Pamela Prati: “Soffro di claustrofobia cronica, ho paura del chiuso. Reciterò in un film per Pupi Avati”

Ospite di Francesca Fialdini a Da noi… a ruota libera, Pamela Prati ha annunciato un clamoroso ritorno al cinema d'autore. Il regista Pupi Avati l'ha infatti chiamata per interpretare un ruolo d'epoca nel suo prossimo film, offrendole un'occasione di riscatto professionale. Dietro questa rinascita artistica, tuttavia, la showgirl ha confessato di dover fare i conti con un pesante limite privato: una forma di claustrofobia cronica che le impedisce di prendere l'aereo e di fare ritorno nella sua terra natale, la Sardegna.
La chiamata di Pupi Avati
Per l'attrice è arrivata la chiamata di uno dei maestri del cinema d'autore italiano: "Dopo tanti anni, ho avuto una chiamata da Pupi Avati e farò un film interpretando una gitana degli anni ’50", ha spiegato a Francesca Fialdini. L'ingaggio si configura come una vera e propria operazione di riabilitazione artistica. Il regista bolognese, da sempre incline a scovare sfumature malinconiche e drammatiche in volti puramente popolari, offre a Prati l'opportunità di ridefinire la propria carriera attraverso un ruolo impegnato e lontano dai fasti del varietà.
La claustrofobia cronica e il "blocco" della Sardegna
Se da un lato la carriera offre a Pamela Prati una via di fuga e di riscatto, dall'altro la vita privata della showgirl rimane profondamente condizionata da fragilità psicologiche. L'attrice ha confessato per la prima volta l'impatto invalidante della sua salute mentale sulla quotidianità, svelando di soffrire di una patologia radicata:
Vorrei andare in Egitto, ma ho paura dell’aereo. Ho paura del chiuso. Soffro di claustrofobia cronica.
Questo disturbo non si limita a compromettere i suoi spostamenti turistici, ma si traduce in un vero e proprio blocco emotivo che le impedisce di riabbracciare le proprie radici. Raggiungere la sua terra d'origine, la Sardegna, è diventato per la showgirl un ostacolo insormontabile. Un limite che non è solo fisico, ma che scava nei traumi irrisolti legati alla sua infanzia trascorsa in orfanotrofio: "Andare in Sardegna oggi significherebbe riaprire una ferita della mia infanzia, ma io ho bisogno di lei e di andare lì".