario sulle ambulanze per l’Associazione Seirs Croce Gialla di Parma.

Mata Mbandà volontario della Croce Gialla a Parma

Dunque grande riconoscimento per Mata Mbandà che è l’unico sportivo premiato per il suo impegno diretto dal Capo dello Stato che ha apprezzato, come tantissimi, il lavoro di volontario sulle ambulanze della Croce Gialla di Parma di Mata Mbandà. Il rugbista, che nei mesi scorsi aveva denunciato, anche in un’intervista a Fanpage.it, delle pesanti offese razziste: “Sentirsi dire, da cittadino italiano e mulatto quale sono ‘Va negro di merda, tornatene al tuo paese', mi ha letteralmente ferito, deluso, danneggiato moralmente e mi ha fatto riflettere tutta la notte”, nei giorni scorsi, su Instagram, aveva raccontato i due mesi vissuti sull’ambulanza da volontario:

Durante il periodo più intenso ho pianto la sera sfogandomi per quello che vedevo durante il giorno ed a cui non ero abituato, non riuscivo a prendere sonno la notte nonostante fossi distrutto e mi sono ritrovato anche a svegliarmi alle 3 del mattino tutto bagnato per poi scoprire che mi ero fatto la pipì addosso. Quella tuta è stata così tanto la mia seconda pelle in questi due mesi che una volta dopo ore di servizio (e per fortuna avevo finito l'ultimo trasporto della giornata) non sono riuscito a trattenermi e me la sono fatta sotto, di nuovo. Pensavo di avere problemi, stavo vivendo una seconda infanzia in pratica, ma semplicemente non stavo rispettando il mio corpo.