12 Agosto 2016
13:05

Chi è Simon Biles: il poker d’oro della ginnasta leggera come una farfalla

E’ cresciuta con i nonni: i servizi sociali la portano via da casa quando ha due anni perché la madre dipende da alcol e droga. E’ devota e porta con sé sempre un Rosario per le preghiera. Simone Biles è il simbolo della ginnastica artistica moderna: ha vinto 3 Mondiali di fila, ha dominato il concorso individuale a Rio con 4 ori. E raggiunto la perfezione.

“Non sono la prossima Usain Bolt o la nuova Michael Phelps. Sono la prima Simone Biles”. È già una leggenda, ha cambiato il presente e il futuro della ginnastica. È una star che trasforma ogni gara in una sfida per il secondo posto. Ha dominato il concorso individuale con 2.1 punti di vantaggio sulla seconda, la connazionale Raisman: al netto del cambio di punteggio, del passaggio dallo 0-10 all'attuale votazione senza limite che bilancia esecuzione e difficoltà, dal 1980 non si era mai visto un distacco simile. Ma quello era solo l'inizio, la 19enne è una delle stelle più brillanti di Rio 2016: grazie al successo nel corpo libero femminile ha messo al collo il quarto oro – come Katie Ledecky nel nuoto – dopo le vittorie nel volteggio femminile, nel concorso a squadre femminile e nel concorso individuale. Unica nota stonata (si fa per dire), un bronzo ottenuto nella trave.

Vive con i nonni – Eppure, la storia della prima ginnasta di sempre a vincere tre titoli mondiali di fila avrebbe potuto non essere scritta. Insieme a sua sorella Adria, i servizi sociali la portano via da casa quando ha due anni perché la madre dipende da alcol e droga. Cresce, come 4,9 milioni di americani secondo il censimento 2010, solo con i nonni che le donano anche quel Rosario fonte di preghiera e sempre con lei, anche a Rio. Ron e la sua seconda moglie Nellie, che all'epoca hanno già due figli che stanno per diplomarsi, dopo un tentativo fallito di ricongiungimento con la madre biologica, le adottano ufficialmente (poi Adria andrà a vivere con la sorella di Ron).

Doppia nazionalità – Ron e Nellie, insieme a una dozzina di parenti, sono a Rio per seguire Simone. La sua è una famiglia allargata, spalmata su quattro fusi orari e due continenti fra New York, Los Angeles, Chicago e il Belize, la nazione d'origine di Nellie, che nel 2000 ha festeggiato quando la beliziano-americana Marion Jones ha sollevato la bandiera a Sydney 2000, ma non ha mai espresso un campione olimpico. “Stiamo cercando di mettere il Belize sulla mappa” ha detto al New York Times Nellie, infermiera in pensione. “Simone ha la doppia nazionalità, non vedo perché qui non possiamo festeggiare”. E l'attenzione, nella sua seconda nazione, rimane altissima.

Martha Karolyi – Un'attenzione che all'inizio Simone non ha ricevuto in patria. Non era considerata fra i migliori prospetti nazionali, ha chiuso solo quattordicesima su 24 ai campionati nazionali juniores del 2011. “Era ancora fuori controllo. Non sapevo se saremmo stati capaci di convincere quella ragazzina a concentrarsi, ad essere molto disciplinata” ha detto Martha Karolyi, moglie di Bela, coach di Nadia Comaneci accusato di pratiche ai limiti dell'abuso. Scappati negli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta, i Karolyi hanno trasformato la ginnastica statunitense. Hanno allenato Mary Lou Retton e tre delle sei atlete presenti ai Giochi di Barcellona '92.

Nel 1999, Bela viene nominato primo coordinatore di sempre delle nazionali. Deve rimettere a posto un sistema disorganizzato e introduce stage mensili, sempre piuttosto pesanti, al Karolyi Ranch a New Waverly, Texas, tre quarti d'ora d'auto sulla Interstate 45 dalla casa dei Biles. Dopo il fallimento a Sydney, Martha ha preso il posto del marito. Le critiche sono rimaste, ma da allora gli Usa hanno vinto quasi il doppio di medaglie olimpiche di ogni altra nazione. E da quattro edizioni dominano il concorso generale individuale femminile.

Boorman, la guida – Simone, che ha incantato Rio, ha iniziato il suo viaggio a sei anni in una piccola palestra. Un anno dopo inizia a lavorare con Aimee Boorman. È a lei che Martha Kaoly si rivolge nel 2011: devono lavorare insieme, gli dice, per portare Simone alle Olimpiadi. In quel momento, Biles non riesce proprio a eseguire i salti alle parallele asimmetriche. Vola come una farfalla, ma manca la presa. “Abbiamo parlato molto” ha raccontato Boorman. “Prima, Simone era una ragazza che si allenava venti ore a settimana, che giocava in palestra e usciva con gli amici. Da quel momento ha completamente cambiato stile di vita”.

 

2013, l'anno della svolta – Lascia la scuola, studia a distanza, in nome di un sogno. “Ha iniziato a capire che la ginnastica non è solo fatta di grandi esercizi” ha detto Karoly, “ma di pazienza, di lavoro sulle piccole cose”. E il lavoro, alla lunga, paga. Biles arriva terza ai campionati Usa junior del 2012 ma è troppo giovane per andare a Londra (le regole impongono un'età media di sedici anni e le mancano diversi mesi). Nella sua prima gara da senior, i campionati nazionali del 2013, fa una fatica enorme. Boorman la convince addirittura a consultare uno psicologo dello sport. È la svolta. Tre settimane dopo, vince il primo di quattro titoli nazionali di fila nel concorso generale. In questa prova, non perde praticamente mai. Nel 2013, quando diventa per la prima volta campionessa del mondo, è la decima americana in dieci anni a trionfare tra Olimpiadi e Mondiali. In pedana, proietta un senso di leggerezza insostenibile, un'aura di inevitabilità. “E' come se non facesse fatica” ha detto al New Yorker il capo di Usa Gymnastics, la federazione statunitense, Steve Penny.

Apre il suo centro – In quello stesso anno, Boorman le dice che vuole lasciare la sua vecchia palestra. Nellie decide di vendere la proprietà delle 14 residenze sanitarie assistenziali che possiede in tutto il Texas e finanzia la costruzione del Biles Centre, il nuovo Valhalla della ginnastica made in Usa. È qui che nasce il doppio raccolto con doppio avvitamento alla trave che incanta ai campionati del mondo 2013.

Rivoluzione – Un movimento che dà la misura della rivoluzione della ginnastica, incarnata negli splendidi esercizi della giovane americana dai costumi colorati e luccicanti. Una rivoluzione che premia la fisicità sull'esecuzione artistica. Negli anni di Nadia Comaneci, dominate dalle bambine prodigio minute fino all'estremo pe volare leggiadre in un trionfo di nastrini e paillettes, “il balletto si era trasformato in trapezio” si legge sul New Yorker. Il suo primo 10 perfetto è leggenda. Ma alla fine del secolo, i limiti di questo tipo di votazione cominciano a emergere. I giudici tendono a premiare di più esercizi semplici e senza sbavature e penalizzano chi cerca di spingere lo sport oltre i suoi limiti (vedere per credere le polemiche per il voto troppo basso dato al russo Alexei Nemov alla sbarra alle Olimpiadi di Atene). Nel 2006 la Federazione internazionale, introduce gli attuali punteggi che proprio non piacciono a Bela Karoly.

Nuove valutazioni – Nell'attuale sistema aperto, le ginnaste hanno introdotto difficoltà sempre crescenti. E proprio l'esercizio di Biles ai Mondiali del 2013 dimostra tutto il potenziale di questo nuovo meccanismo di valutazione. Esegue al volteggio lo stesso salto che Kerry Strug portò ad Atlanta, saltando con una caviglia sola, ma con un avvitamento in più. E alla trave porta un doppio flip che illumina, mentre Comaneci aveva stupito il mondo con un flip singolo.

Perfezione – Il suo esercizio al corpo libero a Rio è una sintesi-manifesto della ginnastica artistica moderna al suo livello più alto. È la realizzazione dell'ideale di Martha Karolyi. “Lottiamo prima di tutto contro noi stesse” dice sempre alle sue ragazze. “Vogliamo arrivare il più vicino possibile alla perfezione”.

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