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Fiorello non ha eredi, il suo talento è una condanna per la Tv

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Oltre i dieci minuti di genio al Tg1 resta il paradosso del più bravo di tutti: uno spettacolo inimitabile che non può fare scuola perché unico, nel senso che nasce per non ripetersi.

Fiorello è il più bravo di tutti. Fa quasi specie doverlo precisare, ma è un dato di fatto: è l’unico fattore in grado di alzare l’asticella ogni singola volta che si manifesta in TV, lasciandoci sempre sospesi in attesa della sua "prossima idea".

Quello a cui abbiamo assistito ieri è l'ennesimo blitz: poco più di dieci minuti per simulare un’edizione straordinaria del Tg1. Dentro ha concentrato tutto il suo repertorio recente, compreso quel messaggio sugli autotrasportatori del Sud in protesta che gli ha procurato un immediato favore popolare. Perché? Perché di fatto ha cazziato il Tg in diretta al Tg1.

Il tutto dopo tre settimane di comunicazione misteriosa, in perfetto stile Fiorello, per un evento one shot di cui ancora non si capisce se rimarrà uno spot per "La Pennicanza" o un semplice esperimento isolato. Ha richiamato l’orario dei varietà di una volta, ma di quei varietà è rimasto solo lui.

E allora perché dopo questa "edizione straordinaria del Tg" qualcosa mi lascia interdetto?

Da anni Fiorello applica alla televisione uno schema ricorrente: giocare col tempo. Lo fa occupando fasce orarie impensabili, come le sue dirette all’alba di Viva Rai2, o dilatando e restringendo la durata, come in questo quarto d’ora lampo.

Ma qui si impone una domanda fondamentale: quando finisce, cosa lascia? E soprattutto cosa lascia un appuntamento singolo, senza un sequel?

È chiaro che la televisione si fa per il presente, non per preparare dei successori. Ma il talento di Fiorello è così abbacinante da diventare paradossalmente escludente. Chiunque provi a succedergli in un'idea è destinato ad un flop quasi inesorabile. In più in questo caso emerge con forza la vera caratteristica controversa di questa operazione "edizione straordinaria", quella di nascere per essere singola e irripetibile, che quindi non apre a uno spazio, non rivoluziona il palinsesto, come chi scrive aveva auspicato. L'appuntamento singolo finisce così per essere un eccellente esercizio di stile, che non ambisce a ribaltare le logiche della Tv.

Il punto è che Fiorello non fa una scuola, perché è una cometa. La sua capacità di piegare il palinsesto a proprio piacimento non può avere eredi: la novità di Fiorello è, per sua natura, una novità destinata a rimanere senza seguito. Non può fare tendenza perché chiunque provi a seguirla finisce per essere un'imitazione sbagliata. E se nasce esplicitamente come appuntamento singolo si candida ad essere un esercizio sterile.

Tutto questo è necessariamente un male? No, però ogni volta che lo guardi pensi che la televisione non possa avere un futuro e questa cosa non fa certo piacere.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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