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Il racconto da brividi di Nina Corradini, questo non è sport: “Umiliazioni per non farci mangiare”

L’ex giovane ginnasta ha raccontato i retroscena del suo addio al mondo dello sport, parlando di quanto subito dalla sua allenatrice.
A cura di Marco Beltrami
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Parole pesanti come macigni e un racconto-denuncia da brividi. Nina Corradini, giovane ex promessa dello sport italiano, ha deciso di dire basta, anche per aiutare chi potrebbe ritrovarsi a dover fare i conti con una situazione simile alla sua. La classe 2003 romana ha parlato delle violenze e delle umiliazioni subite nel corso della sua giovane carriera nel mondo della ginnastica ritmica. Situazioni che hanno lasciato il segno e che nel 2021 l'hanno spinta a rinunciare alla sua carriera sportiva, iniziando un lento percorso di recupero fisico e anche psicologico.

Nina ha iniziato a praticare ginnastica artistica sin dalla piccolissima età dimostrando di avere doti importanti. L’atleta romana ha messo in cascina risultati importanti a livello giovanile, che le hanno permesso di rientrare nel giro della squadra junior italiana. Il punto più alto della sua carriera è rappresentato dagli Europei di Budapest in cui ha conquistato una medaglia d’argento con Rebecca Vinti, Talisa Torretti, Annapaola Cantatore, Melissa Girelli e Francesca Pellegrini. Con il salto senior si è fatta strada nella squadra nazionale, anche se poi dopo due anni ha deciso di lasciare tutto.

Ai microfoni di Repubblica, Nina ha parlato del dietro le quinte della sua esperienza sportiva quando non era ancora maggiorenne, e delle enormi pressioni ricevute da chi di fatto ha distrutto il suo sogno. La promessa delle Farfalle della ginnastica ritmica azzurra, ha subito di tutto durante le sessioni di lavoro. Tutto era legato alla necessità di mantenere un determinato peso, con veri e propri abusi: "Mangiavo sempre meno ma ogni mattina salivo sulla bilancia e non andavo bene: per due anni ho continuato a subire offese quotidiane".

Quella di Corradini non è l'unico racconto di questo tipo. Già in passato c'è stato chi ha trovato il coraggio di denunciare dopo aver sofferto a lungo. La stessa atleta romana è entrata nel dettaglio, spiegando il regime a cui una particolare allenatrice l'aveva abituata. Ogni mattina infatti, sia lei che le sue compagne venivano pesate insieme "in mutande e davanti a tutte". Quella che sarebbe dovuta essere la loro leader e punto di riferimento, le trattava malissimo segnando il peso di ognuna e commentando con parole durissime e umilianti: "Cercavo di mettermi in ultima fila perché non volevo essere presa in giro davanti alla squadra". Nina subiva di tutto: "Vergognati", "Davvero riesci a guardarti allo specchio?".

I sacrifici non spaventavano Nina pronta a tutto per la sua passione, ma quello non era sport. A poco a poco ha capito che per le allenatrici lei era solo una "pedina" senza alcun "rapporto umano". Insomma una situazione disperata: "Io pesavo sui 55 kg (è alta 1,75 m), ma l’allenatrice aveva sempre da ridire. Avevo imparato che di notte perdevo 3 etti e che un bicchiere d’acqua ne pesava 2".

Così quella ragazzina che viveva per lo sport, è entrata in un tunnel. Oltre a non fare colazione temendo le visite e le misurazioni successive, mangiava di nascosto, comprando lassativi in farmacia: "Mi pesavo anche 15 volte al giorno. Non avevo più forze e mi ammalavo. Avevo poco ferro". Alla sua allenatrice però non interessava nulla, per lei contavano solo gli allenamenti persino dopo un inevitabile malore di Nina che ha raccontato di essere stata costretta a lavorare nonostante uno svenimento precedente.

Dopo tanto dolore, dopo tanti problemi però ecco la svolta e la voglia di dire basta dopo l'addio: "Me lo ricordo il giorno in cui ho trovato la forza di andare via. Avevo passato ogni minuto degli ultimi mesi a desiderare di scappare da lì. Ora voglio proteggere le bambine più piccole: tutti devono sapere la realtà". Gli strascichi di quanto accaduto sono ancora lì, ostacoli da superare a poco a poco: "Faccio fatica a mangiare in pubblico, ma spero di dare voce a tutte le altre vittime di queste pressioni". Anche con l'aiuto della famiglia, che inizialmente non aveva compreso il motivo della sua scelta: "Gliene ho parlato separatamente: mamma si è messa a piangere in un ristorante, papà invece si è arrabbiato tanto con le allenatrici. Anche perché ero minorenne".

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