Francesco Renga spiega come è nata Angelo: “Era la notte dello tsunami. Ho chiesto aiuto a mia madre”

Ci sono canzoni che segnano una carriera e altre che segnano una vita intera. Per Francesco Renga, Angelo appartiene a entrambe le categorie. Ospite di Caterina Balivo nella puntata di martedì 24 febbraio de La Volta Buona, il cantante ha aperto il cassetto dei ricordi, svelando i retroscena inediti della nascita del brano che lo portò alla vittoria del Festival di Sanremo nel 2005. Un racconto fatto di coincidenze magiche e di un senso di protezione che arriva da lontano.
Incredibilmente, quello che è diventato uno dei classici della musica italiana non era nato per essere un pezzo da classifica. Renga ha spiegato che la musica era stata scritta dal suo maestro di canto quasi come una sfida tecnica: "Ci sono delle volte in cui i pianeti si allineano in un modo magico. Non avrei mai dovuto partecipare a quel Sanremo. Avevo questa melodia costruita dal mio maestro come una sorta di esercizio vocale, aveva un testo completamente diverso. Quando mi chiamarono per il Festival non avevo una canzone pronta, l'album stava andando bene e non sentivo l'urgenza di partecipare".
La svolta avviene in una notte che il mondo non potrà mai dimenticare: quella del 26 dicembre 2004, quando lo tsunami travolse il Sud-est asiatico. In quel clima di angoscia globale, Renga si ritrovò a fare i conti con la propria vita privata e con il peso della paternità, essendo Jolanda (nata dall'unione con Ambra Angiolini) solo una neonata. "Era la notte dello tsunami. Jolanda era piccolissima e io mi sono ritrovato a scrivere il testo in un momento in cui sentivo una sensazione opprimente di responsabilità gigantesca. Lì ho concretizzato davvero cosa significasse essere diventato padre. In preda a quella paura, ho chiesto aiuto a un angelo che era mia madre: è così che è nata Angelo", ha spiegato ancora.
Il brano, dunque, non è solo una preghiera laica per la figlia, ma un dialogo diretto con la madre scomparsa quando il cantante era giovanissimo. Quella richiesta di protezione ("Angelo, prenditi cura di lei") è diventata il manifesto di un uomo che, nel momento di massima fragilità, ha trovato la forza di trasformare il timore per il futuro in un brano immortale.