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Caso Scurati

Rai blocca Scurati a Che sarà, spunta il documento interno: “Contratto annullato per motivi editoriali”

In un documento interno Rai, una nota contrattuale, pubblicata dal sito de La Repubblica, si apprende che la partecipazione di Antonio Scurati a “Che sarà”, programma di Serena Bortone nel quale avrebbe dovuto leggere un monologo sul 25 aprile, è stata “annullata per motivi editoriali”.
A cura di Gaia Martino
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La partecipazione di Antonio Scurati alla puntata di Che sarà, programma di Serena Bortone in programma per stasera su Rai 3, "in qualità di autore di testi creativi", è stata "annullata per motivi editoriali". Questo è quanto si apprende nella nota contrattuale Rai, pubblicata sul sito de La Repubblica. Il documento interno all'azienda che cancella la partecipazione dello scrittore al programma smentisce, dunque, le parole di Paolo Corsini, direttore dell'Approfondimento Rai, che questa mattina aveva spiegato: "Nessuna censura. Credo sia opportuno non confondere aspetti editoriali con quelli di natura economica e contrattuale". A bloccare la presenza di Scurati nel programma di Serena Bortone il monologo sul 25 aprile, festa della Liberazione.

La rivolta del Cdr: "Fermate questa deriva"

Con un comunicato firmato da Filippo Barone e Manuele Bonaccorsi, il Comitato di Redazione della Direzione Approfondimento dell’emittente nazionale ha commentato le ultime notizie rimbalzate su quotidiani e social network che riguardano la Rai, dalla cancellazione dell'intervento di Antonio Scurati in Che Sarà, alla riduzione delle repliche di Report, fino alla puntata di Porta a Porta con sette uomini che hanno trattato il tema dell'aborto. "Le tre notizie hanno contribuito alla pessima fama che la Rai sembra fare di tutto per conquistarsi presso il suo pubblico. La stessa Rai che alcuni mesi fa era finita nell’occhio del ciclone per l’insostenibile reprimenda a un cantante, reo di aver chiesto in diretta la pace in Medio Oriente", si legge. La nota prosegue:

Come giornalisti della direzione Approfondimento, impegnati quotidianamente nella realizzazione di programmi storici, che sono il volto dell’informazione della Rai, esprimiamo la nostra preoccupazione su questa deriva. Ci chiediamo chi sia il mandante di questi scivoloni (la politica? il governo? Il cda?). E specialmente che senso abbia questo impeto tafazziano, che sta minando la nostra autorevolezza presso il pubblico.

Il comunicato prosegue con due domande dirette: "Qualcuno davvero crede che tutto ciò possa spostare consensi per le prossime elezioni? Qualcuno pensa davvero che la Rai sia uno strumento per le campagne elettorali o per insignificanti posizionamenti politici".

La Rai non è dei governi (questo o quelli precedenti poco cambia), né dei partiti (maggioranza o opposizione, è lo stesso), né dell’attuale (o delle passate) dirigenza aziendale. La Rai è dei telespettatori e dei suoi lavoratori. Non è terreno di conquista, è uno spazio plurale, una babele, che dà voce alla società italiana nelle sue complessità e contraddizioni.

Infine, l'invito a un confronto con Paolo Corsini: "Chiederemo al direttore, giornalista di lungo corso della Rai che stimiamo professionalmente, un confronto su questi temi, affinché si faccia garante e responsabile presso il corpo redazionale e presso l’editore della correttezza e dell’indipendenza del nostro lavoro".

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