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Opinioni
8 Agosto 2022
17:41

The Sandman su Netflix è un successo ma poteva essere anche meglio

The Sandman è una serie esteticamente impeccabile ma alcuni episodi avrebbero necessitato di maggior respiro e di più tempo. E il tributo alle tendenze di oggi – gender swap e colour-blind casting – in un’opera così tanto idealizzata, si fa sentire.
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Dal 5 agosto, su Netflix, c'è The Sandman. Probabilmente, anzi: sicuramente, è l'opera migliore di Neil Gaiman ed è quella che per anni il fumettista e scrittore ha sognato di portare sullo schermo. Ora che ci è finalmente riuscito – in una bella intervista a Esquire ha detto: "Questo è il mio Sandman" – il pubblico si è diviso tra chi apprezza senza se e senza ma e chi invece punta il dito su una serie di cambiamenti e riduzioni necessarie e imperative per la trasposizione dalla carta alla serialità. La verità, a parere di chi scrive, sta nel mezzo. The Sandman è una serie esteticamente impeccabile, con alcuni episodi di livello assoluto: "Il sonno dei giusti" e "24 ore", tra tutti. Quest'ultimo, appare quasi come un episodio a sé stante in grado di lanciarsi in riflessioni che forse avrebbero necessitato di maggiore sviluppo. Di più tempo, ecco.

La prima stagione di The Sandman comincia proprio come chi arriva dai fumetti s'aspetta: Morfeo è il re dei sogni (Tom Sturridge) che si ritrova intrappolato nell'incantesimo di un mezzo ciarlatano, Roderick Burgess (Charles Dance), un mago dilettante rivale di Aleister Crowley, che è convinto di aver intrappolato la Morte. Solo dopo decenni, Sogno/Morfeo riesce a scappare ma nel frattempo l'ordine delle cose è stato inevitabilmente sovvertito e i suoi oggetti – l'Elmo, la Sabbia e il Rubino – sono stati trafugati da qualcuno. A complicare le cose, la figura del Corinzio (Boyd Holbrook), del figlio illegittimo di Roderick Burgess, quello che diventerà poi il Dottor Destiny (un ottimo David Thewlis) e gli altri Eterni, fratelli e sorelle del re dei sogni, pronti a prendere i suoi poteri e il suo posto nel mondo. Compresa una versione femminile di Lucifero, che qui è una donnona bionda interpretata da un'altra attrice reduce da Game of Thrones, Gwendoline Christie.

Morte nel fumetto e nella serie tv
Morte nel fumetto e nella serie tv

Più andiamo avanti – più o meno dal sesto episodio – più la serie diventa quasi uno stand alone sui vari personaggi che compongono l'universo narrativo di The Sandman. I più indulgenti resteranno comunque felici, i più distaccati assaggeranno il sapore del rimpianto. Certo, però, quasi trent'anni ci sono voluti per vedere una trasposizione che resta degna di questo nome. Ci si può accontentare pensando che si sarebbe comunque potuto fare di più. Tra le note positive: fantastica la voce di Patton Oswalt nel ruolo di Matthew, il corvo che accompagna il protagonista nel suo viaggio. Quello che personalmente non ho amato, è il continuo pagare un tributo alle tendenze di oggi. Ovviamente mi riferisco al gender swap – Constantine donna, il Lucifer (che, qui ricordiamo, è lo stesso personaggio poi adattato liberamente nella serie con Tom Ellis) – e al colour-blind casting: la scelta di non riportare fedelmente Morte, da innamorato cronico del suo personaggio, di quello che ha rappresentato nel mio personale vissuto, per me grida vendetta. E il colore della pelle di Kirby Howell-Baptiste, ovviamente, non c'entra.

Andando oltre tutto questo, resta il punto: tutto The Sandman forse poteva esprimersi al meglio condensando l'intero primo volume del fumetto in una sola stagione. È stato invece preferito diluire in dieci episodi quasi 500 pagine che racchiudono il primo e il secondo volume di un'opera che aspettava comunque da trent'anni di essere riportata su uno schermo. Aspettiamo la seconda stagione.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) è il suo primo romanzo.
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