Simona Ventura ricorda la storica lite con Gasparri a Quelli che il calcio: “Non abbassai la testa”
Per tutti gli appassionati di storia della TV, quella del 23 dicembre del 2001 è una data simbolo: la domenica pomeriggio di Quelli che il calcio, la conduzione di Simona Ventura, le battute di Gene Gnocchi e l’improvviso intervento telefonico dell’allora Ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri.
Nelle scorse ore, durante una conversazione con Sonia Bruganelli nel programma "Come ti leggo", Simona Ventura è tornata a raccontare quel momento leggendario, aggiungendo dettagli che ne restituiscono appieno il clima d’isteria, ma anche l’inconsapevolezza con cui la TV di allora affrontava i potenti dell’epoca.
L’equivoco in studio e l'illusione di uno scherzo
Nella memoria collettiva, quella telefonata è ricordata come un brutale scontro istituzionale. Nella realtà di quella diretta domenicale, tuttavia, tutto era iniziato come un banale sketch comico. Ed è proprio la Ventura a svelarne la genesi esilarante: "Io pensavo fosse uno scherzo, il 23 dicembre eccetera… c'era la finta nipote di Gasparri vicino a Gene e quindi quando chiama lo accolgo come zio, ma lui si altera subito dicendo che non è mio zio. Cala il gelo. Gene era già a casa, con questo che inizia a dire ‘noi estirperemo i raccomandati' e io che preciso di venire da una Tv commerciale, ho risposto colpo su colpo."
La scena è degna del miglior teatro dell’assurdo: da un lato una conduttrice abituata al ritmo dissacrante della comicità di Rai 2 che accoglie un ministro della Repubblica con l'affetto di una caricatura; dall'altro un rappresentante del governo furioso, convinto di dover "riportare l'ordine" nei palinsesti pubblici sbandierando la crociata contro la lottizzazione e la "raccomandopoli".
Il risultato? Il gelo in studio, Gene Gnocchi paralizzato di fronte all'irruzione del Palazzo e Simona Ventura che, anziché fare un passo indietro o chiedere scusa per l'incidente diplomatico, decide di ingaggiare un duello verbale in diretta nazionale.
La scuola Mediaset e il valore di non abbassare la testa
Il passaggio più interessante del racconto di Simona Ventura non è però solo aneddotico, ma rivela una precisa identità professionale. La conduttrice sottolinea come la sua risposta "colpo su colpo" sia stata il frutto di una forma mentis cresciuta fuori dai condizionamenti di Viale Mazzini: "Abituata a Mediaset dove queste cose non capitavano mai, non abbassai la testa. Torno a casa e trovo la notizia ovunque, al Tg5 ci aprono, Emilio Fede non ti dico, aveva la faccia di chi diceva ‘non so come gli sia venuto al ministro Gasparri di telefonare alla Ventura che era da noi!'"
Il contrasto è netto. La Rai di inizio millennio, abituata a tremare a ogni alito di vento politico e alle ritorsioni della Commissione di Vigilanza, si trovava improvvisamente in casa una conduttrice "aliena". Formata nella TV commerciale di Cologno Monzese, dove la politica esterna non aveva la stessa presa diretta sui conduttori, la Ventura non risponde alle logiche della sudditanza. Se il ministro alza la voce, la conduttrice rialza l'asta.
La lezione di una TV che non c'è più
Il ricordo del Tg5 che apre la prima pagina con lo scontro Ventura-Gasparri e le reazioni attonite del giornalismo dell'epoca (il riferimento ad Emilio Fede è la ciliegina sulla torta) raccontano un'Italia televisiva in cui l'intrattenimento domenicale aveva un enorme impatto sul dibattito pubblico. Rileggere quella telefonata di Gasparri a Quelli che il calcio oggi fa quasi tenerezza.