
Stasera vanno in onda, su RaiUno, i primi due episodi della trasposizione televisiva dei romanzi di Gianrico Carofiglio con protagonista l'avvocato Guido Guerrieri, interpretato da Alessandro Gassman. Su RaiPlay, però, è già possibile vedere la puntata la cui storia è tratta principalmente dal romanzo Ragionevoli dubbi. Anche se all'interno ci sono già degli spunti ispirati ad altri romanzi, La regola dell'equilibrio e Le perfezioni provvisoria, che chiaramente saranno poi portati avanti nel resto della serie tv.
In Ragionevoli dubbi, soggetto di fatto della prima puntata, Guerrieri viene contattato da un detenuto accusato di traffico internazionale di stupefacenti, quando va in carcere per incontrarlo da un tatuaggio riconosce che, diversi anni prima, quando entrambi erano molto più giovani, quell'uomo che ora gli chiede aiuto lo aveva aggredito e malmenato per strada. Nella fiction, come riporta anche la sinossi, "è l'ex bullo che lo tormentava da ragazzo". L'aggressione, per come viene mostrata, appare quindi senza un reale motivo e frutto soltanto di teppismo.
Nel libro, però, l'aggressione ha tutta un'altra matrice che (casualmente?) la Rai a guida meloniana ha preferito evitare. Quell'uomo, da ragazzo, era "un picchiatore fascista" che ha malmenato Guerrieri, descritto da Carofiglio come uno che frequentava "sporadicamente e senza troppa convinzione i gruppi della sinistra extraparlamentare", perché indossava l'eskimo, simbolo appunto di chi apparteneva a una certa parte politica.
L'aggressione nel libro ha quindi una connotazione ben precisa: "…si avvicinò di più e mi disse che ero un bastardo rosso. Dovevo togliermi subito quell'eskimo di merda, altrimenti ci avrebbero pensato loro a darmi l'olio di ricino che mi meritavo. Nel terrore ottuso di quel momento trovai il modo di chiedermi cosa volesse dire quella frase. Fino ad allora non avevo mai sentito parlare di olio di ricino, purghe fasciste e cose del genere". E ancora: "con un filo di voce, chiedevo perché me lo dovevo togliere, l'eskimo. Quello mi diede un ceffone fra la guancia e l'orecchio. Molto forte. «Toglitelo, compagno di merda». Ero terrorizzato e mi veniva da piangere, e però non me lo tolsi, l'eskimo".
Insomma si tratta chiaramente di un'aggressione fascista che lo scrittore inserisce in un capitolo in cui si dilunga, e non poco, sulle violenze dei picchiatori di estrema destra di quegli anni. Una digressione storica che, chiaramente, in un film è difficile inserire, ma perché cambiare anche la narrazione del pestaggio? Non poteva, pur senza quell'excursus, restare un atto di violenza di una parte politica contro un'altra? Qual era l'esigenza televisiva che lo impediva, se non quella di evitare di ricordare a milioni di italiani cosa facevano i fascisti anche dopo la fine del fascismo?
E invece no, nella fiction il piccolo Guerrieri non indossa nessun eskimo e il suo aggressore non gli dà del comunista, del compagno, ma lo picchia mentre sta passeggiando con una ragazzina. "Dove vai combinato così (indossa un cappottino blu, ndr), ri**hionazzo?", gli dice. E poi: "Mettiti in ginocchio davanti a me", quindi gli tira un primo pugno. Insomma un pestaggio violento, spudorato, ma senza apparente motivo. Soprattutto senza alcuna matrice politica, di destra né tantomeno fascista. E non è neanche la prima volta che la Rai di TeleMeloni toglie i fascisti, a proprio piacimento, da alcune scene.

Le grandi differenze, anche politiche, fra Guerrieri e il suo cliente non sono però un elemento da poco nella narrazione, visto che – in virtù di quell'episodio – l'avvocato è indeciso se accettare o meno l'incarico. Titubanza che anche nella fiction viene rappresentata ma che, giocoforza, assume un significato molto diverso e limitato, appunto, al singolo episodio di violenza. Mentre per il Guerrieri letterario è un tema che torna nello svolgimento di tutto il processo e che ha anche il significato di dimostrare come chiunque abbia diritto a una giustizia giusta, a prescindere dal suo passato. Come un avvocato debba difendere il proprio assistito a prescindere dalle sua convinzioni personali.
L'altro romanzo da cui è tratta la serie, Le regole dell'equilibrio, quello la cui storia inizia nella prima puntata e si protrarrà per tutte le quattro puntate ha come protagonista un giudice corrotto. Proprio nel mese del referendum sulla separazione delle carriere, proprio in un periodo in cui vediamo la destra di governo attaccare duramente la magistratura per la campagna elettorale e, in qualche modo, un certo sentimento nel pubblico-elettore potrebbe aiutare. Con buona pace di Carofiglio e Gassman (entrambi convintamente per il no).
D'altronde la propaganda è sempre passata anche dall'epica, dai film e perfino dalle favole.