Noa a L’aria che tira: “Netanyahu fa la guerra solo per restare al potere, è un bugiardo e in Israele nessuno lo vuole”

La cantante israeliana Noa, ospite di David Parenzo a L'aria che tira, non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione in Israele e il ruolo del primo ministro Benjamin Netanyahu nel prolungare il conflitto. Parole nette, cariche di dolore, da chi conosce e vive quei luoghi dove tutto il mondo ha gli occhi puntati.
"Siamo nelle mani di un pazzo"
"La guerra non è popolare per niente, è terribile, un incubo", dice la cantante israeliana. "Tutti i giorni perdiamo soldati e gli israeliani sono scioccati. Traumatizzati dall'ultima guerra in Libano. Nessuno vuole la guerra in Libano. Nessuno vuole che Hezbollah spari missili sul nord d'Israele". È quando parla del premier israeliano che il tono si fa più tagliente. "Siamo nelle mani di un pazzo come Netanyahu, che sta facendo la guerra solo per rimanere al potere".
Noa invoca anche la responsabilità americana: "Gli americani devono raggiungere accordi con tutto il Medio Oriente per risollevare la situazione". Un appello che guarda oltre i confini israeliani e riconosce il ruolo degli Stati Uniti come attore determinante per qualsiasi prospettiva di pace.
"O moriamo o viviamo": le elezioni come spartiacque
Guardando alle prossime elezioni, Noa non nasconde l'urgenza. "Credo che il popolo israeliano compirà una scelta storica. È di importanza critica. O moriamo o viviamo". Parole che suonano come un appello diretto ai suoi connazionali. La diagnosi sul premier è definitiva: "Se non ci sbarazziamo di Netanyahu e di questa mafia al governo, Israele sprofonderà in un buco nero. Quando uno osserva quest'uomo sa che è un bugiardo, che cerca di restare fuori dal carcere". Il riferimento è al processo per corruzione che pende sul premier, elemento che Noa considera inseparabile dalle sue scelte politiche e militari.
"Si deve ritirare. È stato al potere per vent'anni e non ha portato benessere a Israele, solo una bugia dopo l'altra". Un bilancio impietoso, pronunciato da una voce che viene da dentro quella società, non da un osservatore esterno.