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Denunce terribili nella ginnastica azzurra: “Ero arrivata a pesare 36 chili, vomitavo in bagno”

Assume proporzioni sempre più grandi lo scenario infernale che emerge dalle denunce di ex atlete azzurre di ginnastica ritmica: “Per un anno non ho avuto le mestruazioni e ancora oggi sono irregolari”.
A cura di Paolo Fiorenza
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La riunione d'urgenza convocata ieri dal ministro dello Sport e dei Giovani Andrea Abodi col presidente del Coni Giovanni Malagò e con quello della Federginnastica Gherardo Tecchi ha partorito una presa di posizione decisa circa le denunce dei metodi brutali che sarebbero stati adottati nel centro federale di ginnastica ritmica a Desio da parte di allenatrici disumane nei confronti di atlete adolescenti. Dimagrire ad ogni costo e poi non mettere su neanche un etto: questa la strada assolutamente diseducativa – e perseguita con vessazioni e mortificazioni – che sarebbe stata imposta per restare nel novero delle ginnaste di rilevanza nazionale.

"Le medaglie sono un fattore di orgoglio nazionale, ma non ci sarà mai una medaglia che coprirà comportamenti non adeguati. C'è un tribunale ordinario a Brescia e uno federale prontamente sollecitati, quello che emerge andrà valutato", ha detto il ministro Abodi, riferendosi alla volontà di accertare fatti e responsabilità. Non diversa la posizione di condanna del presidente federale Tecchi: "Forse abbiamo commesso delle leggerezze, strapperò il tesserino agli allenatori che non cambiano metodo". Anche se poi il numero uno della Federginnastica si lascia scappare su Repubblica qualcos'altro che sembra voler difendere le condotte contestate: "Non pensa che sia molto strano che queste ragazze trovino il coraggio di parlare dopo molti anni dai fatti? Lo sa che in passato avevano fatto richiesta per entrare nello staff della Federazione? Se il sistema era così sbagliato, perché volevano entrarci?".

Una ricostruzione quest'ultima che è smentita dai fatti, relativamente alle tre ex ginnaste che con le loro testimonianze hanno scoperchiato il calderone dell'inferno degli allenamenti a Desio. Nina Corradini non ha mai avuto intenzione di entrare negli organigrammi della Federginnastica, Anna Basta ne ha parlato in via informale subito dopo aver abbandonato l'agonismo ma la cosa è finita lì, mentre l'unica che è tornata per qualche anno all'Accademia come assistente nello staff tecnico è Giulia Galtarossa, ma lei stessa ha spiegato perché: "Quando sono stata chiamata erano 3 mesi che non uscivo di casa, avevo preso 25 chili e pesavo 90 chili. Ero depressa, non parlavo con nessuno, mangiavo di notte. Quella chiamata fu la luce, anche perché era un'occasione d'oro per riscattarmi e tornare a credere in me stessa. Però, in quel ruolo, mi sono sempre rifiutata di pesare le ginnaste. Mi sono battuta più volte, invano, fino a quando ho rivissuto delle scene brutte".

Il presidente della Federginnastica Gherardo Tecchi col numero uno del Coni Giovanni Malagò
Il presidente della Federginnastica Gherardo Tecchi col numero uno del Coni Giovanni Malagò

Scene che oggi raccontano anche altre ragazze che hanno dovuto sottostare a quei metodi per continuare ad inseguire il proprio sogno. "Avevo paura della mia insegnante e nonostante questo per un periodo ho vissuto a casa sua – racconta a Repubblica l'ex campionessa italiana Sara BranciamoreIl cibo che mangiavo lo razionava lei: una volta mise il lucchetto alle mensole. Ovviamente io mangiavo di nascosto, altrimenti non avrei mai potuto sostenere 10 ore di allenamento quotidiane. Venivo pesata tre volte al giorno, ma prima andavo in bagno a vomitare. Una volta ho messo i piedi fuori dalla bilancia per pesare meno, sono cascata e sono stata insultata. Avevo paura che mi potesse mettere le mani addosso, voleva addirittura levare la tutela ai miei genitori. Per tutto il periodo del campionato di A non mi hanno fatto vedere mamma e papà, che tra l'altro si stavano separando. Sono alta 165 cm ed ero arrivata a pesare 36 chili: per un anno non ho avuto le mestruazioni e ancora oggi sono irregolari".

Non siamo più alla testimonianza isolata, ma è un fiume di racconti dell'orrore, come quello di Victoria Polidori, anche lei passata per la ‘fabbrica delle campionesse'. Ma a che prezzo: "Mi sono ammalata di anoressia nervosa, sono stata diverse volte ricoverata in ospedale. Già a 10 anni venivo pesata. Chi prendeva due o tre etti doveva correre intorno alla pedana con i pesi alle caviglie. Una società per cui ho gareggiato mi faceva contare le penne al pomodoro che mangiavo. Alcune frasi le ricordo bene: "Hai un sedere grande come un baule" o "quest'anno non gareggi se non dimagrisci"…".

"Se questi casi ci sono stati, sono delle eccezioni e non sono accettabili", ha detto ieri il capo dello sport italiano Giovanni Malagò. Ma da quello che emerge la realtà sembra ben diversa: un sistema malato che in nome dei successi ha stritolato le vite di molte giovani donne.

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